L'inadeguatezza dei genitori di Achille

L'inadeguatezza dei genitori di Achille

19.08.2015 - 14:11

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Voglio parlare di Achille che è nato il giorno di mezz’agosto e che non sa quale sarà il suo destino.
I giudici, ieri sera, hanno deciso che potrà vedere sua madre una volta al giorno, alla presenza di operatori sanitari e per un tempo contenuto. E, intanto, hanno aperto l'iter che dovrebbe portare all'adozione. Achille, riassumiamo la storia, è il figlio di Martina Levato e di Alexander Boettcher, condannati a quattordici anni per avere sfregiato con l'acido l'ex fidanzato di lei Pietro Barbini. Appena nato, è stato tolto alla madre per decisione del pm dei minori che ha sostenuto “la totale e irreversibile inadeguatezza del padre e della madre a svolgere funzioni genitoriali” e ha presentato una richiesta di adottabilità su cui i giudici hanno espresso una prima deliberazione.
Ha colpito la perentorietà del magistrato. Ha parlato di “totale e irreversibile inadeguatezza” dei genitori e aperto al percorso dell'adozione presso una coppia con i requisiti idonei. Ed ha appoggiato questa conclusione anche al fatto che i due non abbiano manifestato pena o dolore nei confronti del delitto che hanno commesso.
Achille, dunque, è stato separato dalla madre. Nemmeno un abbraccio è stato consentito, il dispositivo della legge non ammette esitazioni o dubbi e prefigura la strada dell'adozione, anche se di per sé non esclude soluzioni alternative.
La legge è la legge, il suo dettato, una volta sancito, prefigura un percorso che va rispettato. E' un caposaldo del vivere civile e, tuttavia, ci sono dei casi delicati, complessi, tutt'altro che univoci, in cui la legge dovrebbe avere una duttilità nei modi con cui li affronta.
Invece, la vicenda di Achille induce a pensare che si sia partiti con una rigidità e un orientamento che avrebbero potuto e dovuto essere declinati diversamente.
Non si mette in dubbio la colpevolezza della madre e del padre e nemmeno la loro renitenza a manifestare un pentimento, ma basta tutto questo per decidere seduta stante che i due siano totalmente e irreversibilmente inadeguati ad essere genitori? Basta tutto questo a tagliare istantaneamente il cordone ombelicale che lega un figlio alla madre, a rompere quella intrinseca e biologica corrispondenza su cui si è costruita la vita nel tempo della gestazione e dovrebbe fondarsi l'alba della vita che è appena nata? Non si tratta di sentimentalismo. Si tratta di tenere presenti le ragioni naturali della vita, che sono e devono essere più forti di una disposizione o di una perizia, e richiedono attenzione, discrezione, distacco.
Non posso mettere in discussione che il pm dei minori non abbia esercitato il suo potere con il massimo dello scrupolo e del rispetto della legge, tuttavia questa separazione così brutale lascia con la sensazione che la scelta non avrebbe dovuto essere così drastica e si sarebbe potuto immaginare un percorso meno sommario.
Ora, la decisione del Tribunale dei minori sembra aprire uno spiraglio. Achille potrà vedere la madre una volta al giorno. Intanto, però, fa sue le considerazioni che hanno motivato la richiesta dell'adozione e apre l'iter previsto dalla legge, anche se dovrà esserci una decisione successiva nel merito.
A me sembra, lo dico con una franchezza che può risultare eccessiva, un guazzabuglio. Un contentino ai sentimenti e una decisione che va avanti, comunque. Ho l'impressione che, sia pure con qualche dubbio e certo con il travaglio del caso, si sia persa un'occasione per dimostrare che la legge non è una norma astratta, ma sa confrontarsi con la realtà complessa delle cose, anche con una situazione in cui una madre è colpevole di un delitto orrendo.
Voglio dire che nelle stesse maglie della legge, senza scomodare Salomone e il suo giudizio fra le due donne che sostenevano di essere madri dello stesso figlio, ci sono modi e maniere che possono permettere di accompagnare e valutare. Ci sono gli psicologi, i medici e anche il contorno parentale, che possono interagire in un'azione concomitante di sorveglianza, tutela e vicinanza, che avrebbe potuto permettere alla madre di essere madre e di verificare nel tempo, con la gradualità e la prudenza necessaria, la congruità o meno dei suoi comportamenti. La decisione lascia qualche margine, ma sembra procedere su un doppio binario, come segnata da una sorta di schizofrenia fra due piani che non è riuscita a tenere insieme. Sarebbe stato necessario diluire la frontalità delle motivazioni e delle esigenze, individuare un terreno relazionale aperto sotto il controllo della legge.
Achille non è un pacco. E' un figlio e sua madre e suo padre hanno il diritto di dimostrare la loro (in)adeguatezza. Il suo nome eroico è una speranza.

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