Volkswagen: débacle anche nostra

Volkswagen: débacle anche nostra

23.09.2015 - 12:08

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Eppure si chiama Auto del Popolo! Un’auto costruita per tutti, popolare, appunto, e dunque affidabile, familiare, trasparente. E invece no. Adesso scopriamo che dentro le Volkswagen che circolano negli Usa s’annida un software che trucca i dati sulle emissioni dei gas di scarico nei diesel. Un giochino che cancella un inquinamento di 40 volte superiore al limite consentito. L’inchiesta dell’Epa s’annuncia diligente e minaccia conseguenze che potrebbero essere devastanti nei costi e nell’immagine e il titolo del gruppo crolla e nel mondo si chiedono se il marchingegno sia stato adottato anche altrove. Inevitabile che all’automobilista vengano molti dubbi, e anche ai cittadini del mondo che scoprono una trappola inconfessabile dietro a un marchio che da sempre lega la sua forza alla responsabilità, alla sicurezza e alla fiducia. Un marchio, uno dei più conosciuti, e un marchio tedesco. Lo scivolone Volkswagen pone una doppia domanda, la prima sull’attendibilità della promessa che quell’immagine porta con sé, l’altra sul fatto che VW significa Germania e rappresenta un asset e un testimonial fondamentale d’un sistema industriale considerato un modello esemplare. Sul primo versante viene da riflettere a quanto la nostra vita s’orienti nella quotidianità sui punti cardinali dei marchi. Si offrono come emblemi non solo di una serie di prodotti, ma anche e soprattutto come un modo di intendere e vivere le cose. Ci promettono un mondo di cui sono la porta di accesso e ci dicono che entrando in quel mondo ci sentiremo e staremo meglio. Contribuiscono alla nostra salute, si prendono a cuore la qualità della nostra vita, vogliono arredarcela in nome d’un patto che stringono con noi. E’ questo il punto fondamentale, il patto, non bariamo, quello che ti annunciamo te lo diamo, non ci importa solo di guadagnare e fare profitti, no, sappiamo che il nostro avvenire d’azienda è legato alla tua soddisfazione e alla nostra preoccupazione nei tuoi confronti. Non solo di te come consumatore, ma di te come persona e che, dunque, ci riguarda, perché un’azienda non può essere un corpo separato e vive nella società e nella complessità dei problemi e della storia. Etica, di questo alla fine si tratta, etica nel rapporto tra annunci e comportamenti, ed etica della responsabilità. Infrangere il patto può essere rovinoso per un marchio perché rischia di annullare un patrimonio di credibilità e il fondamento stesso del rapporto che lo lega a un consumatore che è persona e cittadino, intendendo la città nel senso più ampio del termine, come orizzonte della vita e delle relazioni, inserito in un ambiente e in un cammino storico. Per questo, la domanda che esce dal clamoroso inciampo della VW si rovescia su tutto un sistema in cui la dimensione dell’immaginario - pubblicità, strategie di marketing - è così pervasiva del quotidiano e orienta desideri, decisioni e scelte. In che mani siamo? Quali strumenti di garanzia abbiamo per difenderci? Siamo asserviti a un’immagine che ci fa dimenticare la sostanza delle cose e dei rapporti? Il marchio VW siamo abituati storicamente ad associarlo ad alcune caratteristiche che fanno parte di un modo di intendere il lavoro e la produzione dei beni, vale a dire la correttezza e la serietà della Germania. Quante volte ci capita di contrapporre, magari frettolosamente e anche con un qualche complesso d'inferiorità, l'efficienza e la qualità germanica alla nostra arte di arrangiarci, con tutte le furberie e gli inghippi che si porta dietro?! E quante storie, perfino nelle barzellette contrappongono il rigore teutonico al pressappochismo italico! Attenzione, però. Non si tratta di prendersi una rivincita, non è questo il problema e non ci interessa la guerra fra stereotipi. Piuttosto, sconcerta la rivelazione che l’inganno ordito da una multinazionale deutsch porta con sé e cioè l’evidenza di doppiofondo imprevedibile e sconvolgente che si annida nella serietà tedesca. E’ una questione che ci riguarda. E’ ovvio che la serietà non è un appannaggio solo della Germania, tutti dovremmo essere seri e avere un senso profondo dell’etica del lavoro e dell’industria. Ma che traballi proprio un connotato costitutivo della cultura tedesca dovrebbe tutti preoccuparci. Almeno per un paio di motivi. Il primo è legato al fatto che questi colossi immensi sono diventati transnazionali e dunque si espandono come galassie in cui, in tutta evidenza, il profitto e le sue logiche diventano l’unico valore di riferimento. Il secondo, strettamente connesso, è che la costellazione di valori che ne hanno guidato il cammino, come in questo caso, non ha più la forza di imporsi e di opporsi a un trend anomico e esclusivamente mercantile. La débacle della VW è anche la nostra. Tedesca, italiana, europea.

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