La lotteria del Quirinale

La lotteria del Quirinale

28.01.2015 - 11:51

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La lotteria del Presidente, non saprei come altro chiamarla. Va in onda da giorni, da quando Giortgio Napolitano ha deciso di dimettersi e ha lasciato il Quirinale. E' il quiz-show più diffuso e si replica da una rete all’altra, oltre che sulle pagine dei giornali. Ricordate le lotterie di una volta, quelle con i bambini bendati che tiravano fuori la capsula con il numero del biglietto fortunato? Più o meno siamo allo stesso punto con una serie di varianti. Il conduttore propone una rosa di nomi e gli ospiti scelgono. Oppure, lascia a ciascun ospite la possibilità di manifestare la sua preferenza.

E intanto imperversano sondaggi, percentuali, classifiche.. Solo a fare l'elenco dei candidati non si finirebbe più, è un gioco antico dove non si capisce mai bene se sia più utile parteciapre o essere ignorati, perché è vero che serve la visibilità e che è indispensabile far parte del circuito, è altrettanto vero che si fa presto, anzi prestissimo ad essere bruciati e qualche scorpione i nomi li fa proprio con questa intenzione. Dunque, i media sono un elemento fondamentale della partita, la cassa di risonanza e al tempo stesso l'urna in cui far girare tutti i nomi e tirarli fuori per vedere l'effetto che fa.Un gioco puramente virtuale dove la sostanza è data da un talk interminabile che si costruisce su se stesso e si alimenta della sua chiacchiera oltre che del gossip quirinalizio che esce dai palazzi e dalle segreterie dei partiti, oltre che delle battute estorte a questo o quel personaggio del circuito della politica. Nomi vogliamo nomi, possibilmente il nome, nessuna pazienza di aspettare le votazioni vere, quelle che cominceranno domani, vogliamo sapere chi e come, quante chances ha, chi lo ama e chi lo detesta, chi magari lo sostiene ufficialmente e sotto sotto si da da fare per segarlo.. E il talk si tuffa, approfitta della curiosità e insieme la genera, in una spirale che però ogni volta lascia delusi, perché alla fine sempre di televotazioni si tratta, puri esercizi virtuali che lasciano le cose come stanno. D'altronde, veniamo da un'esperienza inqualificabile, dove dopo e nonostante i giorni della lotteria, sono stati mandati al massacro nomi illustri, tanto annunciati come candidati ufficiali, tanto giustiziatio senza pietà dai franchli tiratori, che poiu sono il convitato di pietra di tutta la storia, la pattuglia non qualtificabile che può mandare a monte nono solo le previsioni, ma anche i piani di battaglia e le strategie dei marescialli. Siamo arrivato al paradosso del nome. Tutti - i giornalisti, i conduttori, gli spettatori a casa.. - stiamo ad aspettare il nome che ha promesso di fare il Presidente del Consiglio nonché segretario del Partito Democratico e, siccome ancora non lo fa, perché appena lo annunciasse si scatenerebbe un'orgia di commenti, giudizi, sciabolate, fuoco di fila e cecchinaggi più precisi dell'American Sniper,.. a cui quel nome difficilmente potrebbe sopravvivere. L'esperienza insegna e ognuno si comporta secondo il gioco delle parti, Renzi il nome (ancora) non lo fa e gli altri non smettono di chiederglielo e di rinfacciargli il silenzio.

A Piazza Pulita, due sere fa, andava in onda il solito gioco della margherita petalo dopo petalo, Padoan, Prodi, Mattarella, Veltroni.. e il parterre a discutere delle intenzioni del Presidene del Consiglio che a un certo punto ha cinguettato: "Trame, segreti, finti scoop, balle spaziali e retropensieri: basta una sera alla Tv e finalmente capisci la crisi dei talk show in Italia". Naturalmente, a quel punto, il talk e il conduttore hanno virato sul tweet, eera quella la notizia e riguardava non il nome del prossimo Capo dello Stato, ma il talk che ne stava parlando. Perché ha twittato Renzi? E' arrabbiato con noi? E che abbiamo detto di tanto irriguardoso da provocare questa reazione?.. Devo dire che i commensali non si sono tuffati con entusiasmo, il gioco sta diventando al quadrato e anche il capello si stava spaccando in quattro con il rischio che lo scoop facesse flop.

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