Tangenti, ormai quasi una prassi

Tangenti, ormai quasi una prassi

18.03.2015 - 13:06

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Come lo vogliamo chiamare? Il Corrotto di turno, il Brigante quotidiano, l'ultimo Mascalzone della banda senza fine che governa il sistema degli affari e avvelena le istituzioni? Chiamatelo come vi pare, la sostanza è la stessa soldi pubblici dirottati in canali in cui le cricche più diverse controllano tutto, mettono sotto scacco la politica e costruiscono un giro perverso in cui l'interesse generale affonda e pure la fiducia dei cittadini. Umiliati, offesi, qualche volta, bisogna anche dirlo, complici. Verrebbe da voltarsi dall'altra parte, la successione delle notizie è diventata così seriale da consumare la rabbia e spostarla nella noia impotente e, alla fine, in una fatalistica indifferenza. Adesso tocca a Ercole Incalza. Un'altra scoperta. Tutti lo conoscevano, uno snodo fondamentale, il responsabile della Struttura Tecnica di missione presso il ministero delle infrastrutture, nonché amministratore delegato della Tav, in sostanza un onnipotente supermanager di stato, accusato di aver governato, gestito e distribuito appalti per anni con pugno di dominus accentratore e inflessibile, al punto da rovesciare il rapporto che dovrebbe passare tra la politica e una funzione tecnica in nome di una reciprocità lucrosa e vantaggiosa. Naturalmente, va ribadito, siamo in uno stato di diritto, i titoli dei giornali non sono le sentenze di un tribunale, i processi non si fanno in televisione, chiunque gode della presunzione di innocenza fin quando un verdetto definitivo non venga a metterla in discussione.. Però, la pancia non sottilizza, la pancia del Paese non sta a distinguere e ad aspettare, reagisce a pelle e s'incazza e/o tira un sospiro di rassegnazione, in cui svanisce l'ultima esile speranza di un cambiamento. Qualunque sia il ruolo di Ercole Speranza e il suo rapporto con il ministro Lupi, è difficile liberarsi dell'impressione di una metastasi ormai strutturale. Qualunque punto tocchi, qualunque cassetto apri, in qualunque stanza vai a mettere il naso, trovi che il morbo si è depositato e stratificato. Una prassi, ecco di cosa stiamo parlando, un comportamento automatico cresciuto un anno dopo l'altro, nel punto di contatto tra la politica e una nomenclatura che si è ramificata e consolidata nel tempo, per i più anonima e sconosciuta, in realtà mezzo e al tempo stesso fine, mezzo essenziale nell'indirizzare il flusso dei soldi, fine nel senso di diventare il motore di se stessa e del suo ruolo di intermediazione che facilita, aggira le regole, bypassa le procedure e sceglie sempre gli amici, gli amici degli amici.. Difficile capire chi è il mandante e chi il complice esecutore, difficile perché la ragnatela è così diffusa e spessa da confondere i ruoli nella bassezza trasversale di un tornaconto per tutti gli interessati. C'è un versante apparentemente marginale, in realtà una perversione simbolica in questo rovesciamento che mina alla base la nostra democrazia, in questa superfetazione della nostra tradizionale tendenza alle consorterie, alle congreghe e alle cliente. Il dono.
Ti regalo un appartamento, meglio se davanti a un monumento insigne o nel centro che più storico non si può, ti organizzo tutte le vacanze che vuoi e ti tolgo anche la preoccupazione di chiederti di chi sia questa mano generosa, non ti dare pensiero, vuoi una barca, ecco la barca, vuoi un orologio di quella marca che tutti vorrebbero avere, ecco l'orologio, e così via.. Un benefit del malaffare e della corruzione che risolve tanti problemi e facilita la vita. Tu chiudi un occhio o anche due, fai finta di non vedere, io ti risolvo le questioni in modo che nessuno si lamenti e che chi deve mangiare alla fine mangi. E ti do anche il segno della mia riconoscenza o, visto che siamo in un mondo dove i sentimenti sono degli optional fastidiosi e ingenui, un tangibile riconoscimento della partita di giro che hai salvaguardato e contribuito a perpetuare. I ministri passano, le cricche restano, e come nel Po ogni volta si scopre che i pesci razziatori sono sempre più grossi e voraci.
Alleluja, alleluja, ha detto il presidente della Camera Grasso, il ddl sulla corruzione dovrebbe approdare finalmente in Senato, anche se in fila ci sono prima le disposizioni sulle banche popolari.. Pene aumentate e basta con la prescrizione. Bene, norme sacrosante. Solo che il Corrotto di Turno sa di poter contare sull'antropologia della corruzione ambientale che tende alla ontologia, più forte di qualunque legge, sulla convergenza degli interessi e sul feticcio intramontabile della doppia morale pubblica e privata. Verrebbe voglia di un Comitato di Salute Pubblica, ma un attimo dopo si porrebbe il problema di chi lo nomina e di chi vi partecipa. Resto sconsolato, in attesa del prossimo ladro.

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