La Sfinge di Podemos e Duda

La Sfinge di Podemos e Duda

27.05.2015 - 13:41

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Vent'anni fa non ci saremmo preoccupati delle elezioni regionali spagnole e di quelle presidenziali in Polonia. Vicende lontane, da non mettere nemmeno nei titoli di coda dei Telegiornali. E invece, all'improvviso, scopriamo di essere connessi, in effetto lo eravamo già da un pezzo, ma forse non ce ne rendevamo del tutto conto. Siamo, volente o nolente, in Europa e non solo perché esiste l'Unione Europea che tutti dovrebbe accoglierci e riunirci, ma perché l'Unione Europea balbetta, zoppica e rischia di sgonfiarsi se non di crollare, ancor prima di aver dispiegato le possibilità che portava, o avrebbe dovuto portare, in grembo. Stiamo in Europa e il risultato ottenuto da Podemos in Spagna e la vittoria dell'ipernazionalista Andrzej Duda in Polonia ci riguardano direttamente e il peggio che possiamo fare è mettersi a tirare dalla propria parte i vincitori e salire sul carro secondo i propri comodi congiunturali, non riflettendo su quello che sta succedendo. Podemos e Duda sono due risposte, in contesti assai diversi, a uno stesso problema: l'Europa e il modo in cui si è costruito l' accrocco burocratico-monetario che sia chiama Unione Europea. Un orizzonte nuovo che avrebbe dovuto prevedere una forte integrazione politica e che è stato edificato a rovescio, a partire da un'unità monetaria, nell'illusione che quella politica avrebbe seguito, o forse con il retrocalcolo cinico o perverso che non sarebbe venuta mai e ognuno avrebbe tirato a campare.
Abbiamo visto come sono andate le cose, l'Unione resta a mezz'aria, l'euro è la moneta di tutti ma ha comportato una gabbia di oneri e imposizioni che si sono tradotti in una politica di austerità che ha lasciato sul campo feriti gravi e, solo per il momento, non ancora morti. Anche se la Grecia sembra lì lì e la Gran Bretagna annuncia un referendum se restare o meno. La verità è che nel momento in cui si è accettato di entrare in un processo unitario, i peccati originali di partenza non sono stati rimossi e dunque, in assenza di una reale concertazione politica, si sono fatti sentire i differenziali tra le economie dei Paesi con il risultato che alcuni si sono ritrovati a dover adottare politiche obbligatorie di risanamento che però hanno aperto contraddizioni drammatiche sul piano sociale. Podemos e Duda mandano un segnale. Podemos è un soggetto politico che dice no alla corruzione, crede nel miglioramento della vita dei cittadini, spopola nelle metropoli e dice basta all'austerità. Non si arrocca ed è aperto alla collaborazione sui programmi e in questo senso è pragmaticamente disponibile ad alleanze. Almeno così sembra dalle prime dichiarazioni. Di certo, esprime una ricetta che non si preoccupa di rientrare nell'alveo di questa o quella collocazione tradizionale - sono di sinistra? non è fondamentale saperlo e comunque è meno importante della concretezza e della praticabilità condivisa degli obiettivi. Duda? Sta su un altro versante, apparentemente lontano. Ipernazionalista, certo sensibile al timore storico che la Polonia nutre nei confronti del colosso russo, drasticamente euroscettico, tradizionalista al punto da recuperare un'allenza con la chiesa meno modernista, pronto a barattare un po' meno di diritti con la sicurezza sociale per chi lo ha votato e cioè i disoccupati, i giovani, i ceti medi a rischio, le campagne. Sono risposte diverse alla stessa domanda: l'Europa. E ci dicono che il confronto politico si va riarticolando all'interno di ogni paese alla luce di un panorama nuovo sul piano economico-sociale, dove non contano più le appartenenze ma una fluidità carica sempre più di rabbia, disperazione e frustrazione, che può determinare sconquassi fino a qualche anno fa impensabili.
Noi abbiamo avuto l'esperienza dei Cinque Stelle. Credo di non dire un'eresia sostenendo che non abbiano saputo capitalizzare il loro peso elettorale, non sono stati capaci di travasarlo in una proposta politica che andasse oltre la semplice e virulenta demonizzazione degli avversari, tutti riuniti e rinchiusi in un Palazzo corrotto e malgovernante. Il loro parziale fallimento non cancella, anzi, continua a porre il problema della rappresentanza di un enorme pezzo della società che rischia di nascondersi nell'assenteismo o di buttarsi nelle braccia della proposta più solleticante e sintonica. Che può avere il volto di Salvini, con i suoi occhieggiamenti lepenisti, di un grillismo seconda fase o di un post-Tsipras o.. chissà! Sarebbe sbagliato irridere o sottovalutare tutto ciò come un'involuzione demagogica. Sarà invece il caso di guardare dentro la nostra cara democrazia, di capire che non è uno schema prodotto dalla natura ma sta nel divenire della storia e è chiamato a confrontarsi con un cambiamento in cui i partiti non sono più i partiti e lo Stato, che da noi è sempre stato appannaggio degli addetti ai lavori e lontano dalla società, rischia di essere confuso con la nomenclatura e di essere percepito come un peso inutile, oltretutto condizionato da poteri sovranazionali remoti.
Podemos e Duda sono la Sfinge che ci aspetta.

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