Misericordia e anatema

Misericordia e anatema

30.09.2015 - 13:22

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Non ha avuto esitazioni e neanche la paterna misericordia che si dovrebbe a un povero Cristo. E’ andato dritto al punto e ha pronunciato l'anatema. “Io non ho invitato il sindaco Marino. Chiaro? - ha detto Papa Francesco - Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro l’hanno invitato”. Che il Papa Bergoglio possedesse la dote della franchezza e non guardasse in faccia a nessuno, lo sapevamo, che fosse così diretto ed esplicito nei confronti di un fedele, o presunto tale, come il Sindaco di Roma, ci ha sorpreso.
A domanda, come fa di solito, ha risposto, senza giri di parole e fumisterie. Ha detto, per quanto lo riguarda, come stanno le cose sulla trasferta dei vertici capitolini a Philadelphia e ha rispedito al mittente qualunque illazione. Siamo rimasti sorpresi, è vero, ma fino a un certo punto. I Papi una volta centellinavano uscite e affermazioni, viaggiavano poco, si affidavano a encicliche, poche, e quando proprio non c'erano più margini in qualche controversia, scomunicavano. Oggi siamo nel tempo della comunicazione globale, il Papa parla con i giornalisti mentre rientra in aereo in Vaticano, viaggia sulla papamobile e non perde occasione per dettare l'agenda dei temi e dei problemi alla macchina dei media. Migranti, fame, guerre, solidarietà, sacramenti ai separati..
Bergoglio, in questo, ha fatto un deciso passo in avanti anche rispetto a Giovanni Paolo II, a cui si deve di aver inaugurato l'epoca della esposizione mediatica e dell'evangelizzazione per via televisiva. E' andato oltre, consapevole di un mandato ricevuto nel Conclave e della responsabilità di dover governare la Chiesa in un momento complicato e per certi versi a rischio. La questione aperta, la ferita della pedofilia, il nodo della Curia e delle concrezioni infide che vi si continuano ad annidare, la necessità di schierare la Chiesa su posizioni meno frontali rispetto a temi aperti e urgenti come l'omosessualità, le coppie di fatto, l'aborto, l'eutanasia, il divario semptre più profondo tra chi ha e chi non ha..
Bergoglio ha scelto di chiamarsi Francesco e con quel nome ha dato subito un'indicazione simbolica, mettendosi sulla linea del santo della povertà, della vita donata agli altri e ai poveri, della fratellanza nell'amore in Dio con tutte le creature del mondo.
E' andato a Cuba e negli Stati Uniti, ed ha aggiunto un altro capitolo alla sua ininterrotta perorazione di pace e di solidarietà, lo ha detto nell'isola di Castro, davanti all'Assemblea dell'Onu e nell'incontro con il Presidente Obama. Lo abbiamo visto arrivare in Cinquecento e salire da solo, sia pure a fatica, la scaletta dell'aereo che lo riportava a casa, con una borsa in mano che sembrava quella di un operaio che si alza la mattina presto e ci mette dentro la colazione. Che c'entra Marino con tutto questo? E perché prendersela con lui? E' evidente la sproporzione tra l'altezza della missione di cui Francesco testimonia ogni giorno e la precisazione che è un indice puntato contro il Sindaco della Capitale. Ma la nettezza dei toni, perfino ruvidi, dice di un fastidio, di una insofferenza che si è espressa in una presa di distanza siderale. Il Papa non ha avuto misericordia e nemmeno la formalità del rispetto che si dovrebbe al primo cittadino della Capitale in cui è incistato il Vaticano. Non si è ricordato delle strette di mano, dei sorrisi, delle genuflessioni di Marino, e lo ha allontanato da sé con un smentita che non lascia incertezze e spazio per distinguo e una qualche forma di disperato recupero. No, Marino non sta nel cerchio illuminato del Pontefice e la sua staffilata assume un senso che va ben oltre le forzature del cerimoniale, se si pensa che sta per cominciare l'anno giubilare e che Roma è attesa a una prova sovrumana di accoglienza per una torma di pellegrini che potrebbe aggirarsi sui trenta milioni. La forza del colpo battuto dal Papa si rivela direttamente proporzionale alla debolezza e, purtroppo per lui, alla credibilità del Sindaco. Francesco lo ha sbrigato via come una seccatura ed è passato ad altro. E le sue parole restano incise come quelle sui marmi romani nei musei capitolini. Incancellabili e a futura memoria. Al punto che verrebbe anche da solidarizzare un attimo con il povero Sindaco, trattato come Calimero, piccolo e nero. Troppo facile..
Resta la sostanza che non è di costume, ma dice dell'esercizio spietato, sì spietato, dei poteri e dell'abisso tra chi il potere ce l'ha e chi invece non ce l'ha o la ha perso. Questione di sostanza, appunto, e di carisma, con Marino che resata schiacciato e nessuna possibilità di reagire. Bergoglio conosce le asprezze del mondo e il suo sorriso è affilato come una spada e allo sventurato sindaco di Roma è toccato di conoscere l’altra faccia della misericordia.

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