Vietato dire non ce la faccio più

L’amore vince l’ingiustizia della vita

02.02.2015 - 18:27

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“Ripenso spesso alle volte in cui mi ha detto per settimane che le faceva male la schiena e io che le rispondevo: avrai fatto qualche sforzo”.
Questa è una storia di sensi di colpa e tanto dolore, ma è anche e soprattutto una storia d'amore.
Carlo e Elena si incontrano quando lui ha venti anni: “Era la sorella di un mio compagno di calcetto. Una volta andai a prenderlo a casa prima degli allenamenti. Pioveva e le abbiamo dato un passaggio. Così l'ho conosciuta”. Un pomeriggio di pioggia di 36 anni fa e un incontro che cambia la vita.
“Lei aveva 18 anni ed era una sfrontata, una di quelle che rispondeva sempre a tono e in genere non era mai un bel tono”. Carlo sorride quando gli chiedo quale è la prima immagine che ha di quella che poi sarebbe diventata sua moglie, la madre dei suoi figli. “Gli occhi. Quando è salita in auto, ha scostato quei ricci castani e ho visto gli occhi che mi hanno cambiato la vita”.
Un amore che nasce, due ragazzi giovani che fanno progetti insieme e che li realizzano, arriva il matrimonio, un negozio da mandare avanti insieme, tre figli e una vita che, mi dice Carlo, non era perfetta, ma funzionava e “era bella. Io non ci credo alle famiglie da pubblicità, quelle dove nessuno litiga mai e i figli sono perfetti. Noi abbiamo litigato spesso, anche delle scemate. In trent'anni insieme è normale”.
La famiglia di Carlo e Elena era una famiglia come le altre dove capitava di discutere, ma era anche una famiglia come poche perchè si sapeva far pace.
“Ci siamo amati, voluti tanto bene e soprattutto ci siamo sempre rispettati e so che sembra brutto da dirsi ma io a volte mi chiedo: con tutte le coppie che si sfasciano proprio a noi doveva capitare?”
La malattia si porta sempre con sé la rabbia perché ti mette di fronte ad una grande verità: la Vita non è giusta, è un insieme di eventi a cui,per quanto ci si spossa sforzare di dare un senso, spesso non ce l’hanno così quando capitano cose terribili come malattie, lutti viene sempre da chiedersi: “Perché? perché a me? perché alle persone che amo?” ma perché non ci facciamo le stesse domande quando ci capitano le cose belle? Questo è il senso del “vietato dire non ce la faccio più” di Carlo. Quando Elena se ne è andata, la rabbia del marito è stata fortissima, anche più del dolore. L’ha vista soffrire per un anno intero, l’ha vista perdere i suoi bei ricci castani, l’ha vista consumarsi poco a poco: “Il fatto è che a me sembrava bellissima anche in quel modo, anzi, durante tutto quell'anno ho rivisto quegli occhi”. Nel dolore, nella paura, Carlo ha ritrovato gli occhi di quella ragazzina che gli avevano cambiato la vita per sempre.
“Oggi quando guardo i miei tre figli che hanno momenti in cui si vede che la mamma manca loro proprio tanto, quando vedo quella sedia vuota a tavola, quando scorro i numeri della rubrica e vedo Lenny, la chiamavo così, provo rabbia e mi faccio quella famosa domanda ‘perché a me, perché a noi?’, poi ci penso un attimo e mi dico che la domanda da farmi è ‘perché ho meritato qualcosa di tanto bello come una vita insieme a lei?’
Così Carlo ripensa a Elena, ai suoi ricci, ai suoi occhi e pensa a quanto è stato fortunato che piovesse quel giorno di trentasei anni fa.

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