Vietato dire non ce la faccio più

E Chiara, ora, si mette il rossetto rosso

26.01.2015 - 12:38

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Ricordo le sue mani, i rumori intorno. Ricordo il freddo e il buio.
Chiara ha ventidue anni quando è vittima di una violenza sessuale. Oggi sono passati otto anni, eppure le è toccato rivivere spesso quegli attimi terribili. La mente le è tornata tante, troppe volte a quei momenti. C’è tornata ogni volta che ha ripercorso quella strada per tornare a casa, ogni volta che non è più riuscita a fidarsi di un uomo, ogni volta che ha rifatto l’amore con un uomo. “Per anni ho avuto difficoltà a poter stare in intimità con un ragazzo. Ho fatto anni di terapia”. Essere violati nel proprio corpo, nella propria femminilità è una ferita difficile da risarcire che incide nella quotidianità. Chiara ancora oggi se sente qualcuno camminare alle sue spalle la sera quando rientra a casa, rivive quella paura e si sente indifesa, però “è già tanto che la sera abbia ricominciato ad uscire da sola. Per un paio di anni non ho fatto più nulla da sola, avevo paura di tutto. Poi mi sono detta che non potevo consentire a quella persona di portarmi via il diritto ad una vita normale”. E’ così che Chiara si è fatta aiutare e non è stato facile, ha imparato poco a poco a riappropriarsi della propria vita, a riconoscere di nuovo il proprio corpo, a ritrovare la sua anima solare, a riprendersi se stessa. E non è stato facile anche per i pregiudizi “tante volte ho sentito dire, chissà come era vestita”. A lungo Chiara ha sentito di doversi addirittura giustificare “quella sera tra l’altro avevo dei normalissimi jeans e scarpe da ginnastica. Tornavo da una cena in pizzeria con gli amici”. Come se un abbigliamento diverso potesse rendere giustificabile aver subìto una violenza. Ma non è così.
“Quella sera indossavo i jeans, ma avrei potuto avere una minigonna. Non sarebbe stata comunque colpa mia” perché per quanto si parli di uguaglianza, per quanto le donne di battaglie ne abbiano fatte tante, c’è sempre quel maschilismo più o meno latente per cui è la donna stessa che non solo ha subito violenza, ma è persino costretta a giustificarsi. “Mi sono sentita a lungo sotto accusa. Anche per questo ho impiegato tantissimo tempo a sentirmi di nuovo in diritto di mettermi un abito corto, i tacchi alti, persino il rossetto”. Chiara si è ripresa il proprio diritto di essere donna, di sentirsi donna, di potersi vestire come vuole. “Se c’è qualcosa che vorrei dire a chi ha subito la mia stessa violenza? Di non avere più paura. Gli uomini che ci hanno fatto del male hanno preso il nostro corpo, persino la nostra anima, ma non possiamo dare loro ancora questo potere. Riprendiamoci noi stesse” Esperienze come quella di Chiara, la sofferenza, fanno sentire come vasi rotti, come se ad un tratto un bellissimo vaso di cristallo di valore inestimabile andasse in frantumi. Chiara ha dovuto ritrovare pezzi di sé e riassemblarli. E a volte capita che rispunti un frammento di un piccolo diritto che riprende per sé. Oggi mi dice sorridendo “tocca al rossetto rosso”.
selenebisi@libero.it

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