Perugina, un caso per tutti

Perugina, un caso per tutti

02.03.2015 - 13:42

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La commissione Lavoro della Camera dei deputati, presieduta da Cesare Damiano, nella giornata di oggi svolgerà una missione in Umbria, analogamente a quanto è avvenuto in questi mesi in altre regioni italiane. Lo scopo della visita è quello di ascoltare i territori produttivi, acquisendo informazioni sulla salvaguardia dei posti di lavoro e sulle modalità di attivazione degli ammortizzatori sociali per verificare l’effettivo funzionamento in questi tempi di crisi di istituti quali la cassa integrazione in deroga e i contratti di solidarietà. La missione in Umbria avviene pochi giorni dopo l’approvazione dei decreti attuativi sul Jobs act, in cui il Governo ha eliminato il reintegro in caso di perdita del posto di lavoro senza giusta causa anche per i licenziamenti collettivi. Un aspetto che darà vita a un doppio regime di trattamento tra “vecchi” e “nuovi” assunti, destinato a indebolire ulteriormente il mondo del lavoro. A esso si erano opposti non solo i sindacati, ma anche le commissioni di Camera e Senato e i rappresentanti del Partito democratico della maggioranza come della minoranza: un doppio schiaffo, al Parlamento e all'insieme del Partito democratico, dunque, che è arrivato nonostante le rassicurazioni fornite nei giorni precedenti dal Presidente del Consiglio, che ha preferito piegarsi ai diktat del Nuovo centro destra di Sacconi e di Alfano e al fronte più oltranzista della Confindustria. La missione in Umbria sarà caratterizzata da un incontro istituzionale con la presidente della Regione Catiuscia Marini e da un confronto con le principali parti sociali volto ad approfondire le difficoltà presenti nelle realtà produttive del territorio. L’Umbria ovviamente risente della difficile congiuntura economica a livello nazionale ed europeo. Veniamo da sette anni di crisi in cui abbiamo sperimentato, prima la sbornia ideologica della dottrina dell’austerità e poi il fallimento empirico delle ricette proposte, dal momento che i debiti pubblici non sono diminuiti, la produttività non è aumentata, la disoccupazione è cresciuta insieme con la pressione fiscale e un tasso di evasione senza uguali nel continente. Secondo i dati dell’Inps, relativi al 2014, nei primi nove mesi dell’anno, si sono avute in Umbria 11 milioni di ore di cassa integrazione guadagni, circa un quinto in meno rispetto all'anno precedente. La diminuzione delle risorse disponibili ha provocato una riduzione ancora più evidente nell’ambito degli interventi straordinari e in deroga. Sul fronte della disoccupazione il tasso è cresciuto all’11,5% ed è il più elevato degli ultimi vent’anni. Per comprendere gli effetti della crisi economica basti pensare che nel 2011 lo stesso dato era fermo al 6,5%. Un caso paradigmatico degli attuali problemi è quello della Nestlé-Perugina, una delle realtà produttive più importanti di Perugia e dell’Umbria. Per garantire la piena occupazione degli oltre 860 lavoratori nell’agosto 2014 è stato firmato un contratto di solidarietà che prevedeva un compenso pari al 70% della retribuzione per due anni, in cambio dell’impegno, da parte della multinazionale, di rilanciare lo stabilimento con un piano di investimenti. Purtroppo però non è stato rifinanziato il bonus del 10% previsto dai contratti di solidarietà e dunque la retribuzione nel frattempo è scesa al 60% dello stipendio originario. Certo, quello della cioccolateria è un settore penalizzato dalla crisi generale dei consumi e, nello specifico, dal loro carattere stagionale, così anche pesa l’aumento del costo delle materie prime come le nocciole e il cacao, ma se la produzione scenderà sotto le 25 mila tonnellate, come è previsto quest’anno, il presente e il futuro dello stabilimento di S. Sisto rischiano di essere compromessi. Peraltro è miope continuare a intervenire sul mercato del lavoro modificando i processi legislativi una riforma dopo l’altra: una ricetta già messa in pratica in passato che ha avuto soltanto l’effetto di precarizzare ulteriormente il lavoro. L’unica strada, per la Nestlé-Perugina e per tante altre realtà produttive regionali e nazionali, è quella di aumentare gli investimenti, la produzione industriale, la distribuzione commerciale e la promozione del marchio all'estero, senza scaricare la responsabilità della crisi sui soggetti più deboli, i lavoratori, ulteriormente riducendo il loro livello salariale, come avvenuto con lo stabilimento di San Sisto. Si tratta di una strategia nazionale che deve coinvolgere il Governo e il ministero del Lavoro affinché sia verificato il piano industriale della Nestlé per l'Umbria e per l'Italia. La notizia di queste ore che la multinazionale parteciperà all'Expo di Milano è positiva, ma rischia di essere il classico specchietto per le allodole dal momento che, senza una strategia complessiva di investimenti, non si riuscirà a evitare che gli oltre duecento esuberi annunciati si trasformino in veri e propri licenziamenti. Per queste ragioni chi prenderà parte alla missione parlamentare di oggi ha ben chiaro che la vicenda perugina della Nestlé è rappresentativa di un problema più vasto su scala nazionale e globale. La crisi di un singolo sito industriale, per le sue ricadute generali, si trasforma ben presto nella crisi di tutti, incidendo sulla vita materiale presente e sulle speranze di futuro di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie, ma anche sulle prospettive industriali ed economiche dell’Italia intera.

miguel.gotor@senato.it

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