Serie D

Ecco il Pincione style: "Così sarà il mio Grifone"

29.08.2015 - 14:59

0

Nicola Cecconami ha 35 anni. Oltre metà li ha vissuti al fianco dei biancorossi, dall’Eccellenza alla Serie B. Lui è uno dei fedelissimi, di quelli che l’Us Grosseto, l’Ac Grosseto, l’Fc Grosseto, insomma il Grifone, lo avrebbe seguito dappertutto, anche in Terza categoria. Infatti, in un torrido pomeriggio di fine agosto, si è appena messo in tasca la sua tessera annuale, e approfittando dell’occasione si avvicina al prato verde dello Zecchini, lo stesso che una valanga di volte ha bramato dal suo posto in Curva Nord. Proprio in quel momento gli passa davanti il presidente Massimiliano Pincione. Le parole gli escono dalla bocca come uscirebbero a un bambino che sta per incontrare Babbo Natale: “Scusi presidente... Sa, io sono abbonato da vent’anni. Potrei entrare in campo?”. Pincione lo guarda, quasi stupito di questa richiesta, sorride e risponde: “Certo che puoi”.
Nicola Cecconami è il bello del calcio. Anzi, quel poco di bello che è rimasto nel calcio. Quel bello di cui magari Max Pincione vorrebbe veder colorare il suo Grosseto. A osservarlo, in una sede affollatissima di dirigenti e di tifosi che vanno e vengono per abbonarsi, non sembra neppure il presidente. Pantaloni anonimi, t-shirt, gli immancabili braccialetti sul polso sinistro, il cellulare impugnato con la mano destra che squilla. Ma quando parla, eccome se lo sembra. “Questo è il Grosseto, la squadra di Grosseto - afferma - ma io sono il presidente e finché ci sono io vuol dire che non c’è nessuno sopra di me”. Pare un discorso da padre padrone: non lo è. E’ solo un discorso fatto per mettere in chiaro cosa succederà nel Grosseto di Pincione, cosa invece non succederà. “Qui non c’è spazio per i dirigenti che non fanno gli interessi del Grifone - assicura - Qui non c’è spazio per i personaggi discutibili. Qui non c’è spazio per i procuratori. I calciatori se vogliono parlarmi possono farlo. Ma i procuratori restano fuori, non mi interessa neanche conoscere il loro nome. Chi vuole lavorare con me è bene che sappia queste cose, anzi è bene che lo sappiano tutti. Non sono stupido, so come gestire una società”. Lo sa anche grazie all’esperienza di Pescara, avventura non positiva, ma che ha comunque rappresentato un momento di crescita. “Ci ho rimesso due milioni - confessa Pincione - mi sono fatto fregare da persone che reputavo amici, che ho trattato come amici e che nel frattempo mi pugnalavano. Ero abituato agli Stati Uniti, a come ci si comporta lì, in Arabia Saudita più o meno avevo trovato lo stesso modo di fare le cose, in Italia è un po’ diverso, adesso lo so e non commetterò più errori”. Accanto a Pincione c’è Paolo Iapaolo. Si capisce che il direttore generale è il suo braccio destro, è proprio il Pres a investirlo di questo ruolo: “Per qualsiasi cosa, quando non ci sono io, può parlare con lui”. Anche Iapaolo a Pescara c’era: “E’ un capitolo chiuso. Secondo lei - osserva il gm - con tutta la strada che abbiamo fatto, con tutti i chilometri percorsi, con tutto il lavoro portato avanti e le energie spese, siamo qui per rovinare tutto?”. Dunque perché Max Pincione e la sua squadra sono a Grosseto? La risposta del massimo dirigente fa capire che, davvero, l’esperienza nella “sua” Pescara lo ha cambiato. “Perché volevamo una società pulita, senza debiti, impicci o problemi. Il Grifone era la scelta perfetta. Anzi, trovo inspiegabile che nessuno abbia preso questa società prima di me”.
Abruzzese di Cugnoli, 53 anni, Massimiliano Pincione si è trasferito poco più che bambino. Una vita da emigrante, una vita a rincorrere il sogno americano che per lui è arrivato davvero. Ha fatto fortuna commerciando pietre preziose tra gli States e l’Arabia Saudita, imbastendo quei contatti che poi sono diventati fondamentali anche per il futuro calcistico della Maremma. E’ davvero un vulcano, un Grand Canyon di idee, come viene descritto da chiunque lo abbia conosciuto. La lucida follia della richiesta di ripescaggio è solo l’ultima. Ci ho messo due settimane a presentare la domanda, ma alla fine ci sono riuscito - sorride - non vedo perché non avremmo dovuto provare. Una missione impossibile? Se ci prova il Parma può provarci anche il Grosseto. Capisco che in Italia ci sono tante cose diverse, ma questo è il mio modo di vedere lo sport, voglio metterci entusiasmo. L’altro giorno ho chiesto ai miei collaboratori perché non potevamo fare un’amichevole contro il Siena o contro il Livorno. Mi hanno detto che è impossibile, perché avremmo problemi tra i tifosi. Ecco, io penso che invece dovrebbe essere una bella occasione per tutti, come è bellissimo vedere i bambini che giocano nel campo