Enigma Grosseto: cosa farai da grande?

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Enigma Grosseto: cosa farai da grande?

21.09.2015 - 14:48

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Può una sconfitta in gara-5 di una finale di un campionato essere accolta con un sorriso? Sì, probabilmente può. Può se smaltita la delusione servirà, questa sconfitta, a indicare la via da seguire. Il pop di Luca Bischeri finito nel guanto del ricevitore avversario, 22esima eliminazione degli ultimi 23 giocatori affrontati da un Garcia in versione Marquez, è un epilogo metaforicamente triste. Proprio sulla mazza dello storico capitano biancorosso, che nel momento del bisogno (un catcher rotto, l’altro quasi) è tornato a indossare gli schinieri per aiutare la squadra, è ragionevolmente giusto credere che sia terminata l’avventura del Grosseto Baseball nel campionato di Serie A federale. Non perché l’Enegan ha perso, sia chiaro. Perdere nello sport ci sta, soprattutto nel baseball, disciplina in cui il lavoro, l’inerzia e l’entusiasmo fanno miracoli. L’entusiasmo che il Bollate ha messo in campo dalla prima all’ultima pallina di gara-5. L’entusiasmo che il Grosseto, padrone di casa e reduce dalla scorpacciata della quarta partita, non ha avuto. “Ma noi siamo una squadra diversa, di veterani, loro sono giovani, hanno un altro approccio”, ha detto Carlo Del Santo dopo il ko, confortato da David Sheldon. Ha ragione, il manager biancorosso: ma in Serie A federale si dovrebbe giocare soprattutto per entusiasmo, non perché si è veterani. I veterani con approccio da veterani, se bravi, lottano per lo scudetto vero, o almeno giocano in Ibl. Come ha ragione, probabilmente, nel dare la sua spiegazione sul perché, in gara-3, abbia tenuto in campo Perez fino al 7-0: perché aveva dato la partita per persa e non voleva demolire la rotazione in vista delle altre due gare. Visto quanto la sua squadra ha battuto quando non c’era Marquez sul monte, ovvero quasi niente, è difficile dargli torto. Ma non è solo una squadra di veterani, questo Grosseto. E’ anche una squadra che ne ha viste e vissute di tutti i colori, arrivando a minacciare di non scendere in campo. Una sconfitta contro il Bollate, con tutto il rispetto per il manipolo dei ragazzotti di Sheldon, non è aver perso una finale di Coppa dei Campioni. Non servono processi, oggi, non serve individuare colpevoli, anche perché tutti hanno sbagliato e le giornate surreali dopo la regular season non possono essere dimenticate, perché sono molto più dolorose di un secondo posto in campionato. Aver vinto per la seconda volta consecutiva lo “scudetto” della Serie A federale cambia il giusto. Quello che conta davvero è capire ciò che il Grosseto Baseball, o meglio il baseball a Grosseto, vuole fare da grande.
“Il futuro? Domani è lunedì”. Ha tagliato corto Mario Mazzei, un presidente che per la passione e la voglia che ci mette è davvero difficile non apprezzare. Oggi è lunedì, ma è chiaro che un’altra stagione di questo tipo è impensabile. Al di là dei problemi nello spogliatoio e tra i dirigenti che porteranno inevitabilmente a decisioni chiare e definitive nelle prossime settimane, gara-5 contro il Bollate certifica la conclusione dell’avventura del Grosseto in Serie A federale. Almeno, di un Grosseto Baseball organizzato così. Perché per ciò che c’è scritto sulle maglie, e per quanto i biancorossi costano rispetto agli avversari, un’altra annata simile sarebbe inutile. Inutile perché il Grosseto in Serie A federale è - quasi - come la Juve in serie B: se Grosseto vince ha fatto il compitino, se Grosseto perde, anzi non vince, è come se la Juve finisce dietro al Frosinone. Delle due l’una: o Grosseto ha la forza tecnica ed economica di tornare in Ibl, o resta in Serie A federale spendendo quanto spendono gli altri. Puntando tutto sui giovani. Sia come sia, visti i tempi che corrono, non appare più procrastinabile il momento in cui Grosseto e Castiglione si siedono a un tavolo e si decidono una volta per tutte a costruire una franchigia seria: Ferretti, tanto per fare un nome, è bravo e deve giocare allo Jannella. Può una sconfitta in gara-5 di una finale di un campionato essere accolta con un sorriso? Sì, può, perché magari fa capire che non ha senso partecipare a un campionato in cui non puoi permetterti di non vincere. Lo sport, non c’è categoria che fa eccezione, è un’altra cosa.

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