La realtà  che uccide i reality

La realtà che uccide i reality

11.03.2015 - 14:30

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La lotta per la sopravvivenza di Dropped è finita in un crash terribile tra due elicotteri e con dieci morti fra i rottami. Dropped è un reality-adventure della rete francese Tf-1, una di quelle trasmissioni in cui i concorrenti vengono abbandonati in situazioni estreme e costretti a una lotta per la sopravvivenza da cui alla fine emergerà un vincitore, uno solo. Stavano spostando i partecipanti su un nuovo set, una landa sperduta dell'Argentina, quando all'improvviso i due elicotteri che viaggiavano l'uno accanto all'altro si sono toccati e sono precipitati. Visibilità ottima, lunga esperienza dei piloti, mistero su come possa essere accaduto. Le immagini documentano ma non spiegano. Adesso, potremmo con un po' di moralismo prendercela con i reality e con questa corsa allo spettacolo che non teme di superare le barriere del consentito e di creare condizioni no limits pur di coinvolgere il pubblico. Lo spettacolo a ogni costo, anche a quello della morte. In effetti, questa e non altra è la logica, prendere un manipolo di candidati, più o meno con uno spirito d'avventura, e gettarli in un inferno senza cibo, senza mappe, senza nessun tipo di aiuti, e obbligarli a prendere le misure e a dimostrare di sapersela cavare, fino a sconfiggere tutti i compagni nell'impresa. Perché di questo si tratta: combattere, lottare e vincere.
Nulla a che fare con il presunto spirito olimpico, qui non basta partecipare, si deve vincere, il resto - sentimenti, rapporti, relazioni.. - è solo funzionale al risultato finale. Reality vuol dire realtà, ma non nel senso di racconto della quotidianità difficile e contraddittoria delle cose. Reality vuol dire costruire, ricreare una realtà che esiste solo nella finzione che serve alla televisione e in questa bolla ai confini del verosimile buttare dentro la pattuglia dei concorrenti. Non stiamo parlando di un documentario, ma di un'odissea programmata e pianificata in cui questi arditi assoldati dalle catene televisive, vestiti da esploratori con cappellacci e coltelli, si esibiscono secondo il copione messo a punto dagli autori con un sadismo che è proporzionale solo a quello che si vuol suscitare nel pubblico. Dropped, da questo punto di vista, era esemplare: due squadre di pionieri, con molti campioni popolari dello sport francese, bendati e trasportati in una località ai confini del mondo di cui nulla sanno e lasciati lì. Siete soli, fate voi e tirate fuori le palle, alla fine solo uno di voi ce la farà. Siete soli, ma fino a un certo punto, perché davanti a voi ci sono le telecamere che non vi lasceranno mai e documenteranno tutto. Voi sudate, sopportate il freddo più intenso, affrontate le nevi, il deserto e le correnti, rischiate la pelle su un costone o di fronte a un orso e, a casa, comodamente seduti nelle poltrone del salotto, gli spettatori del prime time seguono le vostre peripezie. Sulla rete circola un trailer gasato della trasmissione. Della serie uomini duri, durissimi, musica tambureggiante e ritmo all'ultimo respiro, la natura là dove è più inospitale e sconosciuta.. due elicotteri entrano in campo, recapitano nella terra di nessuno le due squadre di competitors che si affronteranno in una lotta per la sopravvivenza alla fine della quale resterà uno solo. Il caso ha voluto che quei due elicotteri si siano scontarti e che la trappola di Dropped sia esplosa con il terribile prezzo di dieci cadaveri. Veri, non simulati e truccati per l'occasione. Un gigantesco rogo ha divorato tutto, piloti, concorrenti, cameraman, elicotteri e telecamere. Fa parte del gioco? Come in un gran premio di Formula 1, in cui gli assi del volante mettono in conto che la prossima curva potrebbe essere l'ultima? Ma quale gioco? Chiamiamolo con il suo nome, il gioco dell'audience e il laboratorio del peggio che si può immaginare per scuotere la vita sedentaria e routiniera delle famigliole chiuse e protette nei loro gusci domestici.
Dropped in the middle of nowhere. Gettati, abbandonati nel mezzo del niente, cavie di una società dello spettacolo che chiede di essere stupita e terrorizzata, scossa e sconvolta. I reality sono un laboratorio della debolezza individuale e collettiva, un contrappasso per distrarre e rinfrancare, un sogno energetico e a buon mercato che si appaga di niente se non di un muscolo che si gonfia o del coraggio esibito davanti a una telecamera. E funzionano allo stesso modo del terrorismo dell'Is e degli assassini dei delitti irrisolti. In un caso come nell'altro, siamo sul bordo ambiguo, vero-falso, della televisione. Fino a un crash che tutto dissolve.

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