I 90 anni di Camilleri

I 90 anni di Camilleri

09.09.2015 - 13:01

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Non capita tutti i giorni di vedere tanta gente che applaude uno scrittore. D'accordo ci sono i festival della letteratura, le letture pubbliche, le presentazioni dei libri, ma quello che è accaduto per Andrea Camilleri è inconsueto. Tanti che si riuniscono sotto la sua casa romana per festeggiare i suoi novanta anni, tanti che applaudono, cantano in coro gli auguri e lo ringraziano. Già, lo ringraziano. E’ bello sentire qualcuno che ringrazia uno scrittore, vuol dire che si è stabilito un contatto profondo che va ben oltre la presunta finzione di una storia. Vuol dire che in una pagina scritta si sono toccate emozioni e sentimenti che arricchiscono la vita, la fanno uscire dalla superficialità quotidiana e la mettono sulla strada - possibile, incerta, ambigua? non conta - di un senso. Accade in un paese dove non sono tantissimi a leggere e dove, come hanno sottolineato critici e storici illustri, la frattura fra scrittori e popolo è sempre stata profonda. Per tanti motivi, per la chiusura spesso elitaria della cultura e quindi per la mancanza di una tradizione popolare che potesse innervare e sostenere una industria culturale e, poi, per una contrapposizione ideologica e pregiudiziale tra mercato e cultura. Purezza, da un lato, e compromesso, se non peggio, dall'altro. Ora, non è che un applauso risolve tutto, però rappresenta un segno che incoraggia e fa piacere. Camilleri ha compiuto novant'anni e ha una lunga storia alle spalle. Regista di teatro e scrittore da sempre, è entrato nella Rai negli anni Cinquanta, inizialmente osteggiato, lo racconta lui, perché comunista. Ha curato per la televisione del monopolio e ispirata a un pedagogico e controllato modello di servizio pubblico tante commedie, a cominciare da quelle di Eduardo, e delle serie gialle che sono entrate nella memoria collettiva, il Tenente Sheridan di Casacci e Ciambricco con Ubaldo Lay, le inchieste del commissario Maigret di Gino Cervi, Le avventure di Laura Storm con Lauretta Masiero.. Era una televisione, al di là di Camilleri e anche di alcune contraddizioni, che sapeva mantenere un alto livello di qualità e che, sia pure in un regime di monopolio, aveva la capacità di rivolgersi al pubblico più largo. Camilleri ha sempre scritto, racconti, storie, poesie. I suoi libri vengono scoperti tardi da Elvira Sellerio, ma è subito successo, uno straordinario successo che ha il nome del commissario Salvo Montalbano. Un personaggio che da subito entra nell'anima profonda dei lettori, rigoroso e coerente, testardo, a volte scontroso, e insofferente dei piccoli e grandi poteri con cui si deve confrontare, oltre che con il male del mondo e la criminalità organizzata. Uno che rimane se stesso, che parli con un delinquente o con il questore, uno che resiste e non si arrende, ironico e disincantato quanto basta per sapere che la vita forse non lo porterà da nessuna parte, ma che intanto va vissuta con un senso del dovere e insieme nella ricchezza con cui si offre. Le storie di Montalbano filano come un congegno a orologeria, Camilleri sa costruire trame che catturano il lettore, tutte raccolte intorno al suo commissario. Disegna una geografia con al centro Vigata che in controluce racconta della sua Sicilia e inventa una lingua, uno strano miscuglio tra siculo e italiano, che all'inizio può sembrare arduo e poi entra nella testa e non ti lascia più. Montalbano sbanca nelle librerie e arriva in televisione e il cerchio di Camilleri si chiude. Con la faccia e il corpo di Luca Zingaretti diventa uno dei personaggi più amati della cosiddetta fiction. Da venti anni ci accompagna e non ci sono segni di stanchezza, ogni volta viene a rinnovare un patto con il pubblico, che è anche quello di uno scrittore che nel commissario ha trasfuso i suoi valori, un modo di sentire la vita e di comportarsi con gli altri. Venti anni e, con quella che arriverà, dieci serie a dimostrare che si può fare un racconto non banale, denso e articolato, e raccogliere milioni e milioni di spettatori. A volte ci domandiamo di cosa sia quella chimera della Qualità televisiva, bene, Montalbano ne è una duratura certificazione.E, a pensarci bene, non è solo questione della Qualità televisiva. Camilleri è un dono prezioso, un motivo di orgoglio per tutti, qualcuno in cui riconoscersi, in un tempo in cui per tanti motivi rischiamo di rinchiuderci e di isolarci. Montalbano fa il suo mestiere, senza eroismi, lo fa un giorno dopo l'altro e non molla, anche se ogni tanto ne avrebbe le palle piene. Non molla e arriva fino in fiondo, pronto a ricominciare. E' fiction, certo, ma non è finzione. Nascosto da qualche parte, sono sicuro che anche lui si sarà infilato fra la gente che applaudiva il suo autore. E avrà partecipato, sorridendo fra sé e sé, con la discrezione che gli è propria, alla festa di Andrea Camilleri.

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