Vietato dire non ce la faccio più

La pazienza di Giada

13.04.2015 - 11:49

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Giada è una giovane donna, bella e forte. Dietro ai suoi bellissimi ricci, si nascondono due occhi vivaci e un sorriso che sembra quello di una bambina. Eppure essere bambina per Giada è stato un lusso che non si è potuta del tutto permettere.La sua infanzia perde i contorni della felicità quando ha 7 anni e al padre viene amputata una gamba. "Chiaramente diventò un uomo più fragile, anche se faceva in modo che non me ne accorgessi". Tutta la famiglia impara a convivere con le difficoltà dell'uomo che mano a mano, col passare degli anni, diventano un'abitudine. La vita sembra scorrere regolare, Giada ha diciotto anni ed è un'adolescente che affronta le problematiche di tutti i coetanei, momenti di tristezza, la storia con il primo fidanzatino che finisce, l'incertezza per il futuro.
"Per distrarmi un po' trovai lavoro come barista" Ma il suo primo pomeriggio di lavoro, viene interrotto da una telefonata della madre che sta andando in ospedale perché non si sente bene "la raggiunsi subito. Non si capiva cosa avesse, io ero fuori di me. Erano undici anni che andavo in ospedale per babbo e tutte le complicazioni che aveva avuto. E ora anche mamma…" la diagnosi di cancro non fa però perdere il coraggio alla famiglia e a una madre che ha tutte le intenzioni di lottare per guarire. Viene operata e intraprende il percorso di cura.
Giada ripensando a quel periodo si ricorda una grande solitudine, ma anche di aver tirato fuori tutta la grinta per imparare a proteggersi, a schermarsi dal mondo. Si costruisce una corazza, perché, dice "Ho dovuto cominciare a fare la grande un po' troppo presto. Mi sono rimboccata le maniche". La sua maturità, indotta dalla situazione, la spinge a non farsi trascinare dagli eventi e a tentare in ogni modo di condurre una vita il più normale possibile: prende la patente, si iscrive all'Università. "Da sempre dicevo di voler fare Medicina. Al test di ammissione non entrai, così mi iscrissi a Biologia. Col tempo devo dire che ho anche capito che forse dietro a quel sogno c'era tutto il vissuto di malattie della mia famiglia". La tranquillità di Giada, un nuovo equilibrio raggiunto con fatica, si spezza per i nuovi problemi di salute del padre "per un po' accantonai gli studi per poterlo seguire in un'altra città dove c'erano cure più indicate." "Appena babbo si rimise, mamma andò a un controllo. Il cancro era tornato e stavolta non era operabile".
I tre mesi di vita che restano alla madre, dal giorno della diagnosi, sono mesi di agonia in cui la donna inizia a perdere poco a poco ogni funzionalità. Giada, con la propria corazza, affronta quel periodo vicino a lei. "Il giorno del mio compleanno è stato l'ultimo giorno che è stata sveglia prima di entrare in coma. È riuscita a dirmi "buon compleanno, amore"". Undici giorni dopo, la mamma se ne va per sempre "da lì mi è mancato tutto, era l'unica persona da cui mi sentivo capita, che mi accettasse per come ero davvero". Sei mesi dopo questo dolore terribile, Giada incontra un ragazzo con cui può permettersi di non indossare la corazza "è stato un colpo di fulmine". Così entrano nei progetti un figlio e un matrimonio. Nasce una bambina meravigliosa da quell'amore, una bambina solare che oggi ha 5 anni e riempie la vita di Giada della spensieratezza che merita " Come mi dice sempre mio padre: "la patente di buon genitore non la danno a nessuno", però quello che posso cercare di fare è crescere mia figlia nel modo migliore, proprio da un lato umano, Quello che vorrei insegnarle è quello che mia madre ha insegnato a me: portare pazienza, essere più concilianti".Giada, di pazienza nell'attesa della felicità, ne ha avuta tanta. Oggi sente finalmente di aver ripreso in mano la propria vita "Ho capito cosa voglio fare davvero: mi piacerebbe diventare giornalista, mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione, ho ricominciato a fare sport" . Non si è mai lasciata abbattere dai dolori che la vita le ha inflitto fin da bambina, anzi ne ha tratto una grande forza perché ha imparato cosa significa avere paura e ha anche trovato in sé tutto il coraggio per affrontarla.

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