Vietato dire non ce la faccio più

Il coraggio di Elena squarcia anche il buio

20.04.2015 - 13:11

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“Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi”. Siamo talmente abituati all'abuso di questa frase del capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, da averne perso la meraviglia. Poi capita di incontrare persone come Elena ed è come sentire per la prima volta quella frase, come riscoprirne un nuovo senso, quello più vero. Elena nasce prematura, quando le sue retine non sono ancora formate “ma essere ipovedente mi permetteva comunque di fare più o meno tutto”. Però a 25 anni, sopraggiunge un'ulteriore complicazione e il mondo inizia ad apparire ancora più sfuocato. “I miei genitori mi hanno fatta visitare dai migliori oculisti in Italia. Mio fratello maggiore mi ha portata fino a Detroit, negli Stati Uniti, per farmi operare. Per qualche mese dopo l'intervento sono riuscita a percepire ancora luci e ombre. Poi più nulla”.
Così Elena, ragazza brillante, con una laurea triennale in Psicologia, l'obiettivo di conseguire anche la Laurea specialistica, una vita da studentessa fuorisede in casa con altre quattro coinquiline, diventa una vita al buio. È un buio che sembra gettare un'ombra anche sul suo futuro, sui suoi sogni. “È stato un periodo molto critico in cui mi sono chiesta se avrei potuto continuare a studiare, se ce l'avrei fatta, se sarei stata ancora in grado di vivere da sola”. Elena decide di darsi una possibilità, capisce di dover ricostruire una nuova vita. Un grande appiglio lo trova nella fede. Da sempre credente e praticante, è stata, anche nei momenti di maggiore sconforto, circondata dall'aiuto di tante persone della Parrocchia. “Credere mi ha dato coraggio perché dopo la rabbia iniziale che spinge a chiedersi perché proprio a me?, mi sono detta Dio mi darà anche la forza per affrontare tutto questo, un po' come se mi avesse aiutato a scommetterci sopra”. Inizia così la scommessa di Elena, soprattutto con se stessa. Cerca in sé nuove risorse: impara a studiare in un altro modo, con la sintesi vocale del computer. Fa domanda per avere il cane-guida, ma passerà un anno e mezzo in cui, ancora inconsapevolmente, la labrador Vanda e Elena si alleeranno l'una all'altra. “Ho dovuto fare un corso per imparare prima ad orientarmi con il bastone”. Elena ha il suo sogno: diventare una Psicologa. E sarà proprio questo sogno a non permetterle di arrendersi. Impara ad ascoltare meglio ciò che le accade intorno, a colmare il buio prestando maggiore ascolto ai rumori, ai vuoti e ai pieni. “Mi sembrava fantascienza poter attraversare la strada senza guardare. Però molte lezioni avevano l'obbligo di frequenza e questo mi ha costretta a farmi coraggio ed uscire”. Arriva la prima vittoria “quando per la prima volta sono riuscita ad arrivare all'Università da sola e mi sono detta: allora si può fare”. Elena capisce in quel momento che può continuare ad essere autonoma, che può ancora proteggere il suo sogno. Finalmente arriva anche il tanto atteso incontro con il cane-guida Vanda, che è diventata un punto di riferimento non solo perché le consente di affrontare concretamente tante piccole difficoltà, ma soprattutto per il profondo legame di reciproca protezione che si è creato. “Con lei tutto è più facile. Quel bastone bianco significava un'autonomia riconquistata, ma mi faceva sentire strana, specie per gli altri. Mi allontanava dal mondo, con lei invece succede il contrario”. Sono sempre insieme, anche alle prove del coro dove spesso, racconta Elena, sorridendo “il russare di Vanda diventa il sottofondo”.
Parlare con questa ragazza così coraggiosa, osservare i suoi sorrisi, ascoltare i suoi sogni, fa capire quanto la sua vita apparentemente al buio sia invece piena di luce. Come se la forza di volontà, il raggiunto traguardo della Laurea specialistica, la famiglia, la fede, le amicizie, la vita della Parrocchia, l'affetto della sua labrador, l'obiettivo di diventare una psicologa per lavorare con pazienti oncologici e con disabilità visive, le permettessero di vedere col cuore ciò che gli occhi non possono più vedere.

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