Vietato dire non ce la faccio più

La vittoria di Daniela

04.05.2015 - 13:09

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La storia di Daniela è la storia di una battaglia contro una malattia, contro i pregiudizi e contro se stessa. E' una donna piena di energia, di progetti ed è così che è sempre stata, ma mi dice "è come vivere tutti i giorni, portandosi dietro, sempre e ovunque, due valige pesantissime" Con questa immagine descrive l'obesità patologica che le ha tenuto in trappola tutti i suoi sogni, per anni. "Io lo chiamavo il mio corpo estraneo". Racconta di non essere mai stata magra e che fin dai diciotto anni di età ha provato diete, perché "la società porta a non essere mai abbastanza", abbastanza magri, abbastanza in forma, abbastanza belli. Aumenta, con il tempo, non solo la pressione del peso, ma anche quella degli sguardi e delle cattiverie delle persone. Gli anni passano, si sposa, ha un bambino. Ma a quattro anni di distanza dalla gravidanza, Daniela inizia a ingrassare in modo spropositato fino a cadere nell'obesità patologica: 145 chilikg. "Ero sempre a dieta, dimagrivo 20 chili e ne riprendevo 25 chili". Eppure si descrive come una donna che è sempre stata realizzata, un matrimonio felice, un figlio meraviglioso, il lavoro di poliziotta penitenziaria che la gratifica tanto, gli impegni da appassionata contradaiola senese, tantissimi amici. La voglia di poter vivere a pieno tutto questo la spinge a una decisione che le cambia la vita.
Al non riuscire a trovare i vestiti della propria taglia, alla necessità di farsi fare la divisa su misura, alle battute di scherno della gente, si vanno aggiungendo importanti problemi di salute. Inizia ad avere apnee notturne, attacchi di asma. "Mi viene sempre in mente la frase di un amico con il mio stesso problema che mi disse -non voglio morire di obesità- ". Questa situazione, il peso che aumenta a dismisura, le fa intraprendere la strada che la porterà alla gastrectomia "per un anno mi sono documentata, volevo capire bene cosa andavo a fare". Per la prima volta Daniela si sente compresa. "Non sopportavo più di sentirmi dire che se volevo dimagrire, bastava mangiare meno. Più ti dicono così più ti demoralizzi e ti butti sul cibo. L'obesità viene sottovalutata, considerata quasi come una scelta, una condizione da cui per uscire basta mangiar meno. Se fosse così semplice molte persone non si ammalerebbero". Nell'Ottobre 2011 Daniela viene operata e inizia per lei una nuova vita. "Mi sono stati tutti vicini, perché non è stato facile. I primi tre mesi sono stati tremendi". E' come tornare al mondo e esattamente nello stesso modo si inizia ad alimentarsi come da piccoli "il primo mese potevo mangiare solo cibo liquido, il secondo gli omogeneizzati, il terzo poco a poco ho potuto ricominciare a mangiare normalmente" Daniela si sente debole, ma allo stesso tempo forte e con la voglia di fare tutto quello che non è riuscita a fare prima, quando la sua mente le diceva di fare, ma il suo corpo la trascinava sul divano.
Oggi fa attività fisica, acquagym, riesce a fare jogging mentre prima aveva difficoltà persino a camminare. La sua mente e il suo corpo vanno finalmente d'accordo, questo la porta ad avere maggiore autostima "come dice mia madre -sei una bella signora cinquantenne sovrappeso- " perché ancora non è magra, forse non lo sarà mai, ma la sua salute non è più a rischio perchè l'obesità non la tiene più in ostaggio. E' concentrata più che mai sui propri impegni, è diventata Presidentessa della sezione senese dell'Associazione Italiana Dislessia, si occupa della Commissione Solidarietà della propria contrada perché "vorrei che le contrade tornassero un po' anche al loro scopo originario, quello del mutuo soccorso". Probabilmente se Daniela non avesse dovuto lottare la maggior parte della propria vita per liberarsi da "quelle due valige pesantissime", oggi non sarebbe tanto attenta ai bisogni altrui "mi piacerebbe fondare un'associazione per gli operati di chirurgia bariatrica, per aiutare gli obesi prima e dopo l'operazione e per sensibilizzare l'intera società alla presa di coscienza di questa malattia, e lottare contro tutte le discriminazioni. Quante volte sento dire "ciccione schifoso" o che le persone obese sono stupide, questo porta a vivere in una condizione di tristezza" poi aggiunge sorridendo "forse io più che triste ero arrabbiata". Daniela non ha lasciato che la rabbia la spingesse ancora più sul cibo, ma l'ha trasformata in energia da cui ripartire e forse non c'è gratificazione più grande del figlio che le dice "mamma per me eri bellissima anche prima, ma finalmente ora ti posso abbracciare".

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