Serie D

Pincione: "Con me il Grifone non farà mai impicci"

15.09.2015 - 03:57

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C’era una volta una città – calcisticamente – intristita, anzi depressa, all’inizio di un’estate di passione. C’era una volta una città rassegnata a ripartire dalla Promozione, dall’Eccellenza nella migliore delle ipotesi. C’era una volta un businessman un po’ newyorchese e un po’ pescarese che riceve una telefonata, chiude la conversazione e senza pensarci un secondo prenota un volo oceanico, destinazione Roma, poi Grosseto. Due mesi dopo la honeymoon tra Massimiliano Pincione e il suo Fc Grosseto “stars and stripes” con la Maremma continua. Sembra tutto anche troppo bello, quasi finto. Sembra impossibile che il Grifone, a un passo dal dramma – sempre calcistico, s’intende – di una categoria regionale, si sia ritrovato di colpo in Serie D. Con investimenti importanti, con un progetto che parla almeno di cadetteria. Sempre con il sorriso sulle labbra e con i tifosi e la città al primo posto. Non solo, perfino con un principe saudita in visita, e non un principe qualunque, ma il figlio – unico – del 34° (secondo Forbes, patrimonio 27 miliardi di dollari) o del 20° (secondo Bloomberg, patrimonio 32 miliardi di dollari) uomo più ricco del mondo. Un po’ come se Babbo Natale si fosse precipitato a Grosseto, non su una slitta ma su un jumbo, e con una kefiah in testa anziché un berretto, bianco e rosso. Lui, Max Pincione, quasi si mette a ridere. “Certe volte si può spendere tutto il denaro del mondo senza riuscire a far funzionare le cose – osserva – altre volte bastano cinque minuti per creare qualcosa di buono. E’ proprio così che è andata. Ho ricevuto una telefonata e la mia risposta è stata: ‘Gratis? Come è possibile?’. Le stesse parole dei miei partner che ho contattato per chiedere se fossero interessati a questo progetto. Da qui è partito tutto”.

E poi siete arrivati a Grosseto. In punta di piedi e con grande gentilezza.

“Esatto. Ma ci tengo a dire che niente è stato fatto in modo strategico o per raggiungere qualche obiettivo. Noi lavoriamo così, è il nostro modo di fare le cose”.

La Maremma ha percepito questo, evidentemente, perché l’accoglienza che vi ha riservato è stata molto affettuosa.

“E noi l’abbiamo apprezzato. Mi trovo molto bene a Grosseto, io ma anche i miei collaboratori e la squadra. La cena con i tifosi è stato un bel momento di unione e va bene così, perché la città è tranquilla, il clima è positivo, non ci sono pressioni eccessive ma solo voglia di far bene. Sappiamo qual è il nostro compito e lo porteremo in fondo”.

Abbonati a quota 1.100. E’ un dato importante, per la categoria.

“Sicuramente sì. Sono anche sicuro che altri tifosi ci seguiranno la domenica, comprando i biglietti partita per partita. Come già ho avuto modo di dire loro potranno essere un’arma in più, un’ulteriore forza per la nostra squadra”.

Anche la società, con i prezzi popolari e una grande attenzione per la gente, ha favorito questo avvicinamento.

“Da un punto di vista di business, strettamente economico, i prezzi dei biglietti cambiano poco la situazione. Cambia molto, invece, dal punto di vista sportivo. Avere lo stadio pieno ci aiuta a fare gruppo, a creare entusiasmo, a fare la differenza rispetto alle altre squadre che dovremo affrontare”.

Anche perché non sarà un girone facile: niente più ripescaggi, le trasferte in Sardegna e la Viterbese di Camilli.

“Siamo convinti di aver costruito una squadra forte. Abbiamo già in mente quale sarà il nostro percorso: ogni partita è un campionato che inizia il lunedì e finisce la domenica sera. Andremo avanti lungo questa strada senza chiedere il risultato degli altri, senza sapere quanto ha speso Tizio o quanto spenderà Caio”.

Rosa al completo?

