Paese mio che stai su Facebook

Paese mio che stai su Facebook

05.11.2014 - 11:45

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Un miliardo e trecento milioni di abitanti. Quanti la Cina e più dell'India. Un'immensa comunità che non è raccolta nei confini di uno Stato, ma vive nel reticolato senza fine di Facebook. Il social network che ogni giorno che passa, cresce come una piovra che moltiplica i tentacoli e le connessioni e festeggia il record della sua popolazione. Un'altra carta geografica, trasversale a quella politica, economica e storica. Chiunque vi può entrare, basta registrarsi e cominciare un rituale quotidiano di amicizie da accettare, messaggi da inviare, pagine da alimentare, profili personali da costruire e arricchire. A Facebook non sfugge nulla, sulla sua piazza tutti possono incontrarsi e, anzi, il meccanismo può diventare un'ossessione esponenziale scandita dal progress del numero delle amicizie e da una password universale che non ha alternative. Mi piace. Facebook è ecumenico, non ammette il dissenso, o meglio te lo consente, ma solo come alternativa a quella immediata di un'adesione senza se e senza ma. Girano molte statistiche sulle ore che il popolo social passa applicato in questa sfera fatta di contatti e interlocuzioni. Di certo, è un mondo affatto particolare dove tutto rischia di diventare immediatamente pubblico e il bisogno di raccontarsi, che nel nostro tempo sta diventando irresistibile e universale, tende a diventare un diario quotidiano in cui ciascuno mette quello che si sente di mettere e lo offre alla comunità degli amici che a loro volta interagiscono, replicano, condividono, consigliano..
L'impressione è che sei su una soglia. Sta a te oltrepassarla e decidere quanto addentrarti. Lo puoi fare con la sicumera di chi pensa che tanto non ci casco, oppure ti puoi far prendere dal dispositivo che è costruito per accoglierti, titillare il tuo narcisismo, colmare il vuoto di identità e di relazioni. Facebook non è solo un mezzo, è un luogo dove i buchi del mondo e della vita di ognuno trovano un modo per essere affrontati e ricondotti a una pratica e a un sistema di rapporti. E non ci sono confini. Chiunque può parlare con chiunque, crearsi la sua comunità, stretta o larga che sia. Comodamente seduti a casa, nello studio o nella cameretta, appoggiati alla spalliera del letto, si apre questa fessura nella quotidianità che la spalanca su un qui-e-ora parallelo, disponibile e rassicurante, con lo strumento magico della tastiera che consente di aprire e chiudere, scandagliare, catalogare, cercare, trovare e ritrovare.. Altro che il vicinato di una volta! Anche la televisione fa la figura di un elettrodomestico antelucano con i suoi palinsesti, i programmi, le telefonate, i sondaggi.. A Menlo Park, la capitale del regno, però, non sono contenti e meditano di fare un passo in avanti. In effetti, non c'è da stupirsi, tutto questo ben di Dio tra le mani e non lo sfruttiamo? Li lasciamo giocare questo miliardo e trecento milioni di soci e non proviamo a dargli qualcosa in più, che potrebbe essere anche un valore aggiunto incredibile per i conti dell'azienda di Jerry Zuckerberg? Il monarca Jerry in effetti non sembra più tanto interessato alla dimensione social. Ha permesso di aprire la pista e scoprire il continente, ha creato una moltitudine di affezionati, ma adesso non basta. Facebook come uno Stato che si rispetti deve prendersi cura dei suoi abitanti e offrire servizi a più non posso, che consentano a chiunque di assolvere a tante incombenze quotidiane e di accedere alle informazioni e alle conoscenze di cui ha bisogno. L'ha detto Jerry: punto uno, Facebook vuol dire connettere e capire il mondo, punto due, Facebook vuol dire costruire un'economia del sapere a partire dal punto uno. Il segreto è sempre lo stesso che ha guidato l'espansione dell'industria culturale o del sistema della comunicazione o della civiltà dei consumi, chiamatelo con il nome che volete: fare in modo che l'utente desideri quello che gli viene offerto, incastrarsi nei suoi bisogni in punta di piedi, trasformare una risposta nella domanda di ciascuno e sparire nell'interazione che il dispositivo consente e nella libertà che mette a disposizione. Tutto molto sottile e sfuggente. Libertà, consenso, controllo.. Una realtà in cui non c'è alto e basso, sopra e sotto, comando e obbedienza, trascendente e immanente come ai tempi della metafisica. No, ci sono solo io alle prese con la bolla diveniente di me stesso, dei miei rapporti, delle mie esigenze. Io e un miliardo e trecento milioni di altri come me. Grazie Jerry.

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