della prima squadra, come i grandi”. Sarebbe il massimo prendere il modello di sport americano, clonarlo e fare un innesto allo Zecchini. “Ma non è che in America non ci sono mai problemi - precisa il Pres - alle partite di football capita che vengano organizzati i tailgate party, le feste nel parcheggio in cui si fanno i barbecue e si beve birra prima delle partite. Ecco, una volta giocavano i New York Jets contro i Dallas Cowboys, solo che era un monday night ed evidentemente i tifosi avevano avuto molto tempo per bere. Sul 30-0 per Dallas iniziò a succedere di tutto, gente che litigava o che vomitava. Ero con mia figlia e la portai via, peccato perché poi quel match diventò bellissimo: finì 37-30, ci perdemmo un bello spettacolo. Ma sì, in generale in America una partita è una festa. Un po’ di quella festa mi piacerebbe vederla a Grosseto”.
Aspettando di capire se lo Zecchini diventerà, magari col tempo, un piccolo avamposto di un nuovo modo di vedere lo sport in Italia, di certo come si è posta la società ha stupito tutti. Il tifoso che può calpestare l’erba dello Zecchini, le bottigliette d’acqua a chi aspetta di fare l’abbonamento, le porte dello stadio che si aprono per permettere ai supporter di ripararsi dal solleone, i bimbi che giocano, i cento euro nella cassetta delle offerte per le bandiere donati dal presidente. Che però, quando il cronista gli fa notare che questo modo di vivere il calcio e di approcciarsi alla città è sorprendente, quasi si schernisce. “Ma non mi sembra di fare niente di particolare - replica Pincione - anzi per me questo è un comportamento normale. Non esiste soltanto il campo, anche se ovviamente è importante”.
Sa anche di avere raccolto un’eredità pesante, anzi pesantissima: “Camilli è stato un grande presidente, il migliore nella storia di questa città, ripetere i suoi risultati sarà difficilissimo. Ma un passo alla volta ci proveremo: siamo convinti di aver costruito una squadra forte, con buoni giocatori. Il nostro obiettivo è vincere”.
Tanti si sono chiesti e continuano a chiedersi perché un businessman newyorchese, che passa la vita tra un Boeing 747 della Delta e un Airbus a 380 della Emirates, sospeso a 33mila piedi tra l’Oceano Atlantico e il Golfo Persico, abbia voluto tuffarsi in quest’avventura. Facendo confluire soldi americani e arabi (tanti, benedetti e subito, si parla già di 800mila euro) in un progetto che magari col tempo diventerà fruttuoso, ma che oggi agli occhi di un maremmano appare qualcosa a metà tra una pazzia e un regalo di Natale in piena estate. Possibile che non ci sia niente dietro? Pincione risponde col sorriso sulle labbra, con quell’italiano perfettamente corretto anche se un po’ americaneggiante, con i suoi bracciali singolari e la sua capigliatura un po’ improbabile a renderlo istantaneamente più simpatico: “Sa quanto si può spendere per far giocare un bambino o una bambina a calcio negli Stati Uniti? Anche ventimila dollari all’anno. E ce ne sono tante di persone che amano il calcio in America o in Arabia Saudita. Non esiste paese nel quale si può imparare a giocare meglio rispetto all’Italia. E poi Grosseto è bellissima, la Toscana è bellissima. Iniziamo a lavorare, facciamo partire la Grosseto Academy, facciamo diventare questa splendida terra un luogo in cui la gente può venire a giocare a pallone, da tutto il mondo. Perché no?”.
Già, perché no? “Quando mi sono seduto la prima volta dal sindaco per parlare del nostro progetto - conclude il Pres - lui mi ha subito detto che se volevo appalti, palazzi o centri commerciali non ero nel posto giusto. Io gli ho risposto che oltre alla squadra di calcio volevo solo buone mozzarelle”.

Condividi le tue opinioni su Corriere dell'Umbria

Caratteri rimanenti: 400

Più letti oggi

Spettacoli

Nel chiostro la mostra omaggio dei ragazzi al maestro Fontana

Massa Marittima

Nel chiostro la mostra omaggio dei ragazzi al maestro Fontana

Sarà inaugurata venerdì 25 settembre alle 17,30 e resterà visitabile fino al 6 gennaio 2016 la mostra fotografica allestita al Chiostro di Sant’Agostino "Le forme ...

21.09.2015

Tre giorni di eventi per celebrare il cavallo

La presentazione

Grosseto

Tre giorni di eventi per celebrare il cavallo

Dal 25 al 27 settembre ritorna il Festival dei cavalli datato 2015. Tre giorni intensi all’insegna dei destrieri nello scenario del Centro militare veterinario di via ...

19.09.2015

Aperte le iscrizioni alla scuola di musica Chelli

Grosseto

Aperte le iscrizioni alla scuola di musica Chelli

Con l’avvio del nuovo anno scolastico riprende con slancio anche l’attività della scuola di musica Chelli, che insieme alla scuola d’infanzia San Giuseppe, alla scuola media ...

17.09.2015