Il turpiloquio nazionale e i venti di guerra

Il turpiloquio nazionale e i venti di guerra

11.02.2015 - 12:20

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Rumori, alcuni sgradevoli, altri minacciosi. Da noi, intendo la nostra Penisola, va in scena l’ennesima puntata del turpiloquio nazional-televisivo, mentre in Ucraina esplodono missili e va avanti la conta dei morti. Un confronto fin troppo facile e impietoso? Può essere, ma la constatazione resta e fa male. A Domenica in, va in scena un alterco acceso e sgradevole tra il conduttore, Massimo Giletti, e Mario Capanna, già leader di Democrazia Proletaria, una verve che ai tempi lo rese uno dei protagonisti della politica presa che stava imboccando la strada fra comunicazione e spettacolo. Si parla di vitalizi, argomento principe per far inferocire il popolo che si sente defraudato dalla Casta, e lo scambio di battute fa presto a raggiungere la temperatura di ebollizione. Giletti contrappone alla rendita dell'ospite l'esempio di una pendolare che non sbarca il lunario, Capanna replica "noi paghiamo il canone per farci rincoglionire da te", e così via, fino a che il conduttore chiude lo spazio lanciando a terra il libro di Capanna. Con successivo siparietto in cui Capanna chiede, si fa per dire, a Giletti di raccoglierlo. Basta? Non basta. Giorgia Meloni, prende spunto a modo suo dalla cravatta che Renzi ha regalato al leader greco Tsipras, e si lascia andare a una considerazione che definire noir è un complimento: "Renzi gli ha regalato la cravatta così ci si impicca". E brava Giorgia, ma non è colpa tua è il girone a cui partecipi che è costruito così, che fa finta di niente e alza spallucce.Poi ci sarebbe il fuoco di fila di Forza Italia che non sembra aver digerito il gioco del premier sull'elezione del Capo dello Stato e straccia il Patto del Nazareno. E Sgarbi che a proposito dell'Ncd si chiede "Che c.. di partito è". E poi ci saremmo noi che ascoltiamo e ci viene la voglia di chiudere o di cambiare canale, mentre qualcuno si meraviglia del riflesso condizionato di rifiuto da parte del pubblico che sta accompagnando i talk-show che parlano di politica.
Niente, nulla ha insegnato la sobrietà, perfino troppo discreta, del Capo dello Stato appena eletto. E in effetti ci sarebbe stato da meravigliarsi se la mutazione fosse avvenuta. Niente, i toni continuano ad alzarsi, la politica resta in un pollaio dove i galli si accapigliano, la televisione le offre il ring e il risultato sono le urla e le risse. Non è una novità, ovviamente. La novità è che il protocollo non cambia e la ripetizione aumenta lo scoramento per una demagogia tracimante, in cui tutto è permesso, la competenza viene svilita, il confronto delle opinioni è solo un braccio di ferro fra retoriche più o meno attrezzate. In tutto questo, c'è un brontolìo che si annuncia. Viene dall'Ucraina, l'ultimo tuono arriva da Kramatorsk, in una zona controllata dal governo di Kiev, dove razzi sono stati lanciati dai separatisti su una base militare. La mira, purtroppo, non è stata felice, accade purtroppo spesso, e sono almeno sette i morti tra i civili. Ora, l'Ucraina sta in Europa, esattamente dove stiamo noi. E ' un paese che confina con la Russia, la Moldova, l'Ungheria e la Polonia e quello che sta accadendo potrebbe ricordare certe scaramucce che hanno preceduto dei conflitti che diventarono mondiali. Anche il contenzioso tra le potenze sta assumendo toni che, se appena si pesano le parole, diventano inquietanti. "Se fallisce il negoziato - ha detto il presidente francese Hollande - c'è solo la guerra". Insomma, sarebbe il caso di trepidare. Merkel e Hollande vanno da Putin, Merkel si incontra con Obama, Obama minaccia una escalation militare pur tenendo aperta la porta della diplomazia.. e intanto partono missili e cannonate. Escalation è una parola che circola dai tempi del Vietnam, quando gli Stati Uniti si intrappolarono in Indocina e una settimana dopo l'altra cominciarono a spedire marines, navi, aerei ed elicotteri, con gli esiti che tutti ricordiamo. Forse, anche l'informazione, parlo in generale, dovrebbe riprendere le misure e allargare il perimetro. Sarebbe un esempio di sensibilità e di attenzione rispetto a uno scenario in cui ne va della stabilità geopolitica del mondo oltre che delle nostre società, che si beano della pace dalla fine della seconda guerra mondiale. Potrebbe essere un incentivo anche alla nostra politica condominiale che, per fare un altro esempio, non riesce a trovare una risposta civile e lungimirante alla tratta disumana che continua a fare vittime nel Mediterraneo. Si muore di ipotermia, viuole dire per il freddo, mentre staimo discutendo del passaggio dalla missione Mare Nostrum a Triton. E sarebbe anche un segnale ad una pubblica opinione per la quale l'Ucraina fa pensare al massimo alle badanti che scarrozzano gli anziani.

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