La politica del “vaffa...”

La politica del “vaffa...”

21.01.2015 - 14:25

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Un altro capitolo nella politica diventata ormai comunicazione. Un altro passo, in avanti? Indietro? Un altro passo comunque nello spostamento del codice del discorso politico. Vaffanculo! Matteo Salvini, segretario della Lega, commenta così la decisione della Consulta di bocciare il referendum proposto dal Carroccio sulla Riforma Fornero (il nodo delle pensioni..). Lo fa avendo alle spalle un’immagine dell’aula di Montecitorio, quella davanti alla quale si mettono i cronisti della politica nei collegamenti con i telegiornali. Dunque, il vaffanculo esplode in una sede che più istituzionale non si può e ne aumenta ancor più il fragore. E si accompagna ad altri anatemi da “L'Italia fa schifo” a “non finisce qui”.. Se Salvini voleva marcare un distacco assoluto rispetto al Sistema, l’effetto è stato raggiunto con la locuzione più immediata e di pancia che gli italiani usano quando ogni altra risorsa del discorso è stata consumata e non resta che dileggiare l’avversario ed espellerlo dal circuito della comunicazione. Dopo, o interviene la camomilla o si passa ai fatti.
E’ altrettanto sintomatico che questa invettiva vada in onda nel momento in cui il Presidente del Consiglio Renzi e Silvio Berlusconi sono a colloquio per decidere del destino dell'Italicum, ovverosia della riforma della legge elettorale. Stanze chiuse e impenetrabili del Palazzo, che evocano accordi trasversali, postille segrete che non verranno mai ammesse in pubblico e nell’immaginario popolare, una cosa che nel linguaggio di ogni giorno diventa l’aumma aumma, l'inciucio, i cazzi loro.. Se dovevamo avere una prova della divaricazione che sta segnando la politica nel nostro paese, nulla è più emblematico di questa frontale lontananza dei codici della politica ufficiale da quelli della cosiddetta antipolitica, meglio ancora della politica che si presenta come aggressiva contestazione dei rituali, degli stili e della retorica di chi gestisce il potere. Nessuna distanza tra il linguaggio del politico che si oppone e lo sfogo più brutale e istintivo di un signor qualunque. Scompare la differenza e naturalmente scompaiono anche le differenze e cioè la disponibilità a confrontarsi e a capire le ragioni dell’altro. Quella roba che si chiama dialogo, confronto civile, rispetto, riconoscimento reciproco.. Non è novità, è una deriva che è cominciata con il leaderismo mediatico e con la politica che si svolge negli schermi della televisione, bypassando tutte le mediazioni istituzionali. Oggi, registriamo uno scatto ulteriore. E, sarà un caso, nelle stesso ore anche Beppe Grillo sente la necessità di aggiungere un suo contributo facendo cadere una battuta sull’elettorato del Partito Democratico: “L’elettore tipo è ormai un broker, un finanziere, o un ex della banda della Magliana”. Lo spunto è l’inchiesta su Mafia Capitale che per il leader del Movimento Cinque Stelle fa cadere ogni differenza tra politica e criminalità. Una battuta, ma ormai la politica è costruita di battute a effetti, capaci di conquistare l’uditorio e i titoli dei (tele)giornali, vale per chi sta al governo come per chi sta all’opposizione e non stupisce certo il fatto che i protagonisti della scena siano, in modi diversi, personaggi adusi al gioco, che abbiano alle spalle lo spirito della toscanità, la comicità in televisione o il grugno duro di certi lombardi. Non è un bello spettacolo. D’accordo, la lontananza/contrapposizione tra Palazzo e Gente non è una novità nella storia del nostro Paese, come la tendenza alle oligarchie consociative che hanno avuto come alternativa dei leaderismi che per un verso o per l’altro sono sempre finiti male, vogliamo mettere in fila - con le dovute differenze - Mussolini, Craxi, lo stesso Berlusconi..? Per certi versi, anche Renzi si trova sullo stesso ambiguo crinale su cui si può rapidamente passare da Uomo della Provvidenza, salvatore del paese, a Capro espiatorio, colpevole di tutte le nefandezze e dunque da mandare al rogo. Il problema è che stiamo dentro a questo vortice, che risulta stucchevole purtroppo rimanda una sensazione di impotenza da una parte e dall'altra. Ognuno va per la sua strada, non si incontrano e se s'incontrano non può trattarsi che di patti clandestini e inconfessabili (il Nazareno insegna..), e non sembra esserci alternativa all'ignoranza reciproca o al vaffanculo. La tentazione del moralismo sarebbe forte. Non serve. Fra qualche giorno tocca all’elezione del Presidente della Repubblica che tutti dovrebbe rappresentarci. Se questi sono gli auspici..

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