"La sconfitta è andare via"

"La sconfitta è andare via"

22.12.2014 - 14:46

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Ogni giorno un giovane italiano si sveglia e sa che dovrà correre. Più dello spread, più della crisi, più della disoccupazione, più dell'atmosfera di disfattismo totale. Questo è sicuramente quello che fa Alessandro. Alessandro ha 30 anni, una laurea e lavori precari, saltuari, occasionali assolutamente non attinenti al suo percorso di studi "ormai il mio lavoro è cercare lavoro. Passo le giornate a inviare il mio curriculum. Il bello è che neanche ti rispondono "grazie, non abbiamo bisogno", ti ignorano. Cancellato dalla faccia della Terra".
Ha fatto il Liceo classico, ho preso una Laurea in Beni culturali con il massimo dei voti. Nei suoi sogni ci sarebbe stato fare ricerca, ma questo non è stato possibile. Rientra tra uno dei tanti sogni infranti di una generazione che potremmo definire "generazione sandwich", schiacciata tra i privilegi di cui hanno goduto le generazioni precedenti e i diritti per le generazioni future di avere almeno soddisfatte le necessità primarie.
Una magra consolazione che nella sua situazione ci sia tutta una folta schiera di coetanei. "Mal comune mezzo gaudio è una delle frasi preferite dei miei genitori, che si va a sommare a quelle che ti dicono conoscenti del tipo ". La prende con ironia Alessandro, ci scherza su, racconta di aspettare il pranzo di Natale per dover rispondere alle domande delle anziane zie e della nonna “Perché non ti sposi? Quando ti sposi?” "E quando tento di spiegare che non ho i soldi per permettermi una famiglia, la risposta è sempre “Due cuori e una capanna”. Il problema è che non mi posso permettere neanche una capanna"
L'ironia, il sarcasmo, lascia ora lo spazio a lacrime che riassumono quel senso di stanchezza dei giovani italiani di oggi che dopo essersi impegnati, essersi preparati al meglio, si ritrovano a non poter fare quello per cui hanno investo tempo, passione e anche molto più concretamente i risparmi. "Io so che sono fortunato perché i miei genitori continuano ad aiutarmi, ma è umiliante a trent'anni dover chiedere soldi a mamma e papà per una pizza con gli amici" E' così che Ale, come lo chiamano tutti, ha svolto negli ultimi cinque anni trascorsi dalla laurea i lavori più disparati: cameriere, barista, animatore, centralinista, steward, promoter, commesso. "Sono lavori che alla fine ho anche amato, mi hanno permesso di conoscere tante persone e di avere uno stipendio dignitoso, ma non sono i lavori per cui ho studiato e soprattutto ora ci sono problemi anche a trovare quelli"
Tra le tante cose che Ale si sente dire ogni giorno c'è anche : “perché non vai all'estero?”
"Probabilmente lo farò, forse l'Australia chissà, ma per me andare via sarebbe una sconfitta. Questo è il mio Paese, è il Paese che amo". E’ qui che Ale vorrebbe vivere, costruirsi una famiglia, avere un lavoro che gli consenta di mantenersi da solo e dignitosamente . Quello che chiede e che chiedono i suoi coetanei è il rispetto di diritti che dovrebbero essere basilari. Si potrebbero riassumere in un solo diritto: quello al futuro. E' in nome di questo che Ale resta qui, continuando a inviare curriculum e nel frattempo facendo lavori occasionali perché dalla sua parte ha una grande arma, quella dell'ironia che gli consente di affrontare le sfide quotidiane con il sorriso e il coraggio di non arrendersi mai.

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