Matteo, una stoccata alla disabilità e al pessimismo

Matteo, una stoccata alla disabilità e al pessimismo

15.06.2015 - 12:22

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Matteo è una dose di ottimismo, la classica persona che vede il bicchiere mezzo pieno. Il suo segreto? Scegliere da sempre di vedere quel bicchiere colmo. Eppure ancor prima di emettere il primo vagito, durante il parto, ha una deficienza di ossigeno che gli comporterà un' emiparesi permanente al braccio e alla gamba. Però mi dice : “Mi ritengo un miracolato, perché poteva andare sicuramente peggio”. Se infatti la vita da subito gli mostra il suo lato più duro, lui da subito si dimostra altrettanto pieno di grinta, saldo, mai nel ruolo di vittima. Al punto tale che quando gli chiedo se si è mai sentito deriso o discriminato, lui risponde con un laconico: “Sai, gli imbecilli ci sono un po' per tutti, non solo per chi ha disabilità. Io mi sono sempre scelto amici intelligenti”. Sarà per questo spirito combattivo che a sei anni varca l'ingresso della sala della scherma. Nel settembre del '91 Matteo inizia un percorso che lo porterà a duellare con se stesso, con la propria tenacia, con le sue stesse possibilità fisiche. Cresce affrontando sfide, fuori e dentro la sala, perché “a trent'anni ormai ci ho fatto pace, ma non è sempre stato così”. Poi un giorno del 2005, durante una gara, qualcuno lo nota e gli chiede di partecipare ai campionati per disabili. “Fino ai venti anni nessuno me l'aveva mai proposto. Avevo sempre fatto scherma con buoni risultati con i normodotati, ma era soprattutto un hobby”. Da quel momento invece diventa qualcosa di più. Crescono, con le vittorie e i livelli di campionato, anche l'impegno, l'energia, il tempo sottratto alle persone importanti e allo studio. “Dopo il Liceo della Formazione, mi sono iscritto a Scienze della Comunicazione e all'inizio sono riuscito a restare in pari con gli esami, ma poi ho dovuto cominciare a viaggiare per la scherma, ad allenarmi sempre di più e non mi era più possibile fare entrambe le cose”. Matteo si trasferisce prima a Roma, poi a Parigi, per lunghi mesi. Nel 2011 arriva un incontro importante che si è rivelato fondamentale: “L'ho conosciuta a un concorso di scrittura creativa: Giada, la compagna di vita”. E nel 2012 arriva anche il grande traguardo: la medaglia di bronzo alle paralimpiadi di Londra. Oggi Matteo si sta allenando per potersi qualificare per le paralimpiadi di Rio, anche se “è molto difficile, soprattutto perché noi atleti paralimpici italiani non percepiamo uno stipendio come quelli degli altri paesi , dunque il tempo che possiamo dedicare all'allenamento è sicuramente meno rispetto a loro”. Matteo infatti concilia la scherma ad alti livelli con un lavoro in un'agenzia di rassegna stampa. Questo gli ha permesso di poter fare anche altri progetti: “A settembre mi sposerò con Giada”. Con lei sta costruendo un futuro, con dedizione, entusiasmo e “con la grande pazienza di lei che sopporta le mie lunghe assenze”. La disabilità di Matteo non è stata un ostacolo in questa storia, è un tratto di lui quanto il colore dei capelli o degli occhi. “Non capisco quelli che ritengono che i disabili debbano costruire relazioni esclusivamente tra loro”. Perché la disabilità è una caratteristica quanto tante altre che non può diventare il motivo per cui scegliere o non scegliere le persone di cui circondarsi. Matteo sente di dover ringraziare i propri genitori che lo hanno cresciuto “nel modo giusto” fin da subito, facendogli vivere semplicemente una vita normale. È infatti la sorprendente tranquillità con cui Matteo vive e descrive la sua emiparesi che la rende anche per gli altri solo un suo aspetto. Al suo fianco ha degli insostituibili scudieri: i genitori, suo fratello e sua sorella. “Tutti i risultati che ho raggiunto in realtà posso dire che li abbiamo raggiunti insieme perché sono sempre vicini a me sia a livello fisico che emotivo, nei momenti più facili e in quelli più impegnativi”. A questa squadra si è aggiunta nel 2011 la futura moglie che non solo “tollera il fatto che le sottragga del tempo, ma condivide proprio il mio impegno, venendo alle gare, agli allenamenti. E mi rendo conto che non è così scontato”. L'amore della famiglia di nascita e di quella che sta realizzando, unita alla sua immensa tenacia, sono ciò che spinge Matteo a dare questo consiglio a chi vive una situazione come la sua: “Fissarsi sulla disabilità può essere la scelta più facile, ma se qualcuno ha questo tipo di problema, deve scegliere di cambiare lo stato delle cose, perché tra avere qualche abilità e non averne alcuna c'è una grande differenza. Siamo disabili, significa che abbiamo abilità diverse, utilizziamole”. Da queste parole si capisce quanto Matteo, il suo duello più importante, l'abbia già vinto.

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