Democrazia o democratura oggi in Italia?

Democrazia o democratura oggi in Italia?

01.04.2015 - 13:01

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Sta finendo la democrazia e comincia la democratura? Ovverosia quella mescolanza di democrazia e dittatura che vuole un uomo solo al comando? Al centro del dibattito Matteo Renzi, presidente del consiglio, accusato di essere iper-decisionista, di schiantare gli avversari, non rispettare le regole della democrazia interna al partito ed esterna, nei confronti di un Parlamento umiliato da disegni di legge e dal ricorso alla fiducia.Intanto, un’avvertenza. E’ difficile nel panorama nazionale della comunicazione distinguere con chiarezza quanto attiene alla polemica quotidiana, al gioco delle parti della politica spesso rinchiuso su se stesso, e quanto invece a una questione di fondo che non può essere risolta con la scorciatoia di una personalizzazione ipertrofica del potere, nelle mani appunto di Renzi. E poi un luogo comune che ognuno rovescia e rigira come gli fa più comodo: il decisionismo che spazzerebbe via l’equilibrio dei poteri e le stratificazioni intermedie di un sistema democratico - dai sindacati al Parlamento - o che, invece, sarebbe la panacea attraverso cui rinnovare un sistema ostaggio delle burocrazie, delle corporazioni che campano di rendita, delle consorterie politiche che mirano solo alla sopravvivenza autoreferenziale. Che Renzi vada dritto per la sua starda nessuno lo può negare. L’investitura delle primarie è stata la leva per far saltare la gestione della “ditta” e per un’apertura politica al di fuori del perimetro elettorale tradizionale, che ha scompaginato sia le mappe di una sinistra che non si riconosce più e non sa più dove ritrovarsi, sia la tradizionale contrapposizione con la destra, anch’essa a rischio di balcanizzazione, con Berlusconi pronto a risorgere e a ritentare la carta della leadership, in presenza però di pezzi persi per strada e di altri che minacciano di lasciare, mentre Salvini gioca la carta estrema di un populismo che radicalizza a destra quello che per certi versi ha tentato Grillo con una proposta trasversale - web e cittadinanza, no alla politica - ai delusi di tutti i fronti. In questo gioco la riforma elettorale è diventata la linea del Piave. Per Renzi rappresenta il passo decisivo verso la governabilità, per gli oppositori un grimaldello della democrazia e della sua complessità. Sappiamo tutti che non è da oggi che quella che chiamiamo “democrazia” è entrata in crisi e conosciamo anche le cause: il distacco, spesso criminale, che in Italia è diventato un abisso, tra politica e società, lo scambio tra politica e comunicazione che fa vincere l’immagine e la retorica del discorso, l’esautoramento che viene da poteri esterni e supernazionali, dall'Europa alle strategie dei mercati finanziari. E’ evidente che non si tratta solo di ragionare sull'essenza fondante della democrazia, ma che questa necessità non può che coincidere con una riflessione profonda su quello che la democrazia è e sta diventando e sul modo in cui ricostituirne un assetto che assicuri governabilità, consenso e una nuova visione della cittadinanza e dei diritti in un mondo dominato dalle tecnologie immateriali, che vede la marginalizzazione progressiva di sempre più larghi strati sociali, che si trova a fronteggiare il problema oggettivo dell'immigrazione e della multiculturalità, e che riformula la nozione stessa di persona se solo si pensi alla questione della fecondazione assistita o dell'eutanasia.Sarebbe fin troppo facile ed equivoco semplificare tutto questo nella democratura sì o no. L'enfasi sulla leadership è una tentazione che riemerge di tanto in tanto nel nostro Paese. Senza metterli sullo stesso piano, Giolitti, Mussolini, la democratura articolata e sfaccettata della Democrazia Cristiana, Silvio Berlusconi e, adesso, Matteo Renzi. Vogliamo ricorrere agli stereotipi di un popolo-femmina che ha bisogno del bastone del comando, del dominus rassicurante, non disturbate il manovratore? La realtà è che in questa tortuosa curva in cui ci troviamo si intrecciano debolezze storiche del nostro sistema istituzionale (il senso civico latitante, la burocrazia, la corruzione strutturale, le clientele..) e un passaggio epocale che in tutto l’Occidente rimette in discussione i fondamenti dello Stato e i valori che hanno costruito un modello politico-istituzionale.Adesso, sta passando il treno-Renzi. Di certo, nelle condizioni date, è un punto di sintesi, non solo italiano, di tutte le forze in campo. Il che non vuol dire che va tutto bene madama la marchesa. No, il corpo mediatico di Renzi è chiamato a svolgere fino in fondo la contraddizione che lo fonda e a dare sostanza all'immagine, a riempire di contenuti strategici la ricerca del consenso, a uscire dalla tentazione strisciante del populismo come risposta alla società liquida. Che sia all'altezza della sfida! Di chimere e stelle filanti ne abbiamo viste. Non possiamo permettercene un'altra. La democrazia non può permettersene un’altra.

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