Il Capodanno dei vigili e del viadotto

Il Capodanno dei vigili e del viadotto

07.01.2015 - 16:51

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L’anno inizia con i vigili urbani di Roma che latitano e con il cavalcavia della Palermo-Agrigento che crolla.
Non sono buone notizie. Ora è vero è che è l’eccezione che fa lo scoop nell’informazione e che ci sono tanti vigili urbani che lavorano onestamente e tanti cavalcavia che restano al loro posto, però non è un buon inizio.
Per carità, non basta cambiare il calendario perché cambino le cose. E tuttavia nella ritualità del nuovo anno ci sta anche la speranza di un nuovo inizio, di una scossa che dopo la mezzanotte venga a illuminare la nostra condizione malmessa e un poco derelitta.

E' un bisogno profondo, la necessità di una simbolica tabula rasa che almeno ci illuda che domani può essere un altro giorno.
Invece, arrivano i vigili, i pizzardoni romani e i cavalcavia. I primi spariscono proprio in quella notte, restano a casa e abbandonano Roma. Adesso, sta andando in scena il balletto sulle cifre, però, quale ne sia l'entità, quella vacanza resta e sembra un deprimente tutti a casa in un momento in cui la capitale è assediata da spettri inquietanti e vede associato il suo nome alla mafia. Affari, cosa nostra, di politici e faccendieri che redistribuiscono il malloppo che poi sarebbe il contributo che viene dai cittadini perché lo stato sia efficiente e rispetti la dignità di tutti. E non consola affatto che lo stesso accada più o meno altrove, con gli addetti alla nettezza urbana di Napoli e gli autisti dell'azienda tranviaria di Bari, tanto per citare dei casi.
A suo mondo anche il cavalcavia siciliano abdica alla sua missione. Dovrebbe stare su, è nuovo di zecca, gli hanno dato un'autorizzazione provvisoria ma pur sempre un'autorizzazione. E invece che fa? Viene giù, l'asfalto si spacca e si aprono fessure. E fortuna che sul momento nessuno transitasse.
Non è il caso di cedere alla retorica e di cercare simboli a ogni costo. Magari ci diranno che ognuno di quei vigili disertori aveva la sua giusta ragione per restare a casa. E che il cavalcavia è crollato non perchè fosse stato costruito male, ma per un imprevedibile concorso di circostanze, a cominciare dal dissesto geologico sottostante che peraltro qualcuno avrebbe dovuto prevedere perché un viadotto non si fa a prescindere.
Tutto ci potranno dire, ci daranno giustificazioni, forniranno alibi e certificazioni, però non ci potranno togliere la sensazione di una continuità desolante rispetto alla quale misuriamo la nostra impotenza. Come se non ci fosse nulla da fare e una coazione a ripetere ineluttabile gravasse sulle cose del Paese e le conducesse per un'imperscrutabile fatalità al medesimo epilogo. Crolli, sfasci, corruzione, mancanza di responsabilità, indifferenza..
Sarà retorica? L'Italia comincia esattamente da dove aveva lasciato. Ha bruciato tutto il bonus in una notte e si è risvegliata come era andata a letto.
E' su questa contingenza che arriva il messaggio del Papa per l'Epifania. Francesco parla dei Magi che hanno seguito la stella e si sono abbassati a Dio. Non si sono fatti incantare dallo splendore del Potere e non hanno ceduto ai richiami più frivoli e appariscenti della mondanità. Sono andati a cercare Gesù nella capanna e gli hanno portato i loro doni.
E' un rovesciamento della prospettiva, che si abbia fede o meno. Quella che fatichiamo a intravedere perché il tempo delle stelle comete sembra passato e nel cielo non si annunciano segni di un rinnovamento e di una nuova epoca. E' così che la notte di Capodanno è passata e non poteva passare altrimenti, perché ogni notte e ogni giorno che passa dovrebbe essere l'inizio e invece è solo la ripetizione.
Se i vigili e i cavalcavia hanno una colpa, a nome di tutti si intende, è quella di non avere creduto nel Capodanno, nella quotidianità del Capodanno e di averlo immiserito nello squallore di una fuga e di un crollo.
Se mai fossero arrivati a Roma, i Magi non avrebbero trovato le strade piene di gente che festeggiava e un palazzo del potere assediato dal malaffare e dalla connivenza con la criminalità. E se fossero passati per quel viadotto, nessuna stella li avrebbe salvati dalla rovina.

 

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