Vietato dire non ce la faccio più

Paolo, dalle tenaglie della droga alla libertà ritrovata

08.06.2015 - 14:08

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Spesso la vita sceglie di credere in noi quando neanche noi ci crediamo più. Questa è la storia di Paolo, un uomo alle soglie dei settanta anni, che ha vissuto decenni a combattere contro se stesso e la propria dipendenza. Paolo nasce e cresce in una piccola realtà di provincia, in una famiglia come tante, un ragazzo come tanti, tranquillo. Dopo il Liceo si trasferisce per gli studi universitari a Milano. L’impatto dal piccolo centro alla grande città è forte. Quelli sono anche gli anni in cui fa il boom una sostanza nuova, di cui ancora si ignorano gli effetti. “Nessuno sapeva bene le conseguenze dell'uso di eroina. Io l’ho scoperto su di me”. Ma non dice questo per deresponsabilizzarsi, sa bene che di responsabilità ne ha una e enorme: aver dato poco valore alla propria vita. In pochissimo tempo diventa dipendente e non sa a chi rivolgersi “come erano sconosciuti gli effetti, così erano pochi i centri di disintossicazione”. In quell’esperienza del tutto nuova, in quel vortice di sperimentazione, la voglia di spingersi oltre, di testare quanto la vita possa essere messa alla prova, intervengono i genitori nell'estremo tentativo di salvare quel figlio ormai irriconoscibile. “Mio padre mi disse di provare il metodo del tacchino freddo. No, non è una dieta”, aggiunge con un sorriso amaro. Già, non è una dieta, ma un’esperienza devastante. “Ti chiudono in una stanza completamente vuota, finché non superi la crisi di astinenza. È stato atroce. Ricordo che quando, molto tempo dopo, lessi il libro ‘Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino’ trovai descritte tutte quelle sensazioni che avevo provato anch’io: il cuore che sta come per scoppiare, la paura di morire, i dolori lancinanti “. In quei fallimentari tentativi di riprendere in mano la propria vita e uscire da una dipendenza che stava logorando il suo corpo e che aveva annullato la sua anima, Paolo cade in un altro vortice che spesso corre in un binario parallelo a quello della dipendenza: la devianza. “Inizialmente era microcriminalità, cercavo di racimolare qualcosa per comprarmi la droga”. Paolo è intelligente, ritenuto anche molto sveglio in quell’ambiente, inizia a compiere furti nelle case. È durante una di queste rapine che accade qualcosa di apparentemente assurdo. “Per anni non me lo sono perdonato, mi sono dato del cretino”. Gli cadono i documenti nella casa dove sta rubando. “Chiaramente mi trovarono subito”. Paolo entra così in carcere e paradossalmente saranno le sbarre a garantirgli la libertà, sarà quell’errore fatale a restituire giustizia alla sua vita. “Con il percorso di psicoterapia sono stato costretto ad accettare una realtà che ho negato per anni: quello non fu un errore, fu il mio modo per urlare: vi prego, fermatemi perché io non riesco a farlo da solo!”. In quella giostra impazzita che era diventata la sua esistenza, dove non c’era più adrenalina, ma solo terrore, Paolo ha fatto in modo che qualcuno pigiasse stop al posto suo. “Ho capito che c’era una parte di me ancora sana che gridava aiuto”. Il Paolo che vuole vivere si libera dalle tenaglie della droga, facendosi mettere le manette dalla giustizia. E’ da questa consapevolezza che riparte la sua vita, che lui stesso premerà il pulsante start. Ma non lo farà da solo. “La mia grande occasione è stata quella di entrare in Comunità”. Qui Paolo riscopre cosa vuol dire avere delle regole: rispettare degli orari, collaborare con le persone con cui si abita, lavorare, mangiare, dormire. Inizia poco a poco a reintrodurre nella sua giornata ciò che permette a ciascuno di noi di essere un ingranaggio di un meccanismo che ci consente di vivere e non sopravvivere. Tramite le regole quotidiane, grazie ai gruppi terapeutici con cui ascoltando gli altri riviveva il baratro in cui era caduto, Paolo ne è uscito. Quel percorso di riabilitazione è finito molti anni fa ormai, ma ne è iniziato un altro. “Oggi ho scelto di aiutare altri ragazzi che hanno commesso gli errori che ho commesso io”. Ha il proprio lavoro, una compagna, delle regole. Oggi Paolo vive.
selenebisi@libero.it

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