Vietato dire non ce la faccio più

La barriera abbattuta è la vittoria di Lorenzo

13.07.2015 - 15:14

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Lorenzo ha ventitre anni, vive a Grosseto ed è affetto dalla distrofia muscolare di Duchenne, una malattia che gradualmente si prende un po' di te, ma che, se hai la forza di Lorenzo, ti spinge ad andare oltre. "Da piccolo non potevo correre, saltare, ma fino ai dieci anni, tutto sommato, ho avuto una vita normale" poi le limitazioni nei movimenti crescono fino a costringerlo in sedia a rotelle. "Non riuscivo ad arrivare dove gli altri. Anche quando loro facevano di tutto per coinvolgermi, sentivo che comunque c'era una barriera". La vita di Lorenzo parte da questa consapevolezza: dover abbattere quella barriera. E ci è riuscito, cercando in ogni modo di tener fede ai propri obiettivi. La prima arma che scopre di avere, per abbattere quel muro, è la scrittura, "ho sempre amato scrivere. Già alle scuole elementari, grazie soprattutto al bellissimo rapporto instaurato col maestro di italiano, Arnolfo." Sarà un altro incontro fondamentale a far unire l'amore per la scrittura a quello per le immagini, in una parola: il cinema.
+"Durante l'ultimo anno del liceo socio psicopedagogico, con Dario, il mio assistente a scuola, ho partecipato a un concorso "Diversi, ma uguali".
Io mi sono occupato della sceneggiatura e lui del montaggio video. Abbiamo vinto il primo premio con il cortometraggio dal titolo "Technology is not enough". È quindi per caso che Lorenzo scopre cosa vuole fare nella vita: il regista. Sarà la passione per il cinema a guidarlo anche nella scelta della Facoltà "Scienze dei beni culturali" dell'Ateneo di Siena. Il cinema, il coniugare parole e immagini, è il modo migliore per abbattere la barriera che la malattia aveva costruito tra Lorenzo e il mondo. È questa l'abilità di Lorenzo, aver trasformato un limite in un tramite. "Per quanto mi piaccia scrivere, ho sempre pensato che però potevo rischiare di chiudermi ancora più in me stesso, invece fare il regista spinge ad uscire fuori. Mi piace stare con la gente. Mi sono sempre detto, fin da piccolo, che chiudermi in me stesso avrebbe significato l'inizio della fine" Lorenzo ama stare con la gente, parlare, confrontarsi, cercare nuove ispirazioni, sfruttare le occasioni. E mi dice che il merito di questo va soprattutto a sua madre. Un po' come se davanti alle porte che la malattia gli sbatteva in faccia, sua madre gli avesse sempre mostrato che c'erano altre porte da aprire e di cui lui aveva tutte le chiavi.
"La mia malattia mi ha impedito di fare tante cose, come lo sport o suonare uno strumento. Avrei potuto fare molto altro se non fossi stato malato. Ma la mia condizione mi ha spinto a pensare a quello che invece posso fare. Ho smesso di pormi limiti e ho iniziato a pormi obiettivi, lavorando gradino per gradino, analizzando la situazione, chiedendomi sempre: cosa voglio fare ora? E cosa voglio realizzare?" Ed è così che quel muro che la sua malattia aveva costruito, Lorenzo è riuscito ad abbatterlo. Con un atteggiamento pragmatico verso nuovi traguardi, come il premio vinto lo scorso maggio con il cortometraggio "Ricchi di cultura", come il canale youtube Kalonism, che ha un'omonima pagina facebook, dove pubblica i propri lavori, come la laurea con 110 e lode ottenuta la scorsa settimana. Perché tra le cose che può togliere una malattia progressiva c'è anche quella di fare progetti, ma questo Lorenzo non lo ha mai permesso. Vuole fare il regista e si impegna al massimo per riuscirci. Grazie a sua madre, agli amici, a chi l'ha supportato nel percorso fuori e dentro l'Università, dandogli aiuto pratico, ma anche standogli accanto in momenti difficili, Lorenzo sa che nessun muro è invalicabile o indistruttibile se con noi abbiamo un sogno tanto forte da proteggere.

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