L’epifania di Kim Jong-un

L’epifania di Kim Jong-un

15.10.2014 - 18:38

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E' riapparso. Dopo quaranta giorni, Kim Jong-un è tornato a farsi vedere in pubblico. Kim, per chi non frequenta l’Estremo Oriente, è il dittatore che governa la Corea del Nord. Ultimo baluardo di un comunismo paradossale che dal 1946 ha messo un paese nelle mani della stessa famiglia, a cominciare dal capostipite, il venerato Kim il Sung.
Il rampollo che comanda da tre anni era sparito e, in un regime che controlla i media come cosa nostra, la prolungata assenza di notizie sulla sorte del leader aveva partorito le ipotesi più varie. Problemi fisici? Una malattia grave? Una perturbazione intestina nei rapporti familiari, visto che con una sorella le cose non dovrebbero andare benissimo? Non è dato sapere. Possiamo solo rifarci a quello che ci hanno fatto vedere. Kim è tornato. Sempre rotondo, sorridente e vestito di nero cammina appoggiato ad un bastone, e qui giù con le interpretazioni, un’operazione alla caviglia? A tutte e due? O un attacco di gotta presumibilmente legato all'alimentazione sciagurata di un ghiottone? Cammina, visita un distretto residenziale, del quale sarebbe rimasto assai soddisfatto, e poi va all'Istituto Nazionale per l'Energia Naturale. Infine, si mette in posa davanti a una statua del nonno, e qui la soddisfazione raggiunge il massimo. Un attento studio delle immagini fruga anche nella corte che lo accompagna e scopre generali e generalissimi, fedeli e fedelissimi. E cerca di capire se la nomenklatura è rimasta la stessa o ha subito variazioni. Un po' come si faceva con il Soviet del Pcus in occasione della grande parata che ricordava l'anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.

Siamo finalmente tranquilli. Kim assomiglia molto al suo paese, nel senso che di lui non sappiamo quasi nulla, come anche dell'apparato che lo mette in copertina. La Corea del Nord è un paese sigillato e blindato, con turismo contingentato e un mistero sulle condizioni economico-sociali, che proprio l'assenza di dati fa pensare pessime, di contro al fastoso cerimoniale con cui si presenta il presidente, le folle plaudenti, le bandierine al vento, i bambini che cantano. Storie antiche, le dittature fanno così. Zero notizie, o solo quelle che servono, e teatrini costruiti per rassicurare. Poi, se la gente muore di fame o viene gettata in carcere alla prima forma di dissenso..
Nella Corea del Nord è così da quasi settant'anni. Vediamo il corpo di un leader che trasmuta da una generazione all'altra, nonno, padre, figlio, in un immutabile rituale. Una visibilità sorvegliata e controllata nel minimo dettaglio, senza fessure, spifferi, incidenti di percorso, imprevisti. Niente di niente, il Leader è il Leader, una tautologia che fa corpo con la sua immagine e non può tollerare crepe e fremiti. Solo sorrisi, l'immagine di un'autorità monolitica e di un pattuglione compatto e reverente alle sue spalle.
La domanda è quanto questa carta da parati potrà ancora resistere e quanto ci vorrà perché si strappi da sola, imploda su se stessa, o qualcuno senza più pazienza decida di dare uno scrollone e di tirarla giù. Domanda a cui è difficile rispondere, anche perché la Corea del Nord fa parte dello stretto club dei paesi che detengono le armi atomiche e quindi sui pensieri di Kim si può anche ironizzare, ma fino a un certo punto. In ogni caso, assistiamo ancora una volta a una cerimonia del potere e, in questo senso, dovremmo ringraziare il dittatore perché ci offre un laboratorio prezioso per vedere come si intrecciano fra di loro un potere assoluto, il corpo del leader e l’immagine che deve veicolare. Autorità, consenso, obbedienza, guida impareggiabile e insostituibile, l’Uno che rappresenta tutti gli altri che, a parte il cerchio luminoso che lo circonda, devono restare invisibili. Non vediamo una realtà, ma la stilizzazione di un rito, dove tutto è finto, nel senso che è pianificato per essere quello che deve essere. Un maquillage straordinario che ha come contraltare una gigantesca rimozione. Della gente, della vita, dell'aria... e naturalmente di qualunque problema, perché i problemi non devono apparire e se non appaiono non esistono. Un teorema infallibile che costruisce un regime come una serie televisiva. Solo che in questo caso abbiamo una sequela di momenti pubblici, visite, parate, discorsi interminabili, tutto sorrisi, come una Barbie immodificabile, messa lì per cancellare ogni ansia e paura, interrotti dalla dissolvenza di un intervallo. Che non deve essere troppo lungo, altrimenti cominciamo a preoccuparci. Kim la prossima volta non ci fare aspettare troppo.

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