Sei un politico, te ne devi annà

Sei un politico, te ne devi annà

19.11.2014 - 13:47

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“Te ne devi annà.. sei un esponente politico”. La senatrice Paola Taverna dei Cinque Stelle non è un politico qualunque, almeno così lei pensa, va a Tor Sapienza per solidarizzare con i cittadini emarginati delle periferie romane e sottoposti al degrado ambientale, sociale e culturale. E i cittadini - almeno alcuni - la respingono alzando la voce, come accade sempre più spesso di questi tempi non particolarmente vocati alla conciliazione. Non accettano l’intrusione di chi viene percepito come un’alterità assoluta rispetto ai problemi drammatici della quotidianità e assunto per questo nella categoria del “politico”. La senatrice Taverna, le va dato atto, urla in faccia ai contestatori che stanno sbagliando bersaglio, lei non appartiene alla nomenclatura, anzi è espressione del movimento che ha fatto dell'anti-politica l'insegna della propria lotta, dentro e fuori dalle istituzioni. La accusano di “accattonaggio dei voti”, di “fare campagna elettorale” e la bollano con la massima delle offese, perché la assimilano al nemico giurato dei Cinque Stelle, la politica e i politici. Lei rintuzza con decisione, si difende contrattaccando a brutto muso: “Non so’ un politico.. non dovete fa così.. non funziona così”. Insomma, un paradosso sguaiato che vede contrapposte la rabbia degli esclusi e la rabbia di chi vorrebbe prenderne le parti e si ritrova con la porta sbattuta in faccia. Un paradosso che segnala forse una contraddizione del Movimento di Grillo, ma che è un segnale più largo di una contraddizione montante. Anzitutto, un contrappasso. Un movimento che si trova ad essere scavalcato da un altro movimento, composito, confuso, in fusione come avrebbe detto Jean-Paul Sartre e, dunque, molto restio a canalizzarsi e a darsi gerarchie, e comunque indisponibile a distinguere, a misurare le differenze e portato a generalizzare facendo di ogni erba un fascio. La rabbia è la rabbia e quando parte non sottilizza (anche se dentro ci sta magari chi ha interesse a cavalcare quella deriva e a strumentalizzarla..). Tor Sapienza contro la politica e contro tutti quelli che ne fanno parte, tutti in un circolo vizioso che mette insieme partiti, istituzioni, Stato. Dimenticati nell'ultima frontiera della periferia, privati di un minimo di servizi e di infrastrutture, quei cittadini di seconda, anzi terza classe, si ribellano e gridano tutto il loro livore contro chi viene accusato di averli ridotti in quello stato. La politica, appunto. Il fatto è che viviamo in un Paese in cui la forbice tra società e istituzioni si allarga e in cui si vanno formando cerchie di privilegiati e masse sempre più larghe di diseredati, rispetto ai quali la politica non trova un linguaggio per comunicare e, anzi, si rinchiude in se stessa come una cittadella percepita a difesa di interessi e affari, tanto più in luoghi che si sono formati per semplice espulsione dal contesto urbano, senza una pianificazione e un’attenzione che guardasse al lungo periodo, che si facesse carico dei problemi e delle mancanze che la marginalità porta con sé.
Nel grido della Taverna c’è l’impotenza rabbiosa di chi non riesce a comunicare la propria diversità e la vede diluita nella palude generalizzata dell’esecrata politica. E a nulla vale protestare la differenza e chiedere un dialogo. Un po’ per l’ambiguità costitutiva di un movimento di lotta e non ancora di governo, nelle piazze e a Montecitorio, spesso confondendo fra i due livelli - e con l’irrisolto problema di una leadership indecisa tra il dominus Grillo (e Casaleggio) e la community della rete - un po’ perché le tensioni che stiamo attraversando radicalizzano il dissenso in scontro frontale, con la tentazione che prende il cittadino escluso a farsi giustizia da sé, e a risolvere in via di fatto un problema. Come hanno fatto a Tor Sapienza, dove hanno dato l'assalto al centro degli immigrati. Poveri contro poveri, disperazione contro disperazione. Nella storia il potere ha spesso dimostrato di saper cavalcare queste contraddizioni. La curva in cui stiamo è però nuova e per certi versi sconosciuta. Segnali di smottamento arrivano dai punti più diversi e riuniscono in una stesso perimetro vociante gli alluvionati, gli operai buttati fuori dalle fabbriche, gli esodati, gli immigrati, i giovani disoccupati e gli anziani pensionati.. E’ una massa informe e mutante che si ingrossa e ogni giorno si manifesta con una faccia nuova. E la politica (anche nella sua versione anti) mi ricorda i rivoluzionari illuminati di Napoli che nel 1799 vennero massacrati dalla plebe abbandonata ai suoi istinti (e protetta al largo dai cannoni della flotta inglese). Quel popolo che avrebbe dovuto sostenerli e realizzare con loro il trionfo della ragione, semplicemente non capiva le loro parole - libertà, uguaglianza... - e ne fece strame.
guidobarlozzetti@tin.it

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