Le mafie vanno dove si fanno i soldi facilmente

Le mafie vanno dove si fanno i soldi facilmente

13.12.2014 - 15:53

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“La ’ndrangheta in Umbria purtroppo non è una scoperta di questi giorni, dopo i 61 arresti nell’ambito di ‘quarto passo’: tre anni fa c’era stata un’operazione contro una cosca dell’Aspromonte che aveva ramificazioni da queste parti e, ancora prima, un’inchiesta della Dda di Perugia su un presunto sodalizio di tipo mafioso collegato a cosche della ’ndrangheta e clan camorristici”.
Memoria storica dell’espansione delle ’ndrine nel continente, Enzo Ciconte, docente di Storia della criminalità organizzata a Roma 3, una spiegazione della colonizzazione della mafia calabrese nel territorio umbro ce l’ha chiara: “la mafia, in particolare la ’ndrangheta, si sposta nelle regioni ricche, dove può fare i soldi più facilmente.

E’ vero che, sempre in questi giorni, la polizia ha arrestato 25 esponenti dei clan di Reggio Calabria (operazione “il Padrino”), ma nella regione d’origine le fonti di reddito illegale per le ’ndrine sono sempre quelle.
Viceversa, il centro-nord appare molto più appetibile: guarda caso i mafiosi in Umbria si sono insediate senza troppo clamore, da anni, senza che quasi nessuno se ne accorgesse.
Ed è tipico della ’ndrangheta non agire in modo clamoroso, muovendosi sotto traccia, evitando il più possibile delitti , scegliendo in particolare piccole località dove la libertà di movimento è teoricamente maggiore, come la frazione di Ponte san Giovanni”.
Grazie al cielo, le vittime, in questo caso, hanno ampiamente collaborato con gli investigatori: “un fatto molto positivo, che dimostra il coraggio di chi ha saputo reagire e che, probabilmente, è anche indizio di una presenza militare delle ’ndrine sul territorio non particolarmente pesante”. Che comunque non rinunciano ai collegamenti con le cosche d’origine: “è sempre così”, concorda Ciconte, “i legami con la Calabria sono costantemente molto forti, altrimenti chi agisce nel continente non avrebbe nessun particolare peso specifico, sarebbe semplice malavita : il valore aggiunto criminale deriva dall’essere esportatori del marchio d’origine, potente e temuto dappertutto”.
A novembre c’erano stati 38 arresti nel comasco e nel lecchese, adesso l’operazione in Umbria: l’azione di contrasto dello Stato è notevole: “Se ne stanno smantellando pezzi anche importanti, ma la ’ndrangheta è ancora forte e ricca. Per arrivare ai colpi decisivi, manca ancora la confisca a tappeto dei beni e il taglio dei rapporti con la politica.
Finché non si farà una bonifica profonda in queste due direzioni, a sud come a nord, l’opera non potrà dirsi compiuta. Non dimentichiamo - sottolinea Ciconte - che nella scorsa legislatura la ’ndrangheta è stata in grado di far eleggere consiglieri regionali in Liguria, Piemonte e Lombardia”. Dove - abbiamo visto per la prima volta, nei filmati dei carabinieri - le affiliazioni si fanno con un rituale lugubre e di sapore arcaico”. E’ il ‘vangelo’ della ’ndrangheta, che rimane sempre lo stesso malgrado l’evoluzione dell’agire criminale.
Codici che si perdono nel tempo delle origini mafiose e che non cambiano, salvo svelarci ulteriori salti di qualità: i filmati girati dagli investigatori in Lombardia confermano che la “santa”, cioè la ’ndrangheta, è entrata anche nella massoneria deviata”.
Intanto la Calabria mostra volontà di cambiamento? “C’è un vento positivo: se non cambia, può rinnovare la realtà regionale”.
Mentre il paese è ancora sgomento per la corruzione emersa a Roma: “Lì siamo all’anno zero”, è il commento desolato di Ciconte. “Non si tratta solo di colpire più severamente i ladri, cosa naturalmente giustissima, occorre evitare i passaggi che rendono possibile gli affari illeciti: se un’amministrazione comunale esternalizza la propria macchina, dai campi profughi al verde pubblico, dà maggiore possibilità a chi organizza il business illegale di corrompere i funzionari addetti.
Vanno cambiati i meccanismi che rendono possibile la corruzione, altrimenti non la si stroncherà mai del tutto”.
mikcucuzza@gmail.com

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