Il desiderio di Inna

Il desiderio di Inna

05.01.2015 - 15:15

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Fino a qualche anno fa si trattava di una novità, un "fenomeno" nuovo. Oggi fanno parte della quotidianità di moltissime famiglie italiane:le badanti. Ciò che nel nostro Paese non si è stati ancora in grado di fare è di guardare a loro non solo come categoria lavorativa, come fenomeno sociale, ma come singoli individui con la propria esperienza di vita. Inna è ucraina, laureata in Chimica, lavorava in una ditta finché non ha perso il suo lavoro. "Una mia amica era già da qualche anno in Italia dove faceva la badante. E' nata così l'idea di partire. Avevo bisogno di lavorare, di mantenere i miei figli". La spinta a partire è stata proprio questa: poter garantire un futuro ai suoi due figli. Tanto che i soldi che guadagna li manda tutti a loro, per sé tiene cinquanta euro al mese "i soldi per le sigarette. Almeno quelle". Quel vizio sembra essere la sua unica libertà, perché non è stato mai facile. "Dalla prima famiglia dove sono capitata sono scappata, la signora mi trattava male, mi chiamava con tutti "la straniera" e a me invece non si rivolgeva mai per nome". Inna ha affrontato per mesi, una lotta per i diritti più basilari "mi spettava un giorno libero a settimana, ma lei non voleva farmi uscire, una volta mi ha chiusa dentro casa". Dopo quest'episodio è fuggita e racconta di una paura, di un senso di solitudine e smarrimento mai provati "non sapevo dove andare, avevo paura che mi prendesse gente del racket, non sai mai dove vai a finire. Se ne sentono tante." Ma se c'è una rete di illegalità in cui a volte queste donne vengono strette, c'è anche una rete di solidarietà tra badanti. "Grazie all'amica che mi aveva portato in Italia, ho trovato ospitalità e un nuovo lavoro". Questa volta Inna trova una famiglia che la tratta con rispetto "dovevo occuparmi di un'anziana non autosufficiente. E' stato difficile perché ho dovuto imparare a fare anche un po' da infermiera, le punture, le flebo" Nasce un rapporto di grande stima e di affetto con tutta la famiglia. Dopo un anno la signora è morta e Inna racconta di aver sofferto moltissimo "dopo che stai per tanto tempo, 24 ore al giorno con una persona, che te ne prendi cura, ti affezioni" Il suo affetto è tanto sincero che si commuove mentre ne parla "anche quando sono andata via per due settimane mentre la curavo, per tornare un po' dai miei figli, pensavo sempre alla signora, chiamavo la sostituta per sapere come andava". Ma Inna non ha avuto neanche il tempo per poter elaborare il lutto, ha dovuto cercare subito un nuovo lavoro. "Ora mi prendo cura di una coppia di anziani. Lui ha l'Alzheimer e anche la moglie è anziana, non ce la faceva più a prendersi cura del marito da sola e il figlio non ha tempo. E' dura, ma mi trattano bene quindi mi faccio coraggio ogni giorno". Il viaggio di Inna è il viaggio di tante donne che entrano nelle nostre case con poche aspettative e tanti timori. E a discapito delle storie che la cronaca porta alla ribalta, spesso sono loro quelle maltrattate e quelle a cui non viene data voce o che hanno così paura da chiudersi loro stesse nel silenzio. Quando le chiedo se ha un sogno, risponde che è quello che i soldi che sta guadagnando con tanta fatica possano davvero permettere ai suoi figli di costruirsi un solido futuro. "Ma un sogno per te stessa?" Sorride "Poter tornare da loro, a casa mia. Chissà, magari smetto anche di fumare!"

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