Il sibilo di Iago

Il sibilo di Iago

22.07.2015 - 11:21

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Rosario Crocetta è un traditore? E’ un colluso con la mafia, che dice di combattere? Lui, corrucciato e offeso, nega. E annuncia una richiesta di risarcimento di dieci milioni all’Espresso che ha pubblicato il testo dell’intercettazione sotto accusa. Quella in cui il suo medico gli dice - o gli avrebbe detto - che Rita Borsellino “va fatta fuori come suo padre”. Quale che sia la verità, la cronaca ci consegna un’altra storia siculo-italiana che fa di Crocetta l’ultimo protagonista del porto delle nebbia della politica nazionale. Stiamo parlando di un’intercettazione che c’è ma non c’è, nel senso che il settimanale ne pubblica il testo che i suoi giornalisti l’avrebbero ascoltata - e non ci sarebbe motivo di dubitare - mentre i magistrati assicurano e ripetono che della conversazione tra il Governatore della Sicilia e il suo medico non c’è traccia negli atti. Quindi, ci troviamo in un territorio che diventa subito scivoloso e sfuggente. Siamo in presenza di una copia e non dell’originale, e la copia senza l’originale perde di autorevolezza perché viene meno il fondamento su cui dovrebbe poggiare. Come se qualcuno dicesse che ha sentito dire che ha sentito dire... Così, si entra in un gioco ambiguo di specchi dove la certezza latita e si apre il varco in cui si può insinuare di tutto. E’ una storia antica e nota che continua a intrecciare l’informazione e la politica. Lo dico in generale, non accuso nessuno, constato soltanto la ripetitiva ritualità di certe vicende che partono come un titolo che diventa un siluro nei confronti di qualcuno, e si sviluppano in una spirale di smentite e conferme, che ad ogni passaggio diventa sempre più fumosa e indecifrabile. Il pubblico legge, cerca di capire, ma si trova in questa bolla indefinita in cui si contrappongono le versioni di una vicenda, con tutto il corredo spesso indistinguibile di insinuazioni, dubbi e sospetti. Come sapeva bene Iago quando sibilava all’orecchio di Otello le amenità su Desdemona, non c'è nulla di peggio del sospetto, un veleno così corrosivo da delegittimare chiunque ne venga colpito e da creare un alone indecidibile tra la colpevolezza e l'innocenza, che solo per il fatto di essere stato creato deposita comunque su chi ne viene investito lo stigma della colpa. Il che non vuol dire difendere in via pregiudiziale Crocetta, vuol dire semplicemente descrivere un riflesso condizionato e strumentalizzato della nostra politica e dei modi in cui si attorciglia, a volte, per carità, con l'informazione. Crocetta è finito nel cono del sospetto, si difende, si mostra ferito e amareggiato, chiede un risarcimento e dice che è una manovra a tutto vantaggio dei “poteri forti”. Ecco, mancavano solo loro, “i poteri forti”. Il dietro le quinte, il back della scena che ci viene raccontata. Ora, si tratta di capire cosa siano questi "poteri forti" che da decenni vengono tirati in ballo quando si deve spiegare perché nel nostro Paese certe vicende finiscono come finiscono e perché i governi nascono e cadono, o perché si manifestano certe stelle filanti che a un certo punto spariscono. Gli sponsor occulti della politica che, mentre noi ci illudiamo di decidere depositando la scheda nell'urna elettorale, farebbero il bello e cattivo tempo. Banche, servizi segreti, logge, comitati di affari capaci di transitare da una stagione all'altra e di riprodursi come se niente fosse? Crocetta li tira in ballo e nessuno può escludere l'esistenza di manovratori e specialisti nella montatura dei casi e nel depistaggio. Vogliamo tornare alle vicende del terrorismo? Vogliamo ricordare le ombre tuttora oscure del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro? Oppure al caso tuttora impenetrabile di Ustica? O ancora alle ondate di intercettazioni che si sono abbattute attraverso giornali e televisioni sulla vita politica italiana e sulla percezione che di essa ne abbiamo? Anche qui non ci sono prove. Crocetta almeno uno sbaglio lo fa: evoca i poteri forti, ma li lascia in un limbo indefinito, fa capire ma non dice fino in fondo, non un nome, una situazione, una circostanza, ci sono e però restano avvolti in quella formula minacciosa e inquietante. Se ha sospetti, meglio ancora, se ha questa certezza, il Governatore sia più generoso di informazioni, non resti anche lui nel cerchio del dubbio e dell'allusione. O il cerchio viene rotto o vi si resta invischiati e prigionieri. E si finisce per far parte del gioco. Da ultimo. Borsellino e Falcone continuano a essere due nervi scoperti della politica italiana. Sono passati vent'anni dalla loro morte, per un verso stiamo ancora a indagare fra gli strati delle versioni su mandanti, esecutori e sulla zona grigia fra Stato e Mafia, per l’altro, ci accorgiamo che la semplice rievocazione degli attentati continua a produrre sconquassi e convulsioni che la dicono lunga sulla verginità della politica. Gli spettri non ci hanno abbandonato e gli spettri, quelli sì, sono sempre delle controfigure. Di chi?

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