michele cucuzza bianco e nero

L’omofobia fa scuola

02.10.2015 - 11:54

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Chi ha detto che non ci sia un modo per sottrarsi alle discriminazioni omofobe, soprattutto in un'età delicata come l'adolescenza, quando - come sembra sia capitato in una scuola di Monza - oltre al bullismo dei coetanei si finisce per subire l’incomprensione e a quanto pare anche le vessazioni degli educatori? Certo, è tutt’altro che facile, quando si è giovani, e si va incontro a discriminazioni, intolleranza, mancanza di rispetto (se non direttamente pestaggi) reagire e non arrendersi, non lasciarsi dominare dalla paura, non rinchiudersi nell’isolamento, non sentirsi in colpa, non ricorrere addirittura a gesti estremi, soprattutto in un paese come il nostro che non è ancora riuscito a approvare una legge contro l’omofobia, e neppure sulle unioni civili, malgrado le ripetute sollecitazioni dell’Europa e la stessa Costituzione che sancisce l’eguaglianza senza distinzioni. Grazie al cielo ci sono organizzazioni di volontari, cui collaborano gratuitamente professionisti e specialisti, che riescono a fare un notevole lavoro di supplenza. Per esempio, a Roma (ma interviene in tutta Italia) c’è la Gay Help Line, con il numero verde 800713713. Fabrizio Marrazzo, responsabile legale, racconta di 20mila contatti all’anno. Molte le discriminazioni e purtroppo anche le aggressioni fisiche (l’ultima tre giorni fa a Primavalle, Roma) ma anche parecchie decine di storie di successi: “oltre ai ragazzi vittime di omofobia, ci chiamano i loro amici preoccupati, genitori sensibili e professori dalla mentalità aperta. Ed è proprio grazie ai docenti più in gamba, quelli che infrangono le chiusure a riccio di licei e istituti, che i nostri educatori e formatori riescono a intervenire - all'’interno della scuola - tra gli studenti. Ragioniamo insieme, portiamo testimonianze di adolescenti di altri istituti o di ex allievi di quella stessa scuola discriminati per il loro orientamento sessuale, trasformiamo - anche con l’aiuto di video - chi è stato vittima di bullismo in ‘lanterne’ che possano aiutarci a scoprire e risolvere altre storie di omofobia, in quella e in altre scuole, perché compagni e professori capiscano”. Esperimenti che Marrazzo ritiene possano diventare consuetudine e per questo ne ha chiesto al ministero dell’Istruzione l’adozione in 80 scuole: “anche se le resistenze rimangono forti. Per ora, solo in un terzo delle scuole in cui sappiamo esserci casi di bullismo omofobo, viene accolta la nostra richiesta di collaborazione. Troppe volte i docenti impreparati, invece di affrontare il gruppo bullista, si convincono che il problema sia rappresentato dal ragazzo gay. Il pregiudizio resiste: la tendenza sessuale di un singolo rischierebbe di contagiare gli altri, come se si trattasse dell’ebola. Un’assurdità oltre che una discriminazione inaccettabile, motivata a volte con il timore di doversi scontrare con la mentalità retrograda di padri e madri degli eterosessuali. Al contrario, quando viene fuori un ‘caso’, sarebbe meglio che insegnanti e educatori, dopo aver parlato separatamente con il giovane coinvolto, affrontassero in classe il tema degli orientamenti sessuali, allo scopo di isolare e superare i luoghi comuni. La nostra collaborazione, nelle scuole dove è stata possibile, è servita a questo”. Per farsi conoscere sempre di più e dare una mano a chi è in difficoltà, la Gay help line fa campagne su social media e canali televisivi visti dai più giovani come MTV: “purtroppo fuori dalle scuole non è che le cose vadano migliorando. C’è una corrente di opinione che soffia sul fuoco, alimentando la paura dei gay e delle lesbiche, l’ostilità contro l’inesistente ‘teoria del gender’ a scapito dell’educazione all’affettività e del rispetto delle differenze. La politica prima promette, poi si blocca nel timore che queste campagne si traducano in contestazioni elettorali: a vincere è l’immobilismo. A farne le spese, i ragazzi gay ingiustamente colpevolizzati dai pregiudizi”.

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