Vietato dire non ce la faccio più

Il valore “diverso”

27.04.2015 - 12:43

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Giuliana, trentaduenne catanese, ha un sogno: un mondo dove la diversità sia un valore e non un ostacolo. È un sogno che nasce presto il suo, quando a dodici anni svolge per la scuola una ricerca sulla segregazione razziale e i neri d'America. “Non so perché ho sviluppato questa sensibilità, so solo che da sempre ho cercato di capire l'altro, di guardare a chi vive una situazione diametralmente opposta alla mia”. Perché Giuliana si ritiene una ragazza fortunata, la sua accogliente allegria, la sua fiducia nel mondo sono il racconto di una famiglia felice, unita, in cui lei e la sua gemella si sono sempre sentite protette e mai sopraffatte, di una sicurezza economica e di un sostegno sicuro nel proprio percorso. “Quando ho iniziato a guardarmi intorno e ho capito davvero quanto fossi fortunata, mi sono chiesta cosa potessi fare per aiutare gli altri”. Decide così, dopo le scuole superiori, di iscriversi alla Facoltà di Sociologia per studiare in quanti e quali modi fosse possibile rendere la società un posto felice per tutti e non solo per alcuni. Si avvicina all’esperienza del volontariato con disabili che le fa comprendere quanto la nostra vita, che sentiamo di avere saldamente tra le mani, sia invece in balìa di un attimo “Ho incontrato persone con storie di grande dolore. Soprattutto è la stata la vicenda di un mio coetaneo a farmi capire quanto sia sottile la linea di demarcazione che può cambiarci per sempre. Questo ragazzo di 26 anni durante una festa è caduto in una piscina vuota ed è rimasto completamente paralizzato. Poteva succedere a chiunque”. Il “poteva succedere a chiunque” è ciò che spinge Giuliana all’aiuto perché è riuscita a cogliere quanto il “noi” e gli “altri” sia questione di un secondo, quanto confini, che siano geografici, economici, razziali, in realtà non siano mai definiti come sembrano, ma possano sfumare come nella tavolozza di un pittore in cui i colori più intensi sono proprio quelli che nascono dalle fusioni. Giuliana decide allora di gettare lo sguardo più lontano e armata di coraggio e della potenza dei propri sogni, parte per il Brasile. Va vivere a venti minuti da Rio de Janeiro, in uno dei quartieri più marginali. “Nonostante la realtà disagiata, lo spaccio di droga, la povertà estrema, non ho mai avuto paura. mi sono mossa con un'organizzazione che non ha mai lasciato nulla al caso, mi sono sempre sentita tutelata”. Giuliana si impegna in un progetto per cercare di allontanare i più piccoli da percorsi criminali che sembravano già scritti. Di quell'esperienza forte in cui è venuta a stretto contatto con gli aspetti più crudi della vita, Giuliana mi dice “mi sono rimaste impresse due cose: la prima è la grande contraddizione tra le due facce del Paese:da una parte quella dei turisti, del business, ricca e opulenta, dall’altra la parte dove si lotta per la sopravvivenza. La seconda è che proprio in questa parte, dove arrivare a fine giornata è già un traguardo, ho trovato una spensieratezza nel volto dei bambini che non ho mai trovato altrove”. Tutto ciò sembra aver dato nuova linfa al suo sogno, tornata in Italia sta svolgendo un master in Pedagogia. Oggi che la sua Catania si trova più che mai ad affrontare la questione dell'immigrazione, Giuliana guarda con speranza al futuro “Vorrei che potessimo recuperare una sensibilità, basata sull’educazione civica e sui valori di una volta: integrità, semplicità e genuinità”. La storia di Giuliana sembra mettere in pratica quell'invito di un grande sognatore che il mondo l’ha davvero cambiato, Mahatma Gandhi: “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Se davvero tutti noi riuscissimo come Giuliana a conservare i nostri sogni di bambini, quel progetto di poter fare del mondo un posto bellissimo, senza farci sconfiggere dal cinismo dei "non è possibile", "non ce la faccio", allora davvero potremmo tutti realizzare una convivenza pacifica dove l'altro non sia mai un nemico, ma sempre un alleato.

selenebisi@libero.it

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