Vietato dire non ce la faccio più

La grande famiglia di Ida Maria

30.03.2015 - 21:33

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Si chiamano case famiglia e nessun nome potrebbe essere tanto adatto a descrivere una realtà come quella della Giovanni XXIII a Siena. Basta varcarne la soglia per essere avvolti da un'atmosfera di amore.
Questa storia è infatti un racconto di amore, è la storia di Ida Maria e quella della sua casa famiglia. Non si potrebbe parlare dell'una senza parlare dell'altra.
Ida Maria se ne occupa da trent'anni, con dedizione e forza d'animo "faccio le cose che fanno le mamme: vado a fare la spesa, poi dal dottore, le pulizie in casa" perché "questa è la mia famiglia", mi dice guardando Erika, una ragazza disabile di ventiquattro anni, di cui si occupa da sempre "è una figlia per me". C'è in quello scambio di sguardi, in quella gestualità, la gratitudine. Ed è una gratitudine reciproca perché "quando la abbraccio e la bacio, secondo te chi è più felice? io o lei? Io!"
Chissà se Ida Maria quando ha iniziato il suo percorso si sarebbe immaginata tutto questo. Mi racconta che da ragazza un po' ribelle cercava un modo per vivere appieno il Vangelo, andando oltre un'educazione religiosa fatta solo di rigidi precetti, per poter vivere la religione in tutti gli aspetti, soprattutto nell'affettività, stare a contatto con gli altri, con i bisognosi.
"Mi sono ispirata a Santa Caterina" così quando qualcuno si interroga sul perché di questa scelta di vita, lei risponde come la Santa che, di fronte alle critiche delle consorelle per aver donato il mantello a un povero, disse: "meglio senza il mantello che senza la carità".
L'esperienza a Lourdes ha tracciato poi il suo destino "mi sono detta: se sono stata così bene una settimana, perché non posso stare così tutta la vita?" Inizia in questo modo il cammino con la Comunità Giovanni XXIII, prima a Rimini, poi a Firenze, infine a Siena dal 1996.
Qua è nata questa realtà, fuori dalle mura della città della Santa da cui trae ispirazione e forza Ida Maria.
Ma accanto a questa spiritualità, a questi invincibili legami di amore, ci sono anche tutti gli aspetti concreti legati al "far quadrare i conti". Si impara allora a fare economia e a mandare avanti tutto con la pensione. E col buon cuore delle persone. Sono tante infatti le storie di associazioni, enti e di singoli individui che hanno intrecciato e che intrecciano il destino della casa famiglia, dai gruppi delle donne delle contrade di Siena, alla Onlus Condividere, a un nonno che porta i giochi dei nipoti ormai grandi. Perché alla Giovanni XXIII anche il più piccolo investimento economico, diventa un investimento affettivo. Una coppia colpita dall'immenso dolore della perdita del figlio, ha destinato i soldi dell'assicurazione ai lavori di manutenzione della struttura. Per rendere omaggio alla memoria del figlio, hanno compiuto un gesto d'amore verso i figli degli altri.
L'affettività che si respira qui è contagiosa, un'epidemia di sorrisi e collaborazione che nasce dal voler vivere insieme, dandosi delle regole, imparando ad aiutarsi reciprocamente, dove si impara il vero senso della parola "libertà": essere liberi rispettando la libertà degli altri.
Quest'esperienza di condivisione su cui Ida Maria ha fondato la sua intera esistenza è quella che oggi le fa dire :"Sono realizzata, la mia vita è realizzata in pieno sotto tutti gli aspetti. Il mio sogno è poter vivere in salute con loro e mi ritengo fortunata ad essere arrivata fin qui"
La realizzazione personale passa tramite ciò che riusciamo a donare al prossimo, la ricerca della felicità di Ida Maria ha innescato un processo di amore trascinante in tutta la comunità che le è attorno, perché si impari a vedere gli altri mai come un ostacolo, o come una casualità, ma come l'occasione che la vita ci offre per dare un senso al nostro Viaggio.

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