Le mani di Helg e del Presidente

Le mani di Helg e del Presidente

04.03.2015 - 13:05

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Del signor Helg verrebbe voglia di non parlarne nemmeno e di girarsi dall’altra parte. Specchiato Presidente della Camera di Commercio di Palermo e vicepresidente della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto della città, interventi e proclami contro la corruzione, uno sportello anti-racket, premiato e medagliato. E poi lo beccano con un sorcio in bocca da centomila euro. Un favore, niente di più, la vuoi la proroga per la licenza del ristorante all'aeroporto, ci sarebbe un piccolo versamento da fare... E certo, io la licenza la posso dare a chi mi pare, di qui devono passare e al posto di blocco non si passa gratis. No, non conta mica la qualità, la professionalità, l'esperienza di un'azienda, la salute e la soddisfazione dei clienti... ma dai, cazzate, stiamo ancora a perdere tempo con i sogni, si sa come va il mondo e io sono uno di quelli, che almeno per l'angoletto che mi riguarda, ho capito perfettamente come funziona. Anzi, sono un benefattore. Lo voglio dire, rendo felice la gente, le risolvo un problema e le garantisco un avvenire, mi sembra giusto chiedere un corrispettivo. Cinquantamila euro? Subito, sì, vanno bene, ma poi mettiamocene altrettanti in assegni per i prossimi mesi. Il signor Helg per comportarsi così deve aver pensato di non correre rischi, di galleggiare in un acquario dove ci sono i coccodrilli come lui e gli impotenti che hanno voglia a credere nel diritto e nella buona amministrazione e che, dunque, realisticamente non possono far altro che piegarsi e pagare. E' facile ironizzare, è facile e disperante. Con tutte le cautele che si devono alla presunzione d'innocenza e, comunque, prestando fede alle intercettazioni, ai video e alla busta con gli euro trovata sulla sua scrivania.
Caro signor Roberto Helg, le siamo grati perché ci ha detto una verità che ci riguarda tutti, non commetterò certo l'errore di fare di lei un simbolo o il capro espiatorio di una situazione generale. Ci ha ricordato che, non c'è niente da fare, il confine tra il pubblico e il privato nel nostro paese è un optional, che nei convegni, davanti alle telecamere, nelle riunioni che contano, si dice quello che si deve dire e, poi, appena si esce si apre lo sportello sulla parte oscura, sul richiamo irresistibile che trasforma una funzione in un abuso, una garanzia in un pedaggio, la responsabilità in un paravento per gli allocchi. Nessuno è fuori da questa condizione, nessuno si può nascondere e pretendere patenti di illibatezza. Troppo facile sarebbe continuare a scaricare sugli altri, sono sempre gli altri i cattivi, i ladri, i lestofanti.. Però, come non si può dire che tutti siano malfattori, così non ci si può ripetere di essere tutti innocenti e far finta di niente. E vai con l'arte di arrangiarsi, mi fai un favore che tu lo puoi fare, e se non lo fai sei un stronzo, con l'aumma aumma, con il sottobanco e il gioco delle tre carte, le scorciatoie, perché non c'è mai un percorso dritto e alla luce del sole, no, c'è sempre una stradina più rapida, basta solo ungerla nel modo giusto. Caro signor Helg, ho l'impressione che lei si senta come il ciclista scoperto al doping. Ma come, lo sanno tutti che tutti si strafanno e venite ad arrestare me?
Sfortuna, sfiga, quello stronzo che è venuto da me in ginocchio ed era pronto a pagare, e che fa? mi frega in questo modo. Le ha detto male e, almeno questa è una piccola consolazione, i magistrati e i carabinieri non hanno chiuso gli occhi. Abbiamo visto la mano della cancelliera Merkel tendersi inutilmente verso quella del Presidente della Repubblica. Mattarella la guardava e non si accorgeva del tentativo di Angela di stringergli la mano. Alla fine, dopo varie esitazioni, è stata lei ad afferrarla. Una semplice incomprensione, certo, succede in questi incontri che la forma prevalga sul calore di un saluto. I siti hanno immediatamente rimbalzato le immagini fino a farne una hit della rete. E, tuttavia, senza voler enfatizzare, ci pare doveroso sottolineare una differenza che induce a sperare. Mentre a Palermo il signor Helg arraffava la mazzetta dalla mano della vittima della sua estorsione, a Berlino il Presidente della nostra claudicante Repubblica, anche lui di Palermo e, a differenza del conterraneo, non incline a sprecare parole e alla retorica dei manifesti, restava sobriamente fermo e non protendeva la mano.

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