Il binario degli attentati e delle stragi

Il binario degli attentati e delle stragi

27.12.2014 - 11:32

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Qualcuno che non è ardito ricondurre ai No Tav fa saltare nel nodo ferroviario di Bologna le centraline dell’Alta Velocità.I ritardi nel traffico prenatalizio sono pesanti e ancor più pesante è l'effetto psicologico sicuramente messo in conto da chi ha organizzato il guasto. Intanto, la magistratura, nell’ambito di un’operazione denominata Aquila Nera, spicca mandati di arresto nei confronti di un frangia Ordinovista di estrema destra, che stava preparando azioni terroristiche a largo raggio, fra cui anche una riedizione del terribile attentato all’Italicus.
Trenta anni fa, è il caso di ricordare le coincidenze del calendario, il 23 dicembre del 1984, quando su quel treno nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro esplose una bomba che fece quindici morti e centinaia di feriti. Le vacanze e le feste sono storicamente periodi a rischio sulle linee ferroviarie e purtroppo per motivi che non dipendono dal sovraffollamento e dall'aumento del traffico. Sono periodi, infatti, in cui proprio perché tanta gente viaggia, i treni diventano obiettivi privilegiati per chi vuole creare azioni destabilizzanti e clamorose, che spandano insicurezza e paura, mettendo anche in preventivo vittime, come rivelano le intercettazioni fra gli eversori individuati da Aquila Nera.
E' una storia che non comincia oggi. Abbiamo ricordato i trent'anni dell'Italicus. Quattro anni prima, il 2 agosto 1980, ancora alla stazione di Bologna, una bomba esplode nella sala d'aspetto e provoca ottantacinque morti, per i quali vengono condannati esponenti dei Nar, fra i quali anche chi oggi torna in carcere nell'inchiesta Mafia Capitale. Intrecci e ricorrenze. La verità su quei due attentati non è mai stata del tutto chiarita e la storia dei depistaggi rivela quanto nel nostro paese queste vicende siano stratificate di complicità e connivenze. Così come non stupisce il filo che porta uno dei condannati per la strage di Bologna, Massimo Carminati, a diventare il burattinaio - almeno presunto tale, fino a che non ci sia una sentenza che lo condanni - della congrega politico-affaristica che si è incistata a Roma. Assieme ad altri sodali cresciuti come Salvatore Buzzi nel movimento delle cooperative (anche qui ci sarebbe da riflettere su certe traiettorie..). Oggi, arrivano due segnali diversi. I No Tav, con motivazioni di ecologica difesa del territorio e delle popolazioni, alzano il livello dello scontro e spostano la battaglia sul fronte della conflittualità con un intero sistema politico-economico di cui i Treni ad Alta Velocità diventano l'immagine simbolica: velocità, appunto, ricchezza, capitalismo efficiente.. Dalle proteste si è passati agli assalti ai cantieri e adesso agli attentati alle strutture.
Dal canto suo, Aquila Nera rivela l'esistenza di una rete che affonda nel movimentismo che nella topografia politica viene ricondotto all'estrema destra, in particolare a un tentativo di recuperare e rinnovare l'eredità di Ordine Nuovo dichiarato fuorilegge nel 1974 (da cui sulla fine dei Settanta si differenziarono I Nar/Nuclei Armati Rivoluzionari).. Sarebbe facile recuperare il vecchio cliché degli opposti estremismi che tanto fu in voga negli anni Settanta e parte degli Ottanta. Sarebbe facile, ma non aiuterebbe a capire fino in fondo la pianta aggrovigliata su cui generano questi rami oltranzisti e le loro strategie conflittuali con il cosiddetto sistema. Di nuovo c'è anche l'orizzonte della crisi che alimenta il malcontento, la disperazione, la marginalità, mentre sotto il peso delle inchieste sulla corruzione aumenta il deficit di credibilità della politica e la tentazione di generalizzare e di fare di tutta l'erba un fascio. A tirare su un argine, a volte ambiguamente populistico, i leaderismi, quello costruttivo e ottimistico di Renzi, quello di rimessa, per usare un termine calcistico, e di conserva di Berlusconi, il muscolare e trasversale di Salvini, che si alimenta anche dell'appannamento del grillismo, incapace di gestire il dentro/fuori fra istituzioni e movimento. Di certo, i due segnali ci dicono di frange estreme che variamente si innestano su movimentismi ora visibili e collettivi, ora oscuri ed élitari. E la loro emergenza si rivela direttamente proporzionale non tanto e non solo alla debolezza dello Stato, quanto alla percezione frustrata e perfino di indifferenza che gli viene associata. Così, non è un paradosso che chi fu coinvolto negli attentati di trent'anni fa oggi riappaia in quella "terra di mezzo" che aspira (con risultati che sono sotto gli occhi di tutti..) a controllare il rapporto tra politica, economia e società. Fili che si riannodano e si riconvertono, mentre si espande la galassia del malcontento e si ripropone la contraddizione delle utopie e dei buoni propositi (quando non sono strumentalizzati..) che per affermarsi devono distruggere e uccidere.

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