I teatri del premier

I teatri del premier

26.08.2015 - 13:01

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I viaggi del Premier sono un termometro del consenso. Matteo Renzi si sposta da un punto all'altro della Penisola e il digramma defli appalusi e delle ciontestazioni si alza e si abbassa. Dipende dagli umori che cambiano? O dipende da un Paesde che è diventato così frammentato e composito che reagisce in modi imprevedibili e altrettanto differenziati. Il Presidente del Consiglio va al meeting di Comunione e Liberazione e raccoglie ovazioni. E' nella condizione che più ama, solo di fronte a una platea ben disposta, a parte un isolato contestatore ce gli ha rinfacciato di aver abbassato gli stipendi. E, nel primo discorso dopo le vacanze, rimette in fila i paletti che più ama. La riforma elettorale, la vera svolta per il Paese. L’eliminazione della Tasi e dell’Imu, cavalli di battaglia che non considera affatto operazioni populiste come gli viene rimproverato. Lo sforzo faticosi di abbassare le tasse...e via dicendo.
Ripete ancora una volta che l’Italia è stata preda per venti anni di un dibattito, quello sul berlusconismo, che ha incancrenito la vita pubblica e che ha consegnato il Paese a una rissa che ormai è superato, e quindi no a chi si ostina con la negatività e sì all’Italia che si rimette in movimento. I ciellini applaudono e il Premier gongola. Bacchettata anche a Salvini, c'è chi vuolr fermare il Paese per te giorni, noi lo vogliamo rimettere in moto. Tra tante cose note ne annuncia una che non si capisce bene se è una battuta, una provocazione o un'ipotesi reale. Cento teatri in cui andare a raccontare quello che il governo sta facendo. Cento teatri in cui Matteo Renzi di presenta alla gente e fa il punto sul calendario delle riforme e spiega quello che finora non è riuscito a spiegare. Detto da un campione della comunicazione come lui sembra perfino sorprendente e, tuttavia, manifesta con chiarezza una linea strategica che fa della comunicazione un asse portante da cavalcare con ogni mezzo. Non basta la televisione? I giornali la raccontano come vogliono? Gli urlatori dell’opposizione appaiono ogni giorno e cercano di scaricare il lavoro del governo e di buttarla in caciara? Bene, Renzi scende in campo in prima persona e va al porta a porta, door to door, cento teatri per dire faccia a faccia ai cittadini risultati e programmi e chiarire che non si tratta solo di parole, ma di fatti. In effetti, questa è la magica equazione, quella che dovrebbe far corrispondere alle parole i fatti. Il Premier ne annuncia tante, una cascata che coprirà tutta l'Italia, una tournée senza fine da un capo all'altro del Paese che può rappresentare un valore aggiunto, ma contiene anche un rischio.
Il Paese in questi anni è diventato realista, forse rassegnato, in ogni caso il rumore della politica lo ha talmente stancato che la fiducia nei confronti delle parole della politica è precipitata. Ora, sappiamo tutti delle qualità di persuasione del Presidente del Consiglio, ma il tempo delle orazioni che convincono e avvincono è finito, se non viene sostenuto da dati tangibili, da risposte verificabili, da un differenziale insomma che ognuno può percepire nella realtà in cui vive e che vive. Non se se Renzi sia un populista, per lo meno non lo è in senso classico. Certamente, ha impresso sia nella direzione del PD sia nell'azione di governo una personalizzazione accentuata e un leaderismo che, può far storcere la bocca ai fautori delle mediazioni e dell'articolazione dei corpi separati, ma sembra anche la conseguenza della deriva dei partiti e della frammentazione della società. Dobbiamo prepararci a una strategia della visibilità punto a punto, che dal digitale ritorna all'analogico del contatto nella dimensione tradizionale del comizio riconvertito a performance teatrale. Non ha fatto in tempo a lasciare Rimini che era già sul Gran Sasso. Doveva scendere a L’Aquila. Qui però l’ara era completamente diversa. Comitati vari sono scesi in piazza per fargli sapere che stesse alla larga, a L’Aquila non volevano, stizziti e stanchi per le promesse - non solo le sue - non mantenute. Renzi, dal Gran Sasso, se l'è sbrigata con una battuta, non proprio felicissima. Tifosi del Teramo in serie B! La visita è stata annullata. Resta la questione del dissenso. Un Premier, tanto più un Premier-Leader, non può fare spallucce e annunciare comizi in cui raccontare quello che fa, deve capire da dove viene la protesta e capire il groviglio di malessere in cui si è avvolto il Paese. Quello che non fa andare a votare metà degli Italiani e che fa votare Grillo e Salvini.

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