Vietato dire non ce la faccio più

Affamata di vita, Arianna distruggeva la sua con il cibo

24.11.2014 - 16:50

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Arianna si guarda allo specchio e sorride. Questa è la più grande conquista della sua vita. “Ci sono stati momenti negli ultimi dieci anni in cui a volte non mi riconoscevo, è da questo che mi è toccato ripartire”. La propria battaglia l’ha dovuta combattere contro se stessa ed è stata una battaglia estenuante, di quelle che ti logora corpo e anima. “Ho dei buchi neri di quegli anni, però mi ricordo benissimo come è iniziato tutto. Avevo tredici anni ero sola a casa, in un pomeriggio qualunque di una giornata qualunque, ho svuotato il frigo, ho mangiato di tutto, fino a sentirmi male. Dopo mi sono indotta il vomito”. Questa sarà la prima di tante volte “iniziai a mangiare continuamente, mi alzavo anche in piena notte per abbuffarmi e rimettere”.
Arianna tenta così di colmare il vuoto e la solitudine, con il cibo. Ingrassa moltissimo in soli due anni. “Mia madre era preoccupatissima, faceva la spesa e dopo poco io avevo già mangiato tutto”. Ma la cosa che ricorda meglio è la cattiveria dei compagni di scuola, le battute e i commenti terribili, le risatine maligne sono ricordi indelebili.
Finchè un giorno mette fine alle grandi abbuffate, i suoi voti a scuola tornano a salire, i chili a scendere, le relazioni sociali migliorano “i miei genitori erano felici di vedermi tornare normale, tutti mi facevano complimenti perché ero tornata in forma”. Arianna si sente lusingata, ma diventa un gioco perverso quello con se stessa, in cui sembra associare al proprio peso la capacità di essere accettata, amata dal resto del mondo. La situazione non è più sotto controllo e il dimagrimento non si ferma “Volevo essere perfetta. E' stato un calvario. Sono passata nel giro di pochi anni da un forte sovrappeso fino a un gravissimo sottopeso”. Arianna potrebbe ora parlarci di cosa vuol dire essere pelle e ossa e sentirsene fieri perché si è malati, di quanto e in quale misura abbia compromesso per sempre alcuni aspetti della propria salute, ma ciò che vogliamo raccontare è come ne è uscita “dal giorno in cui i miei mi hanno portata in un centro specializzato per la cura dei disturbi alimentari, sono passati ormai cinque anni. Se ricordo esattamente il giorno della prima abbuffata, non so invece indicare il giorno in cui è finito l’incubo, so solo che adesso sto meglio. Anzi, sto bene”.
Arianna oggi ha ventiquattro anni, si sta laureando in Scienze dell’Educazione, ha dovuto rivedere buona parte dei suoi rapporti con gli altri, anche e soprattutto quelli con i genitori, continua a seguire un percorso di terapia e ha ripreso piano, piano in mano la propria vita. Ciò che per una persona sana è un gesto banale, per una persona con disturbi alimentari può rappresentare una vera e propria conquista: “A venti anni ho dovuto imparare come mettersi seduti a tavola e fare un pasto. Ho dovuto imparare a mangiare, non spiluzzicando, non abbuffandomi, ma mangiando”.
Ciò che però ci tiene davvero a dire è altro: “Ci sono tantissime ragazzine e sempre di più anche maschi che stanno vivendo e provando quello che ho vissuto io. Vorrei rivolgermi proprio a voi e dirvi che dovete farvi aiutare, perché amici e famiglia sono fondamentali, ma il disturbo alimentare è una malattia e come tale va curata dagli addetti ai lavori. Senza una percorso terapeutico non ne sarei mai uscita”. Arianna ha dovuto combattere contro una malattia che mette contro se stesse e che le ha portato via gli anni dell'adolescenza. Ma ce l’ha fatta. E oggi è felice perché se è vero che proprio come un bambino ha dovuto imparare a compiere gesti quotidiani come il mangiare normalmente, c’è in lei anche tutto quell'entusiasmo di chi è come se vedesse il mondo per la prima volta, di chi scopre se stessa per la prima volta, con meraviglia, con amore.

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