Oltre lo sballo

Oltre lo sballo

12.08.2015 - 11:38

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Cocoricò era il nome di un personaggio del Corriere dei Piccoli, Capitan Cocoricò. Oggi è l'insegna della discoteca più nota e frequentata della Riviera di Rimini e Riccione. E dalla bolgia delle sue notti è uscito il cadavere di Lorenzo, un ragazzo di sedici. Poi, in un'altra disco, stavolta a Gallipoli, è morto Lorenzo. E su una spiaggia di Messina, dopo una telefonata di due amici, subito fuggiti, trovano Ilaria, anche lei sedici anni, uccisa forse da una dose di ecstasy.
Le cronache della morte da sballo non finiscono mai e l'estate non fa che renderle più frequenti e drammatiche. La serialità dell'informazione aggiunge e accentua l'effetto replicante che genera l'impressione di una strage inarrestabile che falcidia le generazioni più giovani.
Ho cercato qualche dato su internet e ho scoperto che sono oltre quaranta le discoteche nella Riviera mentre nel Salento siamo a cinquanta.
L'offerta ovviamente va di pari passo con la domanda e, infatti, i flussi crescono da un anno all'altro e non hanno nazionalità. Folle di giovani si spostano lungo un itinerario che ha stazioni di posta transnazionali, Ibiza, Maiorca, Mykonos, Jesolo... unite dallo stesso desiderio.
Leggo descrizioni antropologiche della giornata tipo di un ragazzo in vacanza. Al letto alle sei della mattina, sveglia a mezzogiorno, un boccone, poi ancora al letto e dal pomeriggio in spiaggia non stop, dove si comincia a ballare per poi spostarsi in una discoteca dove aggredire la notte.
Sono templi dell'eccesso questi enormi locali, costruiti per lasciare il mondo di fuori e precipitare le anime soprattutto adolescenziali in un universo di suoni martellanti e luci accecanti, dove le difese dell'io fanno presto a cadere. Vieni coinvolto in una tempesta audiovisiva che fa salire subito l'adrenalina e predispone ancora di più a mollare i freni inibitori. Per quello sei andato lì, mica per fare due chiacchiere, per metterti alle spalle tutte le rotture, le banalità, le incomprensioni della vita e perderti in una bolla che condividi con il corpo immenso che ti circonda, vociante, urlante, sbraitante, esattamente come te. E disposto ad andare oltre.
Quanto e fino e dove? E' qui che intervengono gli additivi, perché l'esperienza disco non si riverbera sulla testa solo attraverso l'occhio e l'orecchio, ma vuole essere totalizzante. Ed è qui che entrano in scena l'alcol e le pasticche, spesso combinati fra di loro con effetti moltiplicatori che introducono al cosiddetto sballo e, oltre certi limiti e in certe condizioni, possono raggiungere anche il punto estremo della morte.
Leggo le reazioni. Le istituzioni preoccupate, il giro di vite che comincia dal Cocoricò, i genitori smarriti e impotenti, come la madre che dice che l'uscita del figlio per andare in discoteca le ricorda l'esperienza delle madri che vedevano partire i figli per il fronte.
Il sindaco di Gallipoli ha usato una sintesi un po' troppo sommaria, "se non sapete educare, non procreate". Infatti, si è dimesso.
Come al solito ci troviamo in mezzo tra il bastone e la carota. Di certo, le morti non possono essere lasciate passare invano e, dunque, che i controlli vengano anche se è difficile ipotizzare di fermare i flussi della droga e, ancor più di chiudere le discoteche. I giovani si spostano e non è con il proibizionismo più esasperato che risolvi la questione.
Al solito, il giudiziario e il culturale devono andare di pari passo a partire da una consapevolezza. La fragilità dell'età adolescenziale oggi si è forse acuita per la debolezza di tutto quello le sta attorno, genitori, scuola, politica, valori... E' un cane che si morde la coda ed è francamente difficile immaginare come si possa introdurre una discontinuità e invertire un processo.
Stiamo in mezzo al guado e, dunque, bisogna lavorare a frenare la corrente più tragicamente impetuosa e però anche a mettere paletti che consentano di attraversarlo in un modo che garantisca un approdo.
Forse si potrebbe partire da Paul Nizan che in Aden Arabia scrive "Avevo vent'anni… Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita". Partire cioè dal retro che precede lo sballo, la voglia dello sballo, dal vuoto complicato che non nasce in questo tempo, che quell'eccesso dovrebbe riempire.
I giovani non amano mezze misure e la colpa peggiore di chi li ha preceduti è di avere banalizzato anche la loro voglia di trasgredire. Come mettiamo i bambini davanti al televisore per anestetizzarli e i ragazzini a giocare compulsivamente con l'iPad, così una volta cresciuti li facciamo trovare nudi e indifesi davanti al passaggio decisivo che da sempre si lascia dietro vite troncate per paura, rabbia, insicurezza... Tutto si tiene.
La discoteca, d'accordo, è solo un succedaneo e così la droga e l'alcol. Però, è solo a partire da quel rumore assordante che le parole con loro potranno riavere un senso. Anche le più difficili, sulla vita che non fa conti a nessuno e si vendica se si tenta di ammansirla.

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