Vietato dire non ce la faccio più

La boutique di Gloria

09.02.2015 - 15:28

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“Nei programmi della mia vita a quest'ora mi sarei immaginata pronta a godermi la pensione, i nipoti” ma la vita non va quasi mai come ce l'eravamo immaginati. Gloria ha perso il lavoro quattro anni fa. Qualche avvisaglia, stipendio sempre più basso o in ritardo finchè un giorno le hanno detto “a casa”. Due figli a carico, vedova da dodici anni, lei ha imparato ad affrontare il dolore con autoironia così scherza “a sfiga non mi batte nessuno! Meno male che mi chiamo Gloria!” E in effetti di gloria, di orgoglio, ce ne è così tanto in lei. La gloria di chi rinasce e non si lascia sconfiggere dai dolori della vita. Confessa però che la prima settimana dopo il licenziamento l'ha passata a letto, a guardare il soffitto, a chiedersi come avrebbe fatto a far quadrare i conti, pagare le bollette, il mutuo. Insomma a fare i conti con il futuro. “Ho pianto tanto, ma non volevo farmi vedere dai miei ragazzi”, i suoi figli sono stati la spinta a reagire “Un giorno quello più piccolo, che aveva sedici anni allora, mi ha portato da mangiare in camera, una pasta scotta che ancora me la ricordo! Voleva imboccarmi e io gli ho detto: -eh no, ancora qualche anno prima di arrivare a questo ce l'avrò! - Siamo scoppiati a ridere”.
Il giorno dopo Gloria è in giro a cercare lavoro, file al centro per l'impiego, pulizie da qualche conoscente, così passa le sue giornate per un anno. Poi un giorno, mentre guarda una vetrina con vestiti che non avrebbe mai potuto permettersi, scorge il proprio riflesso di donna stanca, mal vestita, trascurata, troppo magra e infelice e vede anche i suoi sogni di bambina. “Pensai a mia madre in quel momento, mi aveva chiamato Gloria perchè voleva che fossi sempre ambiziosa, che realizzassi i miei progetti, che avessi dei progetti.” La madre lavorava in un prestigiosa boutique “mi sono sempre ricordata quelle signore con la pelliccia che trattavano mia mamma con sufficienza mentre spendevano i soldi dei loro ricchi mariti. Però ricordo soprattutto quei vestiti bellissimi,” i colori accesi, le stoffe meravigliose che a lei non era concesso di toccare, ma solo guardare, sembra di rivederle nei suoi occhi. La piccola Gloria sogna così un giorno di avere una sua boutique. A cinquant'anni quel sogno l'ha tirato fuori dal cassetto perchè ognuno di noi ha un sogno di bambino a cui restare fedele. “Ho chiamato mia sorella, che non vive più in Italia, mettendo da parte rancori e orgoglio e le ho chiesto aiuto” c'è un guizzo di fierezza nel suo volto mentre mi dice che però quel prestito l'ha restituito quasi tutto. Oggi Gloria ha la sua boutique dove, mi dice scoppiando a ridere, “le signore con la pelliccia non sono gradite”, il suo negozio pieno di vestiti coloratissimi che sembrano rappresentare l'arcobaleno dei suoi sogni. “A volte ho ancora paura, ancora mi sorprendo qualche volta con gli occhi sbarrati perché l'ansia torna, ma poi penso a mia madre e mi dico che le cose stanno andando bene e ce la farò!” perchè la vita spesso ci spinge a ricordarci che se non abbiamo potuto realizzare i nostri programmi è perché abbiamo delle promesse che ci siamo fatti da bambini da mantenere a noi stessi.

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