I veggenti e lo scandalo di Cristo

I veggenti e lo scandalo di Cristo

10.06.2015 - 15:00

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Un’omelia, quella pronunciata ieri a Santa Marta, che forse lascerà il segno. Papa Francesco ha tirato su un muro nei confronti dei veggenti e della religione ridotta a formuletta soft, maxicontenitore di tutto, che dimentica la concretezza della Croce e dello scandalo su cui si fonda il Cristianesimo. Ha anche annullato un incontro con una delle veggenti di Medjugorie e la coincidenza non è forse casuale. Parole pesanti che, anche se non sono incise in un documento ufficiale della Chiesa, dicono di un pensiero e di una preoccupazione del Papa. Ha criticato Francesco chi “ha sempre bisogno di novità dell'identità cristiana” e chi “aspetta che i veggenti ci dicano la lettera che la Madonna manderà alle 4”. Come a dire che la religione cristiana non è un oroscopo da confezionare ogni giorno con l'ultima novità. Insomma, non è come l'informazione schiava delle news e possibilmente dello scoop più potente, in attesa del prossimo. Dunque, attenzione a questi veggenti che ci comunicherebbero l’ultimo pensiero della Madonna, come se la Madonna avesse bisogno di intermediari attraverso cui far sapere, di emissari a cui affidarsi per mettersi in contatto con il popolo cristiano. No, Papa Francesco sbarra il passo a una religione fatta di rivelazioni continue, che spuntano qua e là e accendono intorno a sé una curiosità di massa e una vera e propria venerazione. “Non annacquate la fede cristiana in una religione soft”, questo è il rischio, dice il Papa, una religione rassicurante come una pillola, un tranquillante che si affida a una spettacolarità incontrollabile e tutta giocata sulle emozioni, su un teatrino che mette miracolosamente in contatto l'umano e il divino.
Vogliamo vederci un attacco alla proliferazione di esperienze del soprannaturale, di cui Medjugorie è diventata un centro pulsante che attira folle di fedeli? O una critica ad una religione-show, fatta di veggenti, predicatori oracolari, al confine tra illusionismo e scientology? Francesco da l’impressione di voler rimettere al suo posto la barra della Chiesa rispetto a tutta una serie di manifestazioni al limite dell’idolatria e a visioni che riprendono più o meno consapevolmente un’ispirazione gnostica, e cioè un processo continuo dall'alto verso il basso e viceversa, in cui si va dal divino all'umano per successive emanazioni, un circuito felice e no-stop. Fino a qui sarebbe solo una polemica difensiva, se il Papa non pronunciasse una parola decisiva che fonda la differenza irriducibile del Cristianesimo. Lo scandalo. E cioè la rottura, il conto che non torna, la sfasatura inconciliabile, la discontinuità.. in una parola, Cristo. Si chiama Cristianesimo per quello, perché si fonda sulla esperienza della Croce, unica, terribile e concreta esperienza di Cristo che si assume i peccati del mondo e si fa inchiodare su quei legni a nome di tutti. Lo scandalo della Croce è la morte di Cristo, la sua domanda sulla Croce al Padre che lo ha abbandonato e l'attesa della Resurrezione. Non è una favoletta rassicurante, è la concretezza di una vicenda che ognuno è tenuto a replicare in sé stesso, assumendosi il rischio del peccato e del perdono. Non ci sono scorciatoie, dice il Papa, non ci sono versioni edulcorate e accomodanti, non ci sono veggenti che possano sostituirsi alla coscienza di ciascuno. Mi pare una rivendicazione forte che richiama al senso più profondo del Cristo e al paradigma che nella sua esperienza si rappresenta: la caduta, la mancanza, l'assenza e quindi la necessità di un ritrovamento, di una riconciliazione che mette in gioco la libertà, la coscienza, la singolarità di ciascuno nel momento in cui realizza di essere gettata nel mondo.
Dunque, un percorso difficile e disagevole, mai concluso una volta per sempre, ma aperto, incerto, che va a confliggere frontalmente con le abitudini e i comportamenti in questa società lunapark e megastore che preferisce i lustrini e le vetrine, e rimuove le contraddizioni, il dolore, la sofferenza, la marginalità e la diversità. E' su questo piano che il Cristianesimo si va a confermare come l'unico, grande racconto superstite dell'Occidente, dopo che le ideologie hanno fallito e anche il tribunale della ragione non emette più sentenze indiscutibili. E' su questo terreno che la modernità può e deve tornare ad aprire un confronto non tanto con la Chiesa, ma con l'esperienza del Cristo. Si può andare a Medjugorie, ma nessun posto ha la formula magica che riempie il vuoto su cui nasce la domanda della fede.

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