Vietato dire non ce la faccio più

L’eccezione di Gabriela

06.07.2015 - 15:26

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Gabriela è una bella donna, ha un figlio meraviglioso. Fa politica ed è responsabile all'interno di una piccola attività commerciale. Questa è la sua vita finché, in Romania, la difficile situazione economica non trascina tutti con sé in un terribile effetto domino. Così, nel 2005, sceglie di partire per l'Italia. "Lasciare mio figlio è stato difficilissimo, aveva quindici anni, ma andare via era l'unico modo per potergli garantire un futuro, per poterlo aiutare negli studi". Arriva a Roma, dove trova lavoro come colf, baby sitter, cuoca, lavapiatti. Poi nel 2007 la Romania entra nell'Unione Europea e finalmente non è più costretta a fare continui viaggi per aggiornare i documenti. "Ho potuto prendere la decisione definitiva: restare in Italia".
Quello stesso anno Gabriela visita un'altra città: Siena. "Me ne sono innamorata, è bellissima". Nella piccola cittadina toscana, trova lavoro presso una famiglia composta dalla madre Anna, dalla figlia Rita e dalla nonna Rosa. Qui aiuta nei lavori domestici e nell'assistenza alla ultranovantenne Rosa a cui Gabriela si affeziona tanto da chiamarla "nonna" e con cui instaura un bellissimo rapporto, una donna speciale, amante della poesia e della cultura "L'ho assistita per due anni. È stata dura quando se ne è andata". In quegli anni di cura e accudimento basato non solo sul rispetto del lavoro, ma anche sulla dedizione e l'amore, Gabriela si conquista l'assoluta fiducia di Anna e Rita che le chiedono di restare "Ho capito di aver trovato una seconda famiglia quando mi hanno detto -questa casa è anche tua-" Negli anni i rapporti sono diventati sempre più stretti, "posso dire di avere due famiglie: ho portato Anna con me quando sono andata in Romania e mio figlio è venuto a Siena per il Palio".
Ogni volta che parla del figlio, oggi venticinquenne, si percepisce quanto le manchi. La sua voce si fa carica di emozione "l'unico rimpianto che ho è di averlo dovuto lasciare, però ora che si è laureato in Ingegneria edile so che tutti i miei sacrifici sono serviti." Con fatica e tante rinunce Gabriela è riuscita ad aiutare il figlio a raggiungere traguardi importanti e a dargli possibilità che altrimenti non avrebbe mai potuto offrirgli. Nel proprio Paese ricopriva ruoli in cui era lei "il capo", ma non le manca perché "la sera quando torno a casa, sono soddisfatta persino dell'essere così stanca perché significa che mi sono impegnata al meglio e soprattutto vedo che le famiglie presso cui lavoro sono molto legate a me e questo vale più di ogni altra cosa". Questo è ciò che colpisce di più. Bombardati da notizie sul razzismo dilagante, un' integrazione che sembra impossibile, la storia di Gabriela è un' eccezione e può essere un esempio, al punto che vien da chiederle come ci è riuscita. "Il segreto per integrarsi? L'onestà e il rispetto. La mentalità italiana è diversa dalla nostra e non è sempre facile da capire. Ma quando arrivi in un altro paese hai il dovere di rispettare le sue leggi e le persone che hai intorno ." Gabriela è entrata in Italia in punta di piedi, con grande rispetto per le nostre tradizioni, senza perdere il rispetto per quelle del Paese natale.
Gabriela e la famiglia senese che l'ha accolta sanno oggi che l'altro è una risorsa, qualcuno da cui si può imparare e non da temere. Ed è possibile grazie al rispetto della libertà altrui, vedendo l'altro non come un ostacolo sulla propria strada, ma come qualcuno con cui poter costruire strade in grado di portare sempre più lontano. Perché, come scrive San Paolo nella Lettera agli ebrei: "Non dimenticate l'ospitalità: alcuni praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo".

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