Vietato dire non ce la faccio più

Davide e la nuova migrazione italiana

18.05.2015 - 11:52

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La storia di Davide rientra in quella che potremmo chiamare “la nuova migrazione italiana”, quando si sceglie di riempire una valigia di pochi vestiti, tante paure e ancora più incertezze e si va in cerca di un futuro migliore. Davide nasce e cresce a Ravenna con gli splendidi genitori Rosario e Daniela che hanno cercato di trasmettergli soprattutto i valori dell'umiltà e dell’amore. I capisaldi che, racconta Davide, “permettono loro di amarsi ancora, dopo quasi trent’anni di matrimonio come il primo giorno”. Tra i sogni di Davide da bambino ce n’è uno che lo accomuna a tanti altri coetanei cresciuti a pane e partite di pallone. Vuole fare il calciatore e ci crede tanto in quel sogno. Le prime soddisfazioni arrivano presto quando a otto anni entra nei pulcini di una Società professionistica. La sua vita trascorre tra scuola, allenamenti e partite. A diciannove anni approda in serie D, ma due anni dopo prende una decisione drastica : “se non hai qualcuno che crede davvero in te e anche un pizzico di fortuna è difficile diventare il calciatore che sognavi. Non potevo permettermi di passare una vita che sarebbe stata un’altalena tra calcio professionistico e quello dilettantistico. Non avrei guadagnato abbastanza e non volevo più che i miei si sacrificassero tanto per me”. E’ così che Davide a ventuno anni abbandona le ambizioni di calciatore e trova lavoro come ormeggiatore al porto turistico di Marina di Ravenna. “Mi piaceva molto e grazie ai turni riuscivo ancora a giocare a calcio almeno per divertimento”. La crisi costringe la Società per cui lavora ad un ridimensionamento del personale. Davide trova un altro lavoro, in una copisteria. E nel frattempo continua a sognare e si fa sempre più forte in lui la voglia di vedere nuovi posti, incontrare nuove persone, “volevo vedere cosa c’era fuori dall’Italia”.
Nel novembre del 2012 parte per Melbourne “quando ero al gate e alle mie spalle avevo lasciato i miei genitori in lacrime, ho iniziato anch’io a piangere perché stavo facendo veramente un salto nel buio e troppe domande non avevano risposte”. A North Melbourne inizia la nuova vita di Davide e non è affatto semplice. Per la prima volta è lontano dalla famiglia, si trova a convivere con altre persone, conosce l’inglese solo a livello scolastico “spesso, anche per lo slang, non riuscivo a capire neanche quando mi chiedevano come mi chiamavo”. Trova lavoro in alcuni ristoranti come lavapiatti, poi come addetto alle pulizie e si ritaglia uno spazio anche per la sua grande passione “una squadra di calcio che oltretutto mi garantiva una retribuzione”. Le difficoltà e la stanchezza lasciano a poco a poco spazio all’entusiasmo e alla soddisfazione di riuscire a farcela da solo. Dopo un anno, per poter estendere il visto, cerca lavoro in Farm.
Con lo spirito di avventura che oramai fa parte di lui, compra un’auto insieme a tre amici conosciuti in Australia e dopo un mese di viaggio vengono assunti nella raccolta di arance. Per tre mesi e mezzo dormono in tenda, il lavoro è duro, ma Davide la descrive come una bellissima esperienza, sotto tutti i punti di vista, in cui sente di essersi messo alla prova e di averla superata. La passione per i viaggi, la voglia di perdersi in nuovi orizzonti lo spinge prima a Bali, poi a Singapore dove lavora come modello per alcuni mesi. Arriva anche l’amore e insieme a questo nuovi progetti “i sogni che avevi da bambino pian piano cambiano, cambiano le priorità”. Ma se i sogni cambiano, ciò che resta costante in lui è la voglia di sognare. Oggi Davide vive a Cairns, in Australia, ha aperto un negozio di abbigliamento e sogna una famiglia con la sua ragazza. Insieme non escludono di spostarsi ancora perché, mi dice “ormai nulla mi spaventa”. Ce l’ha fatta, anche se è stato difficile, anche se i suoi genitori a cui è legatissimo gli mancano più di ogni altra cosa. Ciò che infatti viaggia sempre con lui sono la voglia di vivere, l’umiltà e l’amore per la famiglia da cui viene e per quella che sta costruendo. Ma quel salto nel buio compiuto nel novembre 2012 gli ha fatto capire che spesso per raggiungere delle certezze si devono lasciare quelle che crediamo di avere. La frase di Maometto che per Davide è diventato un motto di vita “Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai” è quello che gli fa consigliare ai coetanei di “fare la valigia e partire, solo così è possibile rendersi conto di far parte di questo mondo e ritagliarsi un posto per sé”.
selenebisi@libero.it

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