Vietato dire non ce la faccio più

La battaglia finale di Tommaso: sposarsi con il suo uomo

29.12.2014 - 16:08

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“Sposarsi e avere un bambino” un progetto di vita “normale” che per Tommaso assume i tratti della vera e propria battaglia perché per lui è un sogno irrealizzabile nel nostro Paese.
“A trentaquattro anni credo sia lecito avere questi desideri” ma Tommaso è omosessuale e nessuna Legge gli riconosce il diritto di sposarsi con il proprio compagno.
La sua vita è sempre stata difficile e la classica domanda “quando hai scoperto di essere gay?” lo manda su tutte le furie. “Non si scoprono certe cose. Io ho sempre saputo che mi piacevano i ragazzi, non è che sono diventato gay, lo sono sempre stato”. E neanche l’avrebbe mai vissuto come un problema se gli altri non l’avessero vissuto come tale. “Quando a 15 anni l'ho detto ai miei mi hanno mandato subito da uno psicologo perché dovevo guarire, come fosse una malattia”. I genitori di Tommaso non hanno inizialmente preso bene l’orientamento sessuale del figlio, anche se “mio padre l’ha sempre sospettato e infatti l'ha vissuta decisamente meglio di mia madre”. Il dolore dei genitori, le prese in giro dei compagni hanno reso il già complicato periodo dell’adolescenza, un’esperienza di sofferenza. Costretto a giustificarsi dentro casa, costretto a difendersi fuori da casa, dilaniato dai sensi di colpa “e tutto per quello che ero, come se ci si dovesse giustificare perché si è biondi o bruni”. Il vero aiuto gli arriva proprio della psicologa che avrebbe dovuto “guarirlo”. “I miei genitori sono persone semplici, veramente pensavano che una dottoressa avrebbe potuto farmi cambiare. Ma lei spiegò subito ai miei che non si trattava di una malattia. Dopo anni hanno capito”. Ma nell’attesa che i suoi capissero, Tommaso ha sofferto molto. Si convince addirittura che forse può “cambiare rotta”, inizia a frequentare alcune ragazze. “Ero bello, poi tutte erano entusiaste della mia particolare sensibilità. I miei erano contenti. Una volta sentii addirittura parlare mia madre con mia zia di una guarigione miracolosa”.
Ma non si può fingere di essere un’altra persona per sempre, non si può andare contro la propria natura. “La scelta di andar via dal paesello del Sud e trasferirmi a Milano per fare l’Università mi ha salvato la vita”. Anche al Nord, nella grande città, Tommaso incontra i pregiudizi, ma trova anche la libertà. E il primo amore. “Capii subito però che per un “diverso” la vita era diversa”. Cose che per tutte le coppie sono normali, come camminare mano per la mano in mezzo alla gente, per una coppia omosessuale a volte assume i contorni di una sfida sociale. Tommaso scopre così, a venti anni, con il primo amore che non è pronto non solo ad affrontare la società, ma anche e soprattutto ad affrontare se stesso. “Quando ero con lui, mi sentivo osservato, anche se non lo ero”. Ma quello che vedeva negli occhi degli altri era uno stigma che in realtà era lui a provare per se stesso. Con questi presupposti, la prima relazione di Tommaso finisce: “Non ero pronto a stare con me stesso. Figuriamoci con chiunque altro”. Deve imparare ad accettarsi, perché se per una vita ti dicono che in te c’è qualcosa di sbagliato finirai per convincertene. “Mi sono trovato un altro terapeuta a Milano e ho continuato il percorso che avevo iniziato al paese”.
E' così che fa pace con sé , vive una nuova storia, si concentra sugli studi: “Il giorno della laurea è stato anche l’occasione per dire ai miei quello che già avevo detto loro a 15 anni. Sarà che erano euforici per il primo laureato in famiglia, sarà che forse a “quella guarigione miracolosa” non ci avevano mai creduto davvero, hanno capito”. Poi un giorno, incontra lui, il suo compagno di vita, “in quel momento ero pronto”.
Inizia una nuova vita per Tommaso, arriva presto la convivenza e la vita di tutte le coppie. “Quando discutiamo mi viene un po' da sorridere perché penso che sono le stesse discussioni che fanno i miei genitori da una vita. Oggi sono felice, sono avvocato e il mio lavoro mi piace, ho un compagno che amo e che mi ama. Certo con i pregiudizi devo lottarci tutti i giorni, a volte sono costretto ad affrontare conversazioni del tipo “ma come ti piace il calcio, non sei gay?” perché nell'immaginario collettivo dovrei essere un amante del balletto forse. La realtà è che ci sono omosessuali che amano il calcio e altri che amano il balletto, così come ci sono eterosessuali che amano il calcio e altri il balletto”. Possono sembrare banalità, ma finchè non verranno sradicate queste convinzioni, sarà ben difficile poter godere dei diritti di tutti: “Io vorrei semplicemente potermi sposare con la persona che amo e poter adottare un bambino, sentirmi chiamare papà. Non mi va più di definire sogno quello che dovrebbe essere un diritto”.
Intanto Tommaso continua a sognare e a lottare, senza arrendersi mai, con il proprio compagno al fianco.

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