“Ci mancano quelle due ciliegine che ancora stiamo cercando. Per il resto andiamo bene così. Logico, se durante il campionato mancasse qualcosa non avremo problemi ad agire. In America diciamo che se è una cosa non è rotta non va aggiustata: ecco, aspettiamo che ci sia un problema prima di intervenire, se sarà necessario”.

Era fondamentale partire bene e la vittoria a Roma ha sicuramente aiutato.

“C’era un po’ di nervosismo, me lo aspettavo. Ma poi siamo venuti fuori e il risultato è stato meritato”.

L’obiettivo è la vittoria del campionato?

“Sì, non ci nascondiamo. Va bene tutto quello che abbiamo fatto finora, ma senza risultati non serve a niente”.

E il progetto-Pincione dove conduce? In serie B o magari addirittura in serie A?

“Intanto a tornare in Lega Pro. Poi ne riparliamo. Facciamo un passo alla volta”.

Come si trova a Grosseto?

“Assolutamente bene. Questo territorio è davvero molto bello e credo che potrebbe essere sfruttato meglio. Un luogo come Porto Ercole è realmente meraviglioso, non ha niente da invidiare a Forte dei Marmi. Anche al principe la città è piaciuta molto, impossibile che non sia così”.

Adesso tornerà in America?

“Sì, come previsto, perché ho da sbrigare anche altri affari. Ma non ci sono problemi, passerò dei periodi in Italia e altri negli Stati Uniti, come previsto. Oggi ci sono tanti strumenti da usare quando si è lontani: con le videoconferenze non farò mai mancare la mia presenza”.

Cosa l’ha più stupita in positivo di Grosseto?

“La disponibilità e la gentilezza delle persone. Non soltanto dei tifosi, ma anche dell’amministrazione che si è fatta in quattro per aiutarci e che finora ci è stata sempre vicina”.

Quale, invece, un problema che ha incontrato?

“La burocrazia. Ma questo non è soltanto un guaio della Toscana”.

Il territorio dal punto di vista imprenditoriale ha risposto?

“Noi non siamo qui per chiedere soldi a nessuno. Non sono stupido, l’esperienza di Pescara mi ha aiutato tantissimo a crescere, per me è stato come studiare ad Harvard. Quindi non è che sono a Grosseto per regalare soldi o farmi fregare, ma al tempo stesso posso dire che la società è solida dal punto di vista economico e va avanti grazie alle sponsorizzazioni dei nostri soci e dei nostri partner. Logico, ben vengano eventuali aiuti anche da Grosseto: a chi è interessato posso assicurare che qualunque supporto sarà usato esclusivamente per costruire una squadra più forte”.

La società, così come per ora è stata costruita, le piace o vuole migliorarla?

“Per adesso siamo messi molto bene. In un mese e mezzo non si può pensare di aver fatto tutto, ma siamo una famiglia è questo è importantissimo. Abbiamo un rapporto schietto non solo tra noi dirigenti, ma anche con i giocatori. Scherziamo e ridiamo. Non c’è politica, io detesto la politica. Facciamo le riunioni con la porta aperta in modo che tutti possano sentire. Sono per la trasparenza. Credo che lavorando in modo trasparente e corretto raggiungeremo i risultati che ci siamo prefissati”.

Sa che il calcio italiano non è esattamente l’ambiente più trasparente e corretto in cui si può immaginare di lavorare?

“Certo che lo so. So che ci sono dirigenti, giocatori o altri personaggi che hanno creato tanti problemi. Ma so anche che ci sono tifosi splendidi, c’è una passione e un amore per le squadre di calcio che non si trova in nessuno sport. Ci sono persone che lasciano la famiglia, il lavoro o le proprie case pur di seguire la loro formazione ed è a questa passione e a questo amore che noi guardiamo. Con la trasparenza e la correttezza che cerchiamo di avere in ogni nostra attività, in ogni nostra società, e mi impegno personalmente a promettere che qui non faremo pasticci, non avremo questo tipo di problemi. Se noi troviamo tifosi in centro li salutiamo e ci fermiamo a parlare, giusto così. Ma non è il presidente, il dirigente o il giocatore a farlo, ma l’Fc Grosseto. La società e il marchio vengono prima di tutto e tutti”.

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