Italicum, rebus preferenze

Italicum, rebus preferenze

12.01.2015 - 11:42

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La riforma della legge elettorale entra nella settimana decisiva: nei prossimi giorni si concluderà il dibattito generale al Senato, si inizieranno a votare gli emendamenti e il provvedimento dovrebbe essere approvato alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Si tratta di una legge fondamentale da cui dipenderanno le caratteristiche e la qualità della nostra democrazia nei prossimi anni ed è dunque decisivo farla nel modo migliore possibile. Ciò significa anzitutto rispettare la sovranità del Parlamento e le prerogative costituzionali dei singoli parlamentari perché il provvedimento non riguarda un singolo partito, o la maggioranza di un governo, ma tutte le forze politiche presenti in Italia. Il cosiddetto "Italicum", nell'ultima versione concordata dalle forze politiche, ha due aspetti positivi: per un verso, la previsione del ballottaggio, con una soglia per far scattare il premio di maggioranza sin dal primo turno elevata dal 37 al 40%, per rispondere a una giusta esigenza di governabilità; per un altro, le soglie di ingresso in Parlamento che, nella prima versione della legge elettorale, quella già votata alla Camera, erano troppo alte (8% per un singolo partito, 12% per una coalizione) sono state unificate e abbassate al 3%, un limite che garantisce i principii della rappresentatività e del pluralismo in cui si deve articolare una democrazia parlamentare a carattere maggioritario come la nostra.
Rimane, però, un grave limite che il Parlamento ha il dovere di risolvere e che riguarda le modalità di individuazione dei singoli deputati. L'"Italicum", con i suoi cento capilista bloccati dalle segreterie dei partiti, produrrà un Parlamento con circa il 60% dei deputati nominati dall'alto e il rimanente 40% di eletti con le preferenze. Ma attenzione: le preferenze sono un optional previsto soltanto per chi vince il premio di maggioranza perché una forza che conseguisse il 20% dei voti (e quindi non un piccolo partito, come scrive qualcuno) eleggerebbe con le preferenze soltanto due deputati, oltre ai cento capilista bloccati. Credo che questo meccanismo, escogitato specialmente per soddisfare le esigenze di controllo che Berlusconi vuole continuare a esercitare sul proprio gruppo parlamentare, sia un grave errore soprattutto in considerazione del fatto che siamo impegnati in un processo di riforma del bicameralismo perfetto, che deve proseguire e realizzarsi, in base al quale avremo una sola camera politica, un solo rapporto fiduciario con il governo e un senato composto da eletti di secondo grado. Una sola camera politica a cui spetterà anche l'elezione degli organi di garanzia costituzionale e che in questo modo rischierebbe di essere formata per oltre la metà dei suoi effettivi in base alla volontà di 3-4 "grandi nominatori", producendo un evidente squilibrio tra i poteri in favore dell'esecutivo e una vera e propria chiusura oligarchica della nostra democrazia. Questa serrata oligarchica consegnerebbe ai segretari dei partiti un potere senza uguali e per di più in una fase storica in cui è senso comune ritenere che le forze politiche abbiano smarrito la loro capacità di selezionare classi dirigenti adeguate e dopo la constatazione che dieci anni di nomine con il "Porcellum" hanno certamente peggiorato la qualità della rappresentanza parlamentare. Sbagliare è umano, perseverare sarebbe diabolico. Non a caso il Partito democratico, sia nella campagna elettorale del 2013, sia in quella delle primarie per l'elezione del nuovo segretario, con tutti i suoi candidati si è sempre impegnato nel superare il principio delle liste bloccate con l'obiettivo di restituire ai cittadini lo scettro della scelta dei propri rappresentanti. Un passaggio ineludibile per provare a riparare la frattura che si è aperta tra cittadini e istituzioni e che il "Porcellum" ha certamente aggravato producendo una doppia deresponsabilizzazione: dell'eletto, ma anche dell'elettore. Intendiamoci: il problema è rappresentato dalle proporzioni nominati/eletti previsto dall'"Italicum" e non dal fatto che sia presente un numero di candidati scelti dal segretario politico del partito perché è persino giusto riservare una quota della rappresentanza a esponenti della società civile e del mondo delle professioni che con la loro esperienza possano arricchire il Parlamento e che sarebbero penalizzati da una competizione di sole preferenze. Per questa ragione 37 senatori del Pd (oltre un terzo del gruppo del Senato) hanno presentato un emendamento di mediazione che concede a tutti i partiti, e non solo a quello vincitore, la possibilità di eleggere con le preferenze il 70/75% dei candidati e di nominarne il 25/30%. Auspico che il Parlamento possa approvarlo per migliorare l'"Italicum" e dare al Paese una legge elettorale più equilibrata, in grado di garantire non solo la governabilità e la rappresentatività, ma anche una migliore selezione delle classi dirigenti.
miguel.gotor@senato.it

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