Vietato dire non ce la faccio più

Una cicatrice rimarginata dall’amore e dalla tenacia

20.07.2015 - 14:54

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Una cicatrice sul basso ventre a testimoniare una guerra combattuta e vinta. Ma tra i segni evidenti anche l’allegria e la spensieratezza con cui Annalisa, dopo 17 anni dalla malattia, si approccia alla vita. E’ il 1998, Annalisa ha 23 anni e una vita perfetta. Ha realizzato il sogno di diventare estetista ed è già socia di un centro estetico, progetta le nozze col ragazzo con cui sta da quando ha 17 anni. Ma le cose cambiano inaspettatamente. “La sera prima ero andata a ballare col mio fidanzato. La mattina mi sono svegliata e, poggiando le mani sulla pancia, ho sentito come una protuberanza da una parte. Ero nel dormiveglia, pensai -ma che sogno assurdo sto facendo?-. Non era un sogno. Quella strana massa c’era davvero”. L’incoscienza della giovane età fa sì che Annalisa non si preoccupi troppo. Eppure per il primo medico che la visita, la diagnosi è subito chiara. Annalisa viene operata. “Ricordo i miei genitori, il mio fidanzato preoccupati. Mi dissero che si trattava di una ciste”. Ma i tempi del ricovero si dilatano, passano i giorni, le settimane “non riuscivo a capire. Ero stordita dal dolore dei punti”. Annalisa inizia a rendersi conto che la situazione è molto più complicata di quello che le viene raccontato. Tutto si fa chiaro quando viene inviata al centro oncologico di Milano. Con la sua ironia, fa una perfetta imitazione di quella dottoressa milanese che le spiega la necessità di fare la chemioterapia. Otto interminabili cicli. Il fidanzato, i genitori, il fratello iniziano a vivere in funzione di Annalisa. “Non mi hanno mai lasciato. Anche se, quando hai una malattia del genere, devi contare sulle tue forze perché anche chi ami diventa l’ombra di se stesso insieme a te”. Annalisa vuole vivere, vuole tornare a lavoro, alla sua vita perfetta di 23enne già realizzata. Ma un cancro è come una folata di vento che sparpaglia ovunque tutte le tessere e più ti ostini a ricomporlo, più nulla sembra combaciare. E’ così che questa meravigliosa ragazza, alta, magra, con un sorriso e lunghi capelli ricci e rossi, da qui il soprannome di Julia Roberts, si trova a combattere contro il cancro e contro tutti gli effetti indesiderati della chemioterapia. Il racconto di quell’anno si riempie di lacrime. “Ho capito che non sarebbe stato tutto così semplice, un pomeriggio. Ero sul divano, mi sono toccata la testa e mi è rimasto in mano un intero ciuffo di capelli”. Cambiamenti che sembrano solo fisici, apparenti, sono quelli che però sono la firma di una malattia, delle cure per sopravvivere. Quelli che, come un’etichetta, si poggiano su di te e fanno leggere al resto del mondo “malata”, suscitando spesso un’inutile commiserazione. Annalisa non si vuole arrendere: “mi ostinavo a voler andare a lavoro, a non voler fare veder agli altri che ero malata. Il momento peggiore fu per Pasqua. Vomitai sangue”.Ogni giorno di quella guerra le fa percepire sempre più una malattia che si ostina a negare, per paura di dimostrarsi debole, per non far preoccupare ancora di più le persone che ama. “Quando arrivò luglio non ne potevo più, lanciai la parrucca e iniziai a indossare una bandana. Non mi importava più se si capiva che stavo male”. Annalisa vince la guerra, ricompone ogni pezzo del puzzle. “L’anno dopo il mio fidanzato mi chiese di sposarlo. Oggi ci amiamo come il primo giorno”. Quell’esperienza terribile li ha uniti ancora di più, fin da giovanissimi hanno capito il senso reale dello stare insieme “nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia”. Per coronare questa favola d’amore, c’è, forte più che mai, il desiderio di avere un bambino. “Mi dissero che avrei avuto molte difficoltà. Così quando sono rimasta incinta mi è sembrato un miracolo. Non si può descrivere la gioia...”. Oggi, quel bimbo ha 13 anni ed è spensierato e solare come la madre. La cicatrice sul corpo, le ferite dell’anima che si riaprono a ogni ricordo del cancro, sono però la forza di Annalisa. Di chi può guardarsi indietro e dire ho combattuto e ho vinto.
selenebisi@libero.it

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