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Promozione

Ceri: "Camilli sponsor? Polemiche folli"

19.09.2015 - 15:26

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Simone Ceri e il Roselle hanno scatenato un finimondo. La decisione del patron biancoceleste - che non può non essere considerato anche il tifoso numero uno del Grifone negli ultimi decenni - di accettare la sponsorizzazione di Camilli e della Ilco per la sua squadra di Promozione, ha scatenato polemiche furiose. E’ una strana città, Grosseto: a volte non sono sufficienti provocazioni per provocare reazioni, in altre circostanze basta pochissimo perché l’orgoglio si senta ferito. “Ma infatti io sapevo che questa cosa avrebbe avuto strascichi – sorride Ceri – ma non avevo idea che potesse sollevarsi un vespaio simile, con delle congetture che trovo folli”.
Perché, tra l’altro, lei è ancora un tifoso del Grosseto.
“Ecco, qui occorre fare una doverosa precisazione. Io non mi sono mai professato niente, capo ultras o altro, neppure quando per il Grifone ho rimesso soldi e non solo. Oggi, quando la curva mi chiede un aiuto, io ben felice intervengo, ma con il massimo rispetto per le gerarchie. E’ lampante che se il Grosseto fa bene sono felice, ma la realtà è anche che io oggi sono il presidente del Roselle”.
Il che la porta ad accettare una sponsorizzazione.
“Sfido chiunque a non dire sì a dei soldi di chiara e lecita provenienza, frutto del lavoro di un imprenditore. In nome di quale motivo avrei dovuto rifiutarli? Non mi è stato chiesto di mettere sulle maglie una scritta ‘Odio Grosseto’, ma il logo di un’azienda. Ecco perché non ho avuto alcuna esitazione, agendo nell’interesse della società che amministro”.
Le polemiche estive tra lei e Camilli? Dimenticate?
“Quando si ipotizzò che Camilli se ne voleva andare per colpa del nostro centro sportivo, io risposi che se per lui era un problema poteva tranquillamente realizzare quel progetto. Non solo: aggiunsi che se era stanco, la sua scelta di andarsene era legittima. Lo penso anche oggi, pur restando un tifoso del Grosseto. Se un uomo a 66 anni decide di non essere più disposto a fare 150 chilometri per gestire una squadra sono convinto che debba essere rispettato”.
E chi dice che il Roselle vuole mettersi in competizione con il Grosseto?
“La competizione esiste tra due squadre di pari categoria. Non solo noi siamo in Promozione, ma abbiamo obiettivi assolutamente diversi. Il Grosseto resta la squadra della mia città e spero che torni in Serie B o arrivi anche più in alto. Onestamente questo clima da ‘Dagli all’untore’ non mi interessa. Hanno cercato di mettermi contro Camilli, ora ci provano con Pincione. Ma io so che sono presidente del Roselle, so cosa ho fatto per il Grosseto e so per chi tifo. Consiglio alla gente di fare pace con il cervello. Le lotte dei tifosi dovrebbero essere con altre squadre e altre realtà. Noi siamo solo un’onesta società di periferia, che partecipa alla Promozione, speriamo nel miglior modo possibile, e che ha un progetto da portare avanti. Se ci riusciremo siamo convinti che porterà dei benefici, ma lungi da noi immaginare di essere antagonisti del Grifone”.
Grifone che la famiglia Ceri avrebbe anche potuto prendere.
“Noi eravamo l’ultima ancora di salvezza e forse avremmo avuto anche la debolezza di imbarcarci in questa avventura, sacrificando ciò per cui abbiamo lavorato negli ultimi anni. Detto questo, infinite grazie a Pincione che non solo ha regalato alla città un sogno e ha dato entusiasmo, ma che ci ha tolto dagli impicci”.
Quando il Roselle non gioca seguirà il Grifone?
“Potrà capitare perfino di preferire il Grosseto alla mia squadra. Non c’è nessun rapporto di subordinazione, anche se ho chiaro il mio ruolo”.
Cosa pensa del progetto Pincione?
“Finora non ha sbagliato niente, punta tanto sulla comunicazione e sta facendo bene. Ma sono state giocate tre partite, poche. Il campionato è lungo, come sempre parlerà il campo”.
Tra il suo sponsor, la Viterbese, e il suo cuore, il Grosseto, per chi fa il tifo?
“Non scherziamo”. 

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