Vietato dire non ce la faccio più

Le slot, il furto alla figlia e il ritorno al futuro

09.03.2015 - 16:56

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Il solo rumore delle macchinette oggi è per Sergio quello che un bicchiere di vino rappresenta per un ex alcolista. La soddisfazione di dire: “ce l’ho fatta, ne sono uscito”, ma anche la paura di caderci di nuovo, con tutte le scarpe, perché le dipendenze sono sabbie mobili che poco a poco risucchiano. Eppure si può uscirne, Sergio ne è la prova. Un periodo di depressione seguito alla perdita del lavoro, le cose in casa che non andavano bene. “Ero abituato ad uscire la mattina alle 6 e tornare la sera alle 7. Mi sono ritrovato in casa, tutto il giorno, senza fare nulla. Poi le continue discussioni con mia moglie”. Sergio cerca lavoro, ma a 56 anni non è facile ricominciare, invece di prepararsi alla pensione deve cominciare tutto dall’inizio. E’ così che colloquio dopo colloquio, rifiuto dopo rifiuto, inizia a dire alla moglie che esce per cercare lavoro e invece passa le giornate al bar. “Stavo là almeno finché non ero sicuro che i miei figli fossero già tornati a casa”. Sergio descrive un senso di inutilità, di impotenza, non avere più soldi per nulla. “Poi un mio amico vedevo che stava sempre a quelle macchinette, ogni tanto vinceva pure qualcosa. Non so spiegare quella sensazione perché dopo tanto tempo mi sono riscoperto vivo. Non potevo sapere che invece mi sarei rovinato la vita”. Inventa alla moglie di aver trovato un lavoretto, di dover fare un po’ di manutenzione a casa di un’anziana signora. E la moglie ci crede perché Sergio sta fuori tutto il giorno e qualche volta torna pure con i soldi.
“La cosa peggiore di tutta la situazione sono le bugie che ho detto, ancora oggi quando guardo i miei figli e mia moglie mi vergogno tantissimo. Non so come mi abbiano perdonato”. Il castello di menzogne che Sergio ha costruito chiude fuori anche i figli “non mi vergognerò mai abbastanza per quello che ho fatto. Ho preso i risparmi della più piccola”. Questo è il gesto che fa affondare nelle sabbie mobili, ma è anche quello che lo rende consapevole che qualcosa non va, che ne deve uscire. In tutti i modi. “Mia figlia lavorava come aiutante in un negozio di parrucchiera. Teneva tutte le mance delle clienti nel comodino. Io lo sapevo. Ho preso i suoi soldi”. Quando la figlia non trova più i suoi piccoli risparmi, in casa tutti capiscono che è stato lui. Da troppi mesi quell’uomo era cambiato, non era più il padre di famiglia sì burbero, a volte scontroso, ma che viveva per fare felici i propri cari. Lui che aveva sempre fatto sacrifici per assicurare un futuro ai propri ragazzi, adesso stava portando via loro ogni piccola certezza, cancellando tutta la dignità conquistata in una vita di padre, marito, uomo. “Alla fine è stata proprio mia figlia a capire come aiutarmi. Mi ha accompagnato a parlare con uno psicologo, poi lui mi ha indirizzato in un centro per persone con il mio stesso problema. Non volevo andare, ma dopo tutto quello che avevo combinato in casa, come facevo a dire di no?”. Con fatica, con stanchezza, con la voglia tante volte di mollare, Sergio è uscito dalle sabbie mobili. Poco a poco, con tanto aiuto. Oggi ne è uscito, ma a occhi bassi confessa che ha tanta paura di ricaderci e che quando gli capita di passare davanti a una macchinetta la tentazione a volte c’è, di giocare, di vincere. Il fatto è che la vera vittoria per lui oggi è lo sguardo di quella figlia tradita che lo guarda con ammirazione perché “papà è stato forte abbastanza da uscirne”. Sergio ce l’ha fatta.

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