Un dandy anti-imperialista

Un dandy anti-imperialista

08.07.2015 - 13:45

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Ci mancherà l’incedere possente ed elegante di Yanis Varoufakis? Ci mancheranno le sue camicie fuori dai pantaloni e la curva macha e furba del suo sorriso? Che lo abbia voluto o meno, il ministro ormai ex dell’economia greca è stato assunto dai media che ne hanno fatto un personaggio della comunicazione, almeno quanto lui si è impegnato per imporsi sulla scena. Viene in mente un caposaldo del pensiero di Marx, la distinzione fra la struttura e la sovrastruttura come a dire la sostanza e l’involucro, la realtà dell’economia e delle sue contraddizioni e l’ambiguo mantello che viene steso sopra, dalla scuola alla comunicazione, appunto. Ebbene, sembra un paradosso, Yanis si è imposto per la sua sovrastruttura, per un simulacro che non può lasciare indifferenti e che l’ortodossia di certi regimi sedicenti marxisti non avrebbe certo mandato giù facilmente: un predestinato all’icona, un testimonial di se stesso, un dandy che non si cura con calcolata nonchalance dell’etichetta e delle regole dei palazzi, a cominciare da quelli delle istituzioni europee. D’altronde, non siamo più ai tempi incappottati del Politburo, siamo nella società aperta della comunicazione, nel palcoscenico globale e anche l’abbigliamento e la postura possono diventare le armi per la lotta contro l’imperialismo. Per quello che ci ha fatto vedere, a quello dobbiamo stare, Varoufakis è sempre andato dritto e ha marcato il suo territorio e la sua differenza con una serie di segni caratteristici, come a dire sto con voi, ma non faccio parte della vostra congrega, sono qui, ma non ci sono e non riuscirete a omologarmi al grigiore burocratico e cinico delle vostre regole. Eccolo, dunque, senza cravatta, jeans, camicia di fuori, zainetto, per non parlare della moto Yamaha, del giubbotto di pelle e delle magliette girocollo. E quella camminata, imponente, con il petto in fuori, fatece largo che passamo noi. I colleghi ministri europei e la nomenklatura di Bruxelles non hanno gradito. Hanno respinto questo mix di indisciplina e di ideologia marxista-no global, no a uno che si muove come un elefante fra i cristalli dell’Europa e che non accetta i rituali delle riunioni e i confini all’interno dei quali si deve stare. Può anche aver dato fastidio questo narcisismo esagerato del ministro ex e, tuttavia, l’impatto che ha creato fa capire che non si è trattato solo di galateo. La figura di Varoufakis è di per sé provocatoria e la sua diversità è stata quella di un corpo alieno rispetto alla somatica delle istituzioni. E che non sia stata solo una questione di bon ton e di apparenze lo dice il suo gesto finale. Le dimissioni da ministro.
Prima della Grexit, è arrivata la sua uscita. Ha detto basta e ha abbandonato la scena che non lo ha mai accettato e che, forse, per continuare nella trattativa esigeva interlocutori meno appariscenti e presuntuosi.
Lo hanno accusato di incompetenza ed era invece l’ostinazione beffarda e irriguardosa di uno che non è disposto a mediare e non vuole confondersi nella bassa cucina degli accordi stipulati nel segreto delle stanze. Sarà retorica, certo, ma alla fine nella contrapposizione tra i numeri e la gente, Varoufakis lo devi mettere dalla parte di chi l’Europa la sente come un monolite distante dalla vita e dalle difficoltà, da chi fa la fila al bancomat o aspetta di ritirare una magra pensione dalla banca che resta chiusa perché i soldi sono finiti e, lassù, nelle segrete stanze non decidono di riaprire il rubinetto. Indisponente ma necessario.
Se n’è andato il ministro che specchiandosi in se stesso rompeva tutti gli specchi del reame, dopo aver salutato l’esito di un referendum che per lui rappresenta il primo passo di un risveglio dei popoli contro la prepotenza dei creditori. Ha detto che vivrà con orgoglio la loro riprovazione e che l’Oxi pronunciato dal popolo greco è solo l’annuncio del cammino della democrazia.
Lascia un posto vuoto, a testimonianza di quanto sia difficile tenere insieme la politica e la lotta, le istituzioni e i cittadini, la pratica e le idee, lo stile, appunto, e la sostanza.
Adesso, sui giornali si divertono a immaginare quale sarà il suo futuro e lo considerano una star pronta per lo show. Ma quello che Varoufakis doveva fare lo ha già fatto.
guidobarlozzetti@tin.it

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