Vietato dire non ce la faccio più

Francesca, dalle botte alla figlia “ritrovata”

15.12.2014 - 11:15

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Il bello è che te le ricordi tutte. Francesca ci potrebbe elencare volta per volta il giorno del primo schiaffo, quello in cui lui l’ha presa per i capelli e l’ha trascinata lungo il corridoio, quella in cui l’ha sbattuta contro il muro, quello in cui l’ha mandata in ospedale. Così, per due anni. “Però non ti ricordi solo ‘le botte’, ti ricordi tutte le offese, le umiliazioni”. Francesca è stata vittima di violenze fisiche e psicologiche, perpetrate ad opera del suo compagno, per circa due anni. E’ una bellissima quarantenne, ma sorridendo mi dice “prima ero anche meglio”. Si sposa giovanissima, a 20 anni “volevo andarmene da casa, non ci stavo bene con i miei, ma non sono stata felice neanche con mio marito”. Parla con affetto però dell’uomo con cui ha condiviso anni importanti e da cui ha avuto una bambina “Ero infelice, ma non era colpa sua. Lui era un bravo marito ed è un ottimo padre”. Certe storie d’amore finiscono senza un motivo preciso, finiscono con la stessa naturalezza e spontaneità con cui sono nate. “Il problema è che dopo dieci anni di matrimonio, nel periodo della mia vita in cui vedevo tutte le mie amiche andare a ballare, divertirsi, io ho fatto la ‘donna di casa’. Loro andavano in discoteca, io stiravo le camicie, pulivo, cambiavo pannolini, cercavo di far quadrare i conti di casa”.
Quando Francesca arriva alla separazione ha trent’anni e decide di riprendersi il tempo che riteneva di aver perso “ho sbagliato anche come mamma, a un certo punto quella bambina mi sembrava un ostacolo alla mia libertà. Ho sbagliato. Mia figlia oggi mi ha perdonato, ma io l’ho abbandonata quando aveva soli dieci anni”. Ripete continuamente mentre racconta la propria storia “ho sbagliato” perché spesso ottenere il perdono di se stessi è più difficile che ottenere quello degli altri, il giudice più implacabile con cui fare i conti è quello che vediamo ogni mattina davanti allo specchio. Francesca ha 30 anni, è bella, libera e tutta intenzionata a colmare il vuoto che sente di aver provato negli anni di matrimonio. Ma le scelte che si compiono per colmare vuoti e bisogni non sono quasi mai scelte giuste. E’ così che inciampa nell’uomo sbagliato, dopo due anni dalla separazione “avevo voglia di vivermi un amore trascinante, di quelli da film”. Ma si tratterà di un film dell’orrore. “Avevo fatto di tutto per uscire da un matrimonio che mi sembrava una prigione e in una prigione ci sono finita davvero”; a pochi mesi dall’inizio della nuova relazione, Francesca capisce subito che c’è qualcosa che non va, che le attenzioni, le gelosie che all’inizio la lusingavano diventano presto una morsa infernale per la propria autostima e la propria auto-realizzazione. “Dove vai, fammi controllare il telefono,come ti sei vestita” diventano le parole d’ordine. “Poi è arrivato anche il giorno del primo schiaffo, diceva che la gonna era troppo corta. Mi è arrivato uno schiaffo terribile, se ci ripenso ancora mi brucia il viso”.
Si ricorda bene quei due anni in cui le botte e le umiliazioni diventarono una costante. Ma si ricorda anche il momento in cui ha detto basta. “Stavo facendo la spesa. Ho incontrato una vecchia compagna di scuola. Mi ha chiesto come andava, cosa stavo facendo nella vita. Mi sono messa a piangere”. Francesca si ricorda dei suoi sogni, dei suoi progetti: “Sono tornata a casa, ho fatto le valige e ho chiesto ospitalità a una mia amica. Da lì ho ricominciato”. A 35 anni tenta di riprendersi la propria vita e il rapporto con sua figlia soprattutto: “Il mio ex marito avrebbe potuto portarmi rancore, ero sparita per due anni, invece è stato un ottimo mediatore con nostra figlia che chiaramente all’inizio non voleva neanche sentir pronunciare il mio nome. Lui è stato un angelo, mi ha anche aiutato a trovare un lavoro”. Oggi Francesca vive la propria vita, tenta di non farsi trascinare dai sensi di colpa che prova per gli sbagli che ha commesso, sta ricostruendo pian, piano il rapporto con la figlia. “So che nella sua vita devo entrarci in punta di piedi, ma quando mi abbraccia o mi sorride non si può descrivere la gioia che provo. Quando succede è come se tutto si rimettesse in moto” perché a volte basta il sorriso delle persone che amiamo e che ci amano, il loro perdono, a farci sentire che tutti gli ingranaggi stanno tornando al proprio posto e possiamo rimettere in moto la nostra vita.
selenebisi@libero.it